i mercati e il nuovo governo

Investitori cauti sull’Italia, ora la tregua passa alla prova dei fatti

di Morya Longo


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(Italy Photo Press)

4' di lettura

Il sollievo in Borsa e sul mercato dei titoli di Stato non deve trarre in inganno. Per evitare che la turbolenza finanziaria si ripresenti in futuro, il nuovo Governo dovrà con i fatti conquistarsi la fiducia dei mercati. La maggiore calma su spread e azioni di questi ultimi giorni nasce infatti dalla percezione degli investitori che l’Italia abbia scampato prima il pericolo di un Governo spiccatamente euroscettico e poi quello ancora maggiore di elezioni anticipate con una forte retorica no-euro in campagna elettorale. L’Esecutivo Conte/2, rispetto alla prima versione con Paolo Savona all’Economia, appare infatti agli investitori leggermente più moderato. A torto o ragione, questa è la percezione diffusa.

E la dichiarazione ai giornalisti del neoministro dell’Economia Giovanni Tria («Nessuna forza politica vuole l’Italia fuori dall’euro») l’ha rafforzata. Per questo il mercato si è calmato. Ma non del tutto: restano infatti molti dubbi e incertezze sul futuro. Gli investitori internazionali sono cauti. Non spaventati. Non aprioristicamente negativi sul cosiddetto «Governo del cambiamento». Ma cauti: questo sì. Con una certa dose di scetticismo. Tutto questo traspare dalle loro dichiarazioni, sia quelle pubbliche sia quelle raccolte dal Sole 24 Ore tra alcuni dei maggiori investitori mondiali.

Il sollievo di oggi

Pimco, società che gestisce masse per 1.700 miliardi di dollari, si definisce proprio così: cauta. E lievemente sottopesata sull’Italia. «Il Governo attuale appare leggermente più moderato rispetto alla versione precedente. Per di più abbiamo evitato elezioni incerte che si preannunciavano con una forte dose di populismo - osserva Nicola Mai, responsabile analisi macroeconomica dei Paesi sovrani europei e membro del comitato di investimento di Pimco -. Ma da qui a dire che la crisi sia passata ne passa». «Crediamo che il Governo attuale sia leggermente migliore (parola testuale: «better», ndr) di quello ipotizzato in precedenza - scrivono anche gli economisti della banca inglese Barclays -. Detto questo, non pensiamo che il premio sui titoli di Stato per il rischio politico possa venire smontato interamente». «Guardando al futuro riteniamo che la situazione rimanga fluida - aggiunge Andrea Iannelli, investment director obbligazionario di Fidelity International, società con masse da 350 miliardi di dollari -. Sarà dunque necessario monitorare le politiche che saranno effettivamente implementate dal nuovo Esecutivo».

I dubbi sul domani

E proprio questo è il tema che crea incertezza in tutti i report e in tutti i commenti di investitori, economisti e strategist internazionali. Da buoni tedeschi, pongono l’accento sui conti pubblici con una certa enfasi gli economisti di Commerzbank. «Potrà il nuovo Governo realizzare i programmi fiscali promessi? - si chiedono -. La Costituzione italiana richiede disciplina di bilancio, ma ci sono considerevoli margini di interpretazione. Per questo crediamo che il deficit sia destinato a salire oltre il 3% del Pil». Fino a un massimo - calcolano - dell’8%.

Sullo stesso tenore un altro tedesco, Holger Schmieding, chief economist di Berenberg Bank: «Naturalmente avere un Governo non risolve i problemi dell’Italia - scrive in una nota -. Se il nuovo Esecutivo dovesse aumentare il deficit, ridurre l’età pensionabile ed emettere mini-BoT come se fossero mini-valute parallele, l’economia del Paese potrebbe soffrire». E proprio questo - secondo Nicola Mai di Pimco - è il motivo per cui prima o poi potrebbe ripresentarsi il rischio di elezioni anticipate: «I programmi fiscali dei due partiti messi insieme sono irrealizzabili - osserva -. Il Governo dovrà trovare compromessi enormi, e questo aumenterà i contrasti all’interno della coalizione gialloverde».

Il tabù dell’euro

Ma il vero motivo di preoccupazione tra gli investitori, oggi sedato notevolmente come dimostra il rally di Borsa e bond, è quello che nei giorni scorsi aveva mandato in tilt il mercato: l’eventualità - pur remota - che l’Italia voglia abbandonare la moneta unica. La smentita di ieri sera di Tria manda ancora più in soffitta questa ipotesi. Anche Carlo Messina, Ceo di Intesa Sanpaolo, ieri ha assicurato all’«Handesblatt» che il futuro dell’Italia è in Europa. Ma nella testa degli operatori il tarlo resta. «Il mercato prezzava questa ipotesi con una probabilità del 30-40% nei giorni in cui lo spread ha superato i 300 punti base - osserva Foglia -. Oggi tutti tirano un sospiro di sollievo, dato che i propositi del Governo si sono fatti più ragionevoli». Eppure questo spettro continua ad aleggiare nei report degli analisti. Per un motivo che - con parole diverse - in tanti sottilineano: un programma così “rivoluzionario” rispetto alle regole europee potrebbe portare a uno scontro con Bruxelles e far tornare d’attualità la famigerata Italexit.

È esattamente quanto scrive Nicholas Wall, gestore del fondo OMGI: «Crediamo che ci sia una possibilità molto bassa che l’Italia abbandoni l’Eurozona, ma il rischio che una serie di eventi sfortunati possano condurre a una Italexit accidentalmente è aumentato». Parole più caute da Matteo Ramenghi, chief investment officer di Ubs Wm Italy, ma il senso è simile: «La ipotizzata politica fiscale espansiva e l’approccio più duro con l’Europa in tema di immigrazione potrebbe creare frizioni con Bruxelles - osserva -. I titoli italiani continueranno a prezzare questa incertezza».

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