Le prospettive del 5G

Inwit: «Al 2023 'tesoretto' da 1 mld, bivio tra remunerazione dei soci e acquisizioni»

L'intervista all'ad Giovanni Ferigo che traccia le linee di sviluppo del business, dalla smart city alle gare al monitoraggio dei viadotti

di Simona Rossitto

Giovanni Ferigo, ad di Inwit

7' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Progetti con Enel nel campo della sensoristica, per prepararsi alle smart city; passi avanti nel campo del monitoraggio infrastrutturale, per controllare le gallerie con i droni, auspicabilmente «entro il 2022»; ruolo importante nel campo del Pnrr per il roll out del 5G e possibilità di partecipare direttamente alle gare per le aree bianchissime. Inwit, società delle torri controllata da Tim e Vodafone, si prepara a un 2022, dice l'ad Giovanni Ferigo, molto sfidante, in vista dell'appuntamento di febbraio prossimo per l'aggiornameno del piano industriale.

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A breve, spiega il manager nell'intervista a DigitEconomy.24 (report del Sole 24 Ore e della Luiss Business School), il gruppo dovrà decidere come usare il 'tesoretto' da un miliardo che sarà disponibile al 2023: bisognerà scegliere tra remunerazione degli azionisti, acquisizioni di towerco all'estero e acquisizioni in business attigui, come società di droni e data center.

Quali prospettive si aprono per Inwit con il Pnrr, ci sono aspetti da migliorare?

Il Pnrr a livello complessivo è un'opportunità che non si vedeva da anni, punterà sull'alfabetizzazione digitale della nazione, facendo diventare il nostro Paese una smart Italy anche grazie al 5G, non solo alla fibra. Il 5G è fondamentale in relazione alla mole di dati da gestire che cresce del 60% su anno. È però da sottolineare un aspetto poco conosciuto: l'80% di questi dati viene generato nell'ambito indoor, che va dunque coperto adeguatamente. Il mio auspicio è, quindi, che siano destinate risorse anche per le location indoor, all'interno delle quali le persone vivono, lavorano e utilizzano molto i device mobili. Noi, solo per fare qualche esempio, abbiamo coperto 30 ospedali, favorendo la connessione tra pazienti, familiari e operatori sanitari durante il Covid. Abbiamo coperto università come le quattro sedi Luiss a Roma o la Federico II a San Giovanni Teduccio (Napoli), stabilimenti industriali come la Philip Morris a Bologna, sedi istituzionali come la Cdp a Roma, il museo Maxxi e, ultimamente in occasione del G20, la Nuvola di Fuksas. A Roma copriremo, a breve, il trentunesimo ospedale. Va comunque registrato con favore che, nel piano Italia 5G, ora in consultazione, il Governo, e il ministro Colao in particolare, hanno previsto l'eventualità di destinare le risorse che residueranno proprio alle coperture indoor.

Avete una stima di quanto servirebbe per le coperture indoor?

Si parla di centinaia di milioni di euro, pensando a strutture come ospedali, università, stazioni ferroviarie. Noi, va ricordato, siamo a servizio dei nostri due principali anchor tenants (Vodafone e Tim) per quanto riguarda il roll out della rete mobile, ma siamo anche neutral host, costruiamo cioè infrastrutture aperte a tutti gli operatori mobili e Fwa (Fixed Wireless Access).

Riscontrate ancora problemi di permissistica? Quanto ci vuole ad oggi per avere i permessi per costruire una torre?

