Transizione

Investire sull’innovazione per raggiungere gli obiettivi ambientali

di Luigi Paganetto

(lukbar - stock.adobe.com)

3' di lettura

Le Nazioni Unite hanno affermato nel loro recente Energy Transition Report (2021) che la transizione energetica non può essere graduale

Ma bisogna impegnarsi in una revisione totale del sistema attuale e un rapido miglioramento di tutte le tecnologie disponibili per portare innovazione nel futuro.

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È riconosciuto che le politiche economiche sulla transizione energetica non hanno, ad oggi, l’innovazione al loro centro. L’International Energy Agency nel suo Report del 2021 ha messo in evidenza che la transizione verso una energia pulita necessita di progressi più rapidi. Le tecnologie oggigiorno disponibili sul mercato non sono sufficienti ai fini di una transizione totale verso una energia pulita, una politica di zero emissioni. Sul piano della competizione internazionale è importante che l’Europa mantenga il suo vantaggio competitivo nelle diverse tipologie tecnologiche assicurandosi quote di mercato diversamente da quanto è accaduto per il fotovoltaico solare. Investire nella rete energetica intelligente è una priorità per una politica sostenibile.

Mentre l’Europa è ben posizionata per ciò che riguarda le tecnologie green, la sua posizione sull’utilizzo del digitale in materia di energia è meno incoraggiante. La percentuale di digitalizzazione e innovazione delle aziende europee è minore rispetto a quelle delle loro controparti americane.

Un aspetto decisivo della sfida climatica è quello dei tempi in cui si realizzerà la transizione energetica. I programmi Ue prevedono di qui al 2035 la riduzione del 55% delle emissioni di CO2 per arrivare alla carbon neutrality nel 2050. Per farlo occorre intervenire sia sulla produzione di energia che sui suoi usi.

Nel nostro Paese il 25% delle emissioni di CO2 viene dalla produzione di energia, il 24% dai trasporti, il 12% dal residenziale, il 20% dall’industria, il 7% dall’agricoltura e allevamento, l’11% da rifiuti e servizi.

Va tenuto presente che la quota di CO2 da trasporti è rappresentata per quasi il 90% dal trasporto su strada ragione per la quale hanno così grande importanza i veicoli elettrici.

Il miglioramento dell’efficienza energetica è principalmente collegato al residenziale dove la riduzione potenziale della CO2 è largamente dipendente da interventi di efficienza energetica come quella del bonus del 110 per cento.

Il piano del governo italiano di produrre entro il 2030 il 70/72% di energia elettrica con le rinnovabili, soprattutto da vento e fotovoltaico, è allo stesso tempo ambizioso e coerente con le linee guida europee.

Che ci sia una forte esigenza di far crescere le rinnovabili lo dimostra anche la recente vicenda degli aumenti del prezzo del gas perché è proprio al gas che è legata gran parte della nostra produzione di energia elettrica.

L’Italia ha conseguito nel corso degli ultimi anni una crescita media di meno di un 1 GW all’anno nelle energie rinnovabili e ciò significa una crescita annuale dello 0,8 per cento. A questo ritmo il nostro obiettivo entro il 2030 non verrebbe raggiunto. I tempi per l’investimento sulle rinnovabili devono essere dunque ben diversi da quelli degli ultimi anni come d’altronde risulta dai programmi del governo. Il tema delle autorizzazioni è particolarmente delicato visto l’impatto sul territorio.

La priorità, in termini di tempi, è quella di adottare nuove procedure amministrative, come quelle previste dal Pnrr.

L’altra grande questione è l’“efficienza energetica prima di tutto” dell’Unione europea. Secondo gli ultimi dati disponibili (2017), l’Europa è un campione nel dissociare l’economia dall’utilizzo di energia. L’Italia a sua volta è un campione in Europa e vanta l’intensità energetica più bassa rispetto agli Stati Uniti e alla Cina.

L’efficienza energetica è una priorità nelle politiche inerenti al clima che puntano verso un sostanziale aumento dell’elettrificazione degli usi finali dell’energia e la trasmissione e distribuzione dell’energia attraverso la rete elettrica intelligente. È necessario impegnarsi sulle cosiddette “attività abilitanti” per raggiungere la riduzione di emissioni, nonostante esse agiscano solo indirettamente. Gli investimenti nel ferroviario permettono il passaggio dai combustibili fossili all’elettricità attraverso lo spostamento dal trasporto su strada ai treni elettrici.

Va detto infine che gli investimenti in infrastrutture pubbliche contribuiscono nel determinare rendimenti elevati dagli investimenti previsti per la transizione energetica facendo abbassare i costi della transizione verso una energia pulita.

La sfida più grande della transizione ecologica è però quella dei suoi effetti sull’occupazione e l’inclusione sociale.

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