INFRASTRUTTURE IN BORSA

Inwit diversifica servizi e clienti. Focus sull’efficienza operativa

di Vittorio Carlini

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5' di lettura

Diversificare servizi e clienti. Poi: continuare, da un lato, a migliorare l’efficienza operativa; e, dall’altro, proseguire nel pressing sulla riduzione dei costi. Ancora: sfruttare la leva dell’evoluzione tecnologica. Sono tra le priorità di Inwit a sostegno del business.

A ben vedere l’attività della società delle torri tlc, controllata al 60% da Tim, nella prima metà del 2018 è stata contraddistinta da numeri in rialzo. I ricavi reported hanno raggiunto 188,9 milioni in salita dell’8,7% rispetto allo stesso periodo del 2017 (+6,4% al netto delle voci non ricorrenti). L’Ebitda e l’utile netto (reported) sono dal canto loro aumentati alla medesima velocità: rispettivamente del 18,7% e 18,8% (+14,4% e 12,1% senza considerare i proventi una tantum). In generale, quindi, la dinamica è al rialzo.

L’evoluzione tecnologica
Al di là dei dati, però, il risparmiatore è interessato a comprendere le mosse aziendali. Un focus, per l’appunto, riguarda lo sviluppo tecnologico. Ad esempio con le “small cell”. Per comprendere la strategia è dapprima necessario analizzare l’evoluzione del settore in cui opera Inwit. Uno dei driver di fondo è la digitalizzazione, con il conseguente incremento del traffico dati (innanzitutto mobile). Il trend, pure in prospettiva del nuovo standard 5G, richiede una maggiore disponibilità di banda e una più articolata copertura di rete. Anche perché, soprattutto in luoghi di grande aggregazione, è facile il rischio di congestione del network di trasmissione. Orbene in un simile contesto, dove peraltro la realizzazione di normali torri o è impossibile oppure diseconomico, la strada intrapresa è la costruzione di più piccole, ma più diffuse, antenne. Per l’appunto: “small cell” (e Das). Si tratta di una tecnologia su cui, come indicato nel piano d’impresa 2018-2020, Inwit punta molto. Il gruppo alla fine dell’esercizio in corso aveva previsto circa 4.000 nuove unità. Si arriverà, invece, a 2.500-3.000. Una frenata che implica dei problemi? La risposta è negativa. Il rallentamento è una scelta dell’azienda. Le “small cell” finora sono mono-operatore. Sul mercato però ci sarà a breve un aggiornamento che, da un lato, consente la funzionalità multi-operatore; e, dall’altro, adegua i terminali alla nuova tecnologia 5G. L’intenzione di Inwit, quindi, è rallentare adesso per poi accelerare nel 2019 con le nuove “small cell”. Una mossa che, dice la società, permette di confermare il target complessivo del piano d’impresa al 2020 di circa 10.000 “small cell” (e Das) installate.

INWIT IN NUMERI

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Il “risk execution”
Ciò detto il risparmiatore articola una considerazione: ogni business plan ha in sé il rischio d’esecuzione. Ebbene: un angolo visuale per analizzarlo può essere proprio quello delle “small cell”. Vale a dire: su questo fronte Inwit è “first mover”. Una condizione di vantaggio ma che implica anche il rischio di realizzare degli investimenti che non diano il ritorno atteso. La società rigetta l’obiezione. Dapprima perché, è la spiegazione, tutte le analisi di mercato indicano che la domanda di “small cell” da parte degli operatori sarà elevata. E poi perché, negli spazi dove ne sarà richiesta l’adozione, il numero delle postazioni adatte o concesse da chi gestisce l’area stessa sarà inevitabilmente limitato. Quindi arrivare per primi è un vantaggio. Le argomentazioni indicate sono plausibili. Tuttavia c’è un rischio aggiuntivo. Cioè: la strada scelta potrebbe non rivelarsi la più efficiente sul fronte tecnologico. Inwit rigetta l’ulteriore dubbio. La società ricorda che le “small cell” sono in parte definite dai laboratori di Tim a Torino universalmente considerati centri d’eccellenza. Inoltre, aggiunge sempre l’azienda, le soluzioni tecnologiche vengono sviluppate in collaborazione con gli operatori. Il che è una garanza riguardo la loro adeguatezza alle esigenze dell’industria di settore. In conclusione Inwit non vede alcun particolare problema sul tema in oggetto.

Ma non sono solo le “small cell”. La crescita, come la stessa diversificazione dei clienti, passa anche dalla realizzazione di nuove torri. L’obiettivo al 2018 è di avere 500 nuovi siti. Allo stato attuale è già stata già raggiunta quota 400. Il target verrà rivisto al rialzo? Rebus sic stantibus Inwit conferma l’obiettivo sul 2018 e quello di circa 700 nuovi siti a fine 2020. Poi: se ci sarà domanda aggiuntiva il gruppo si dice pronto, sempre mantenendo un severo controllo sulla gestione finanziaria, a soddisfare le ulteriori richieste.

Fin qui alcune considerazioni sullo sviluppo della rete. Quali, però, le mosse per diversificare i servizi? Rispetto a questo fronte una novità è la consulenza industriale. Di recente Inwit ha svolto (e svolgerà) quest’attività per Morgan Stanley Infrastructure e Horizon equity partner che hanno acquisito 3.000 antenne tlc in Portogallo. L’operazione sarà replicata? Il gruppo, sottolineando che non c’è intenzione di acquisire società all’estero (e neanche in Italia), risponde che alcune opportunità, fuori dall’Europa, sono sul tavolo.

Dalla consulenza al “backhauling”. Cioè: in linea di massima, il collegamento wireline della torre con la rete dell’operatore. Si tratta, a ben vedere, di un ulteriore modo per ampliare l’offerta dei servizi. La società, in tal senso, vuole arrivare a circa 600 siti collegati nel 2018 e, poi, raggiunte quota intorno a 1.000 nel 2020.

Insomma, Inwit è impegnata nella diversificazione.

Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complicata. Il risparmiatore sottolinea che il focus dell’azienda è il mercato domestico. Cioè un Paese caratterizzato dalla congiuntura debole che può limitare lo sviluppo industriale dell’azienda. Il gruppo non condivide il timore. In primis, è la spiegazione, la crescita del settore non è legata alla dinamica del Pil. Inoltre Inwit afferma che, da un lato, il suo track record mostra la capacità d’incrementare il business; e dall’altro che, anche grazie al trend di fondo del traffico dati, lo spazio per crescere c’è. Infine, ricorda sempre l’azienda, Inwit proprio di recente, attraverso la consulenza, ha iniziato a diversificare l’attività oltreconfine. Quindi sul tema in oggetto non è vista alcun particolare problema. Le considerazioni effettuate sono ragionevoli. Tuttavia può ulteriormente ricordarsi che sussiste un’altro tema. L’elevata concentrazione dei ricavi su un unico contratto: quello con la controllante.

Inwit, anche su questo fronte, non vede problematiche. Al contrario. La società indica che Tim costituisce un’opportunità. Il contratto, della durata di 24 anni e