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Investitori accecati dal «pessimismo dell’incredulità»

Le fasi ribassiste sono sempre seguite da fasi rialziste. Queste ultime iniziano in sordina, quando le aspettative del mercato sono basse.

di Ken Fisher

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Le fasi ribassiste sono sempre seguite da fasi rialziste. Queste ultime iniziano in sordina, quando le aspettative del mercato sono basse.


3' di lettura

Il toro continua a correre, ma stando a come la pensano gli osservatori, il rialzo avrà vita breve: la maggior parte dice che il peggio deve ancora arrivare, cita dati economici catastrofici e una potenziale seconda ondata di Covid-19. Potrebbero avere ragione. Nessuno può individuare con esattezza e in tempo reale i punti di minimo dei mercati ribassisti. Tuttavia, per investire in modo efficace, bisogna abbracciare la negatività. I dubbi dominano sempre gli inizi dei mercati Toro. È ciò che definisco il «pessimismo dell’incredulità», un fattore alla base di qualunque nuovo ciclo rialzista. Ecco come funziona.

I mercati Orso provocano confusione nella mente degli investitori. Di solito tendono ad avere un inizio graduale per poi continuare la propria discesa prima che si intraveda una grave recessione. Il sentiment del mercato peggiora lentamente. La flessione del mercato azionario accelera successivamente, quando il panico si fa strada e la paura prende il sopravvento. L’attuale flessione di mercato invece è stata la più rapida mai registrata, in quanto i mercati azionari hanno scontato molto velocemente i rischi di una recessione dettata dalle misure di restrizione senza precedenti. La conseguenza del mercato ribassista, ossia quella di alimentare la paura, è tuttavia identica.

La paura fa dimenticare una semplice verità: le fasi ribassiste sono sempre seguite da fasi rialziste. Sempre. Queste ultime tipicamente iniziano in sordina, quando le aspettative del mercato sono così basse che basta davvero poco di non così disastroso per generare sorprese positive. Mentre ciò accade, sono in pochi a crederci. La maggior parte degli osservatori è ossessionata dalle brutte notizie, tanto da interpretare negativamente anche i primi segnali positivi. Prendiamo ad esempio il mercato ribassista del 2007-2009. In pochi avevano creduto negli enormi programmi di stimolo adottati. Quasi tutti credevano che non avrebbero funzionato o che avrebbero provocato un’inflazione incontrollata e una successiva impennata del debito. Perfino di fronte all’inizio della crescita economica mondiale nel 2010, furono in pochi a rallegrarsene. Al contrario, la maggior parte degli osservatori temeva che la ripresa dell’economia potesse indurre le banche centrali a inasprire le politiche monetarie, annullando il rialzo. Chiunque parlasse di segnali incoraggianti veniva liquidato come un idiota ottimista.

Il «pessimismo dell’incredulità» sta prendendo piede proprio ora. Le notizie del rallentamento della diffusione del Covid-19 vengono oscurate dal timore di nuove ondate dell’epidemia. E la ripresa dei listini? Liquidata come un picco glicemico delle banche centrali. Secondo gli osservatori, le risposte delle misure fiscali a livello mondiale si tradurranno in un’imminente impennata del debito. I primi a risentirne saranno i dati economici: naturalmente la disoccupazione aumenterà vertiginosamente, le vendite al dettaglio e la produzione industriale crolleranno e il Pil scenderà ai minimi storici. La maggior parte degli esperti sostiene che i mercati toccheranno nuovamente i minimi di marzo, se non peggio.

Queste paure reali, ma ampiamente diffuse, deprimono inesorabilmente le aspettative e questo è un fattore rialzista. Consideriamo l’economia. Se quasi tutti si aspettano un disastro, allora un esito leggermente “meno terribile” può far impennare i mercati azionari. Dopo il minimo toccato a marzo 2009, abbiamo dovuto attendere il terzo trimestre perché la crescita del Pil italiano tornasse positiva. Il picco della disoccupazione è stato raggiunto quasi dopo un anno. Ma a fine giugno Piazza Affari aveva riguadagnato il 56,5%. Anche le azioni statunitensi avevano registrato un deciso recupero ben prima della ripresa della crescita e del picco di disoccupazione.

Lo stesso vale per un’eventuale seconda ondata di Covid. Naturalmente, il ritorno del virus potrebbe essere grave. Ma il punto della questione è: sarebbe peggiore di quanto si teme? Può essere. Ma se il «pessimismo dell’incredulità» continuerà a minare senza pietà il sentiment a priori, potrebbe volerci veramente tanto. Non possiamo sapere con certezza se la nuova fase rialzista è già in atto, ma i mercati azionari non aspettano mai il segnale di via libera. Lo fanno già fin troppi investitori che si lasciano sfuggire le notevoli opportunità di guadagno iniziali accecati dal «pessimismo dell’incredulità». Non seguite il loro esempio.

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