cemento e calcestruzzo

Investiti oltre 110 milioni in 3 anni nelle tecnologie per l’ambiente

L’impegno costante nel miglioramento del processo produttivo ha permesso un taglio delle emissioni

di Marco Morino

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(acnaleksy - stock.adobe.com)

L’impegno costante nel miglioramento del processo produttivo ha permesso un taglio delle emissioni


2' di lettura

Oltre 110 milioni di euro investiti in tecnologie innovative per il miglioramento continuo dei livelli di sostenibilità degli impianti e per la protezione dei lavoratori nel triennio 2017/2019; 311.615 tonnellate di CO2 non emessa in atmosfera nel 2019 grazie alla biomassa presente in oltre 420mila tonnellate di combustibili di recupero, che hanno permesso anche di ridurre del 20,3% il consumo di energia da fonti fossili. Un dato, quest’ultimo, che riassume il contributo alla decarbonizzazione della filiera italiana del cemento e del calcestruzzo che, da un punto di vista tecnologico, sarebbe pronta a sostenere un tasso di sostituzione calorica di almeno il 50%, avvicinando il nostro Paese alla media europea del 47%.

Sono queste alcune delle considerazioni che emergono dal Rapporto di sostenibilità di Federbeton realizzato sulla base delle informazioni raccolte presso le aziende riunite in Aitec e Atecap, le associazioni dei produttori di cemento e calcestruzzo. Dal Rapporto, che sarà diffuso oggi, emerge infatti che «le potenzialità del comparto in ottica sostenibilità sono più ampie di quanto finora espresse. Affinché queste possano tradursi in reale opportunità è fondamentale procedere con interventi che sblocchino, a livello autorizzativo e burocratico, la transizione verso un grado sempre maggiore di sostenibilità». Infatti, l’utilizzo di combustibili di recupero contenenti biomassa in sostituzione delle fonti fossili, come il Css (Combustibile Solido Secondario), è uno dei principali strumenti a disposizione dell’industria del cemento per ridurre, in tempi brevi e compatibili con gli obiettivi di decarbonizzazione fissati dalla Ue, le proprie emissioni di CO2. Inoltre, l’utilizzo dei rifiuti da costruzione e demolizione come aggregati per la produzione di calcestruzzo strutturale consentirebbe al comparto di impiegare come risorsa materiali altrimenti destinati alla discarica, nel rispetto degli imprescindibili standard di sicurezza. Oggetto di un lungo iter normativo, il Regolamento End of Waste potrebbe aprire una nuova stagione di sostenibilità per tutto il comparto delle costruzioni.

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Dice Roberto Callieri, presidente di Federbeton: «Il dibattito sul Recovery Fund apre a uno scenario del tutto inedito: quello legato alla possibilità di trasformare in chiave sostenibile il sistema economico-produttivo, coinvolgendo anche il patrimonio edilizio e infrastrutturale. Una possibilità che chiama in causa le migliori energie del Paese e a cui sentiamo la responsabilità di concorrere, confermando e rafforzando il nostro impegno ambientale. Riducendo costantemente la propria impronta ambientale e realizzando materiali sempre più intelligenti e green - prosegue Callieri - la filiera del cemento e del calcestruzzo sta mettendo in campo uno sforzo senza precedenti in termini di progettualità, investimenti, energie e professionalità. L’impegno profuso dall’industria, testimoniato dal Rapporto di sostenibilità, non può ancora esprimere la propria piena potenzialità a causa del contesto normativo e culturale. Il permanere di ostacoli burocratici e una percezione viziata da falsi miti - ammonisce il presidente di Federbeton - allontanano l’industria italiana dal panorama e dagli obiettivi europei rendendo più difficile la strada verso la decarbonizzazione».

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