Abbiamo tre tipi di problematiche che rallentano la spinta verso la digitalizzazione del Paese: una è rappresentata dai permessi, nonostante dal fronte governativo e parlamentare ci siano stati molti buoni segnali. In passato, contavano fino a 250 giorni per avere i permessi, poi il decreto Semplificazioni avrebbe potuto consentire un taglio dei tempi di circa il 70%. Purtroppo, alcune importanti norme contenute nel provvedimento non sono state recepite da molti enti locali, anzi a volte sono state contestate e addirittura impugnate. Nonostante ci sia una legge nazionale chiara, siamo ancora quasi al punto di partenza, con casi di attese fino a 250 giorni. I comuni, invece, dovrebbero rendersi conto che nell'infrastrutturazione digitale dei loro territori i vantaggi ci sarebbero anche per loro. Il secondo problema è quello dei limiti elettromagnetici: l'Italia ha la normativa più severa d'Europa, con potenze cento volte più basse di quella tedesca, francese, spagnola o inglese. Ciò vuol dire che non possiamo ottimizzare le infrastrutture esistenti e siamo costretti a costruire torri aggiuntive. In terzo luogo, c'è una cultura digitale sul 5G ancora molto scarsa, a volte vicina a quella dei "No vax". Va invece tenuto presente che il 5G è molto più efficace dal punto di vista di risparmio energetico e consente di ottimizzare proprio la potenza elettromagnetica. Su questi temi abbiamo organizzato diversi webinar e stiamo portando avanti il "tour for 5G", una serie di conferenze di dialogo con gli enti locali ed i territori, che toccherà i 6 comuni più importanti, nei quali riscontriamo alcune difficoltà autorizzative. Lunedì scorso, ad esempio, siamo stati a Napoli per la prima tappa del tour.

Sui limiti elettromagnetici che cosa vi aspettate da parte del Governo?

Quest'estate, con il decreto Semplificazioni, sembrava si potesse arrivare ad una rivisitazione dei limiti, adeguandoli a quanto previsto dalla Raccomandazione europea, recepita dai principali paesi come dicevo prima, ma poi l'adeguamento non è avvenuto. Ora auspichiamo di avere una nuova opportunità, ad esempio nell'ambito della discussione del ddl sulla Concorrenza.E nel campo dei droni state andando avanti con il vostro progetto di diventare base per l'atterraggio? Siamo convinti che le torri possano essere basi per droni sotto i 250 grammi, continueremo con le sperimentazioni. Al momento la regolamentazione del volo dei droni nell'ambito cittadino è in via di definizione, se ne occupa in prima battuta l'Easa, Ente Europeo di Regolamentazione sulla Sicurezza Aerea.

Sul fronte dell'utilizzo delle torri su cosa vi state concentrando?

Le nostre torri sono oltre 22mila, mediamente a 3 chilometri l'una dall'altra, dunque sono anche il posto ideale per attivare tutta la sensoristica in ottica smart city. Su questo fronte stiamo lavorando con le utilities e i comuni per proporci come integratore; lavoriamo anche con Enel, con la quale abbiamo firmato il protocollo d'intesa per studiare il possibile utilizzo delle loro infrastrutture sia per le small cells sia per i sensori. Più in generale con Enel stiamo analizzando come accelerare il percorso di crescita sostenibile del nostro Paese, che riguarda anche la collaborazione nell'IoT, e puntiamo sulla collaborazione tra le due società in ottica green economy. Anche perché, come Inwit ci siamo dati l'obiettivo sfidante di essere, entro il 2025, carbon neutral. Entro il prossimo anno useremo poi solo energia da fonti rinnovabili.

Per quanto riguarda la sensoristica necessaria per le smart city avete già firmato accordi con le municipalità?

Li stiamo facendo, per ora con Enel è stato sottoscritto il mou di cui parlavo, per il resto stiamo dialogando con diverse realtà del territorio.

N el 2022 vedremo qualche smart city pronta?

Me lo auguro, per ora quello delle smart city è talvolta un po' uno slogan. Noi siamo pronti a proporci come integratore e cercare di mettere a posto le tessere del puzzle.

Pensate a città come Roma?

A Roma la nuova Giunta sembra essere particolarmente attiva su questo fronte, noi siamo a disposizione. Ci auguriamo ci possano essere opportunità per sviluppare qualche progetto insieme.

