ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùSurvey Mercer

Investitori istituzionali italiani, poco sostegno all'economia reale

di Maximilian Cellino


default onloading pic

2' di lettura

Un processo di investimento sempre più professionale, diversificato e orientato a una gestione prudenziale del rischio, ma che offre un sostegno limitato all'economia reale del Paese rispetto a quanto avviene nel resto d'Europa. Questa la fotografia degli investitori istituzionali italiani - casse di previdenza, fondi pensione e fondazioni bancarie - scattata attraverso la lente della Mercer European Asset Survey. L'indagine, giunta alla 17esima edizione, ha coinvolto 876 portafogli europei rappresentativi di 12 Paesi per oltre 1000 miliardi di euro di attività, l'8% dei quali residenti in Italia, e sarà presentata domani a Roma in occasione del convegno «Osservatorio sulle politiche di investimento degli investitori istituzionali».

IL CONFRONTO CON L’EUROPA

La distribuzione degli investimenti dei fondi pensione. Dati in %. Fonte: Mercer

IL CONFRONTO CON L’EUROPA

Sul finanziamento nell'economia reale le cifre sono evidenti, dato che i fondi pensione italiani investono infatti appena il 7% in azioni del proprio Paese, contro il 12% della media europea e punte del 30% in Belgio. Gli aspetti della questione sono molteplici: premesso che i soggetti analizzati non hanno come obiettivo fare sviluppo di impresa, ma offrire prestazioni previdenziali, l'a.d. di Mercer Italia, Marco Valerio Morelli, nota come nel nostro Paese siano limitate le occasioni di investimento e vi sia al tempo stesso una sorta di deficit culturale da parte degli stessi investitori.

«In Italia esistono poche vere public company, dato che le aziende quotate hanno quasi sempre un azionista di riferimento rappresentato dallo Stato o da grandi gruppi famigliari alle cui decisioni si è soggetti», ha spiegato Morelli, presentando ieri a Milano l'indagine e ricordando dall'altro lato come negli stessi soggetti istituzionali «manchi quella cultura che spinga per esempio a impiegare denaro in aziende senza al tempo stesso richiedere necessariamente un posto nei Cda, ma esercitando il ruolo di puro investitore». A completare il panorama è la scarsa propensione nell'investire in Pmi, la cui presenza sul mercato (limitata ad Aim Italia) resta però rarefatta.

Nel complesso, il quadro che esce dall'indagine Mercer sui portafogli degli istituzionali italiani appare confortante, con una composizione bilanciata che (considerando anche casse di previdenza e fondazioni) presenta una componente obbligazionaria preponderante (37%) rispetto a quella azionaria (25%, in linea con l'Europa), la consueta fetta rilevante nell'immobiliare (9%) e un buon livello di diversificazione (24%) negli investimenti alternativi (private debt, obbligazioni emergenti, high yield o absolute return).

Spicca poi l'integrazione sempre più rilevante dei fattori Environmental, Social e Corporate Governance (Esg), considerati nel processo di investimento dall'85% del campione italiano, ben oltre la media europea (55%). «È uno sviluppo positivo per il mercato», ammette Luca De Biasi, wealth business leader di Mercer Italia, che sottolinea come sia «il rischio reputazionale, indicato dal 55% del campione italiano, ad assumere sempre maggiore importanza, anche ben oltre il dato europeo». Attenti nella gestione, ma anche consapevoli delle conseguenze che possono scaturire dal non considerare i fattori Esg: un segnale di maturità per gli istituzionali italiani.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...