cassazione

Invio di foto hard via whatsapp: è violenza sessuale anche se non c’è contatto

Forniti chiarimenti importanti in tempi di sovrautilizzo della rete anche dal punto di vista criminale. Le precedenti pronunce di merito non erano state univoche

di Annarita D'Ambrosio

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Forniti chiarimenti importanti in tempi di sovrautilizzo della rete anche dal punto di vista criminale. Le precedenti pronunce di merito non erano state univoche


2' di lettura

Violenza sessuale anche senza contatto fisico. La pronuncia della Cassazione 25266/2020 emessa l'8 settembre va nella direzione più volte sollecitata dalle associazioni contro la violenza di genere, ovvero il riconoscimento del reato anche nelle ipotesi in cui aggressore e vittima non siano stati fisicamente vicini. Questione annosa, legata ad esempio ad atti purtroppo frequenti come quelli di onanismo sui bus: violenza sessuale tentata secondo le associazioni, anche se non sempre le pronunce dei Tribunali sono andate in questa direzione.

La situazione

Gli atti di autoerotismo fino a 4 anni fa rientravano nell'ipotesi di atti osceni, depenalizzati in parte però dal Dlgs 8/2016. L'atto osceno conserva la propria rilevanza penale solo se commesso all'interno o nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori e se da ciò derivi il pericolo che essi vi assistano. Diversamente, deve ritenersi che il fatto non sia previsto dalla legge come reato (Cassazione sezione penale,10025/2017).

Senza contatto fisico secondo altre interpretazioni potremmo trovarci di fronte ad un atto di molestia, quello che ricorre quando la vittima si trova a dover sopportare comportamenti fastidiosi ed indesiderati da parte di qualcuno (telefonate, apprezzamenti). Nella violenza sessuale invece la vittima subisce veri e propri atti sessuali contro la sua volontà.

La svolta della Cassazione

I giudici di legittimità - come detto - hanno ritenuto sussistere quest'ultima ipotesi in merito alla vicenda trattata nella sentenza 25266/2020, vittima peraltro una minorenne, cui un uomo adulto aveva inviato foto hard, ne aveva ricevuta una da lei di risposta e ne aveva sotto minaccia di pubblicazione richiesto altre. Condannato in primo e secondo grado, l'uomo si era rivolto in Cassazione adducendo come motivazione la mancanza di compimento di un atto sessuale e l'assenza di qualsiasi tipo di incontro con la ragazzina.

Ricorso infondato secondo la Corte che ha chiarito alcuni concetti importanti: la violenza sessuale risultava ben integrata , pur in assenza di contatto fisico, perchè gli atti sessuali coinvolgevano «la corporeità sessuale della persona offesa ed erano finalizzati a compromettere il bene primario della libertà individuale nella prospettiva di soddisfare il proprio istinto sessuale». Inoltre, il Riesame «ha ravvisato i gravi indizi di colpevolezza del reato contestato nell'induzione allo scambio di foto erotiche, nella conversazione sulle pregresse esperienze sessuali ed i gusti erotici, nella crescente minaccia a divulgare in pubblico le chat».

I precedenti

Richiamando la pronuncia 8453/1994 la Corte ha riaffermato che si configura il reato di tentata violenza carnale e non quello di diffamazione aggravata quando si minacci di inviare ai parenti di una donna foto compromettenti scattate in occasione di incontri amorosi con lei precedentemente avuti, costringendola pertanto a nuovi rapporti, non rilevando l'assenza di approccio fisico, in quanto con l'effettuazione della minaccia inizia l'esecuzione materiale del reato.

Anche la sentenza della suprema corte 19033/2013 può essere illuminante: afferma che «nella violenza commessa mediante strumenti telematici di comunicazione a distanza la mancanza di contatto fisico tra l'autore del reato e la vittima non è determinante ai fini del riconoscimento della circostanza attenuante del fatto di minore gravità».


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