A che punto siete arrivati, invece, sul fronte del monitoraggio infrastrutturale?

Siamo a buon punto. Un gestore autostradale ci ha dato il via libera per sperimentare il monitoraggio dei viadotti, siamo arrivati alla fase finale. Peraltro, il Pnrr punta molto sul monitoraggio delle infrastrutture, un mercato in cui ambiamo a essere i leader assoluti in Italia. Per ora siamo pronti per il monitoraggio della sicurezza di gallerie e viadotti, ma stiamo guardando altri asset simili, preparandoci alle applicazioni del 5G nel mondo dell'automotive, guida autonoma compresa, fino ai droni.

Che tempi si prevedono per vedere realizzato il monitoraggio delle gallerie?

Spero entro la fine del 2022.

Spostandoci sul fronte finanziario, qualche mese fa avete ottenuto un finanziamento della Bei da 250 milioni? Su che cosa punterete?

Il prestito dalla Bei fa parte dell'accelerazione che abbiamo registrato come azienda, dal momento in cui il 31 marzo 2020 siamo nati ci siamo trovati, nel giro di sei mesi, lanciati nel FTSE MIB e nello Stoxx 600. Abbiamo cominciato a farci apprezzare e la Bei ha deciso di finanziare la nostra missione di digitalizzare il Paese con il nostro piano industriale molto sfidante, caratterizzato da 600 milioni di investimenti in tre anni e ritorni interessanti. Ne siamo orgogliosi. Nell'ambito delle towerco siamo l'unica azienda europea a crescita organica, al momento non è prevista la crescita inorganica. Siamo, quindi, concentrati sui nostri Kpi operativi: fare nuovi siti, prepararli per il roll out del 5G, rendere i nostri siti disponibili come neutral host per gli altri operatori mobili e per il Fwa. Il core business è affiancato dai progetti speciali che sono rappresentati, ad esempio, dalle coperture indoor con i Das (Distributed Antenna System).

Che prospettive avete per l'anno in corso e per quello successivo?

Continuiamo un percorso molto positivo, nel terzo trimestre abbiamo registrato una crescita dei ricavi del 6,0%, dell'Ebitda margin del 9,3% con un rapporto sui ricavi che raggiunge il 67%. Stiamo andando molto bene, ci aspettiamo una chiusura di anno altrettanto importante e un 2022 molto sfidante, perché sarà l'anno del roll out del 5G. Peraltro ci troviamo di fronte a progetti del Governo molto interessanti, come 1 gigabit per tutti e 5G everywhere.

Parteciperete alle gare sul 5G?

Non possiamo partecipare direttamente se non nelle aree bianchissime sul 5G dove potremmo fornire delle soluzioni, è in corso la valutazione nell'ambito della consultazione pubblica. Il wireless in queste aree, sempre in chiave neutral host 5G, potrebbe dare una grande mano.

Al 2023 vi troverete con un 'tesoretto' di circa un miliardo, state cominciando a ragionare su come spenderli?

Secondo il piano industriale 2021-23, l'obiettivo è arrivare al 2023 diminuendo la leva del debito, che ora è scesa da 6X al 5,6X. Quindi al 2023 renderemo disponibile circa un miliardo di euro che sarà da utilizzare o per politica di remunerazione dei soci, o, forse, per operazioni inorganiche: ad esempio comprare aziende con business adiacenti al nostro, come aziende di droni, di Iot, di mini data center da mettere alla base delle torri, oppure andare all'estero, dove c'è una competizione agguerrita, e validare l'acquisto di società di torri. È una proposition che potremmo fare al board, al quale spetterà prendere le decisioni opportune, nell'interesse degli azionisti e del mercato. A febbraio prossimo abbiamo, inoltre, in previsione di aggiornare il piano industriale e cominceremo a dire quali ambienti stiamo studiando.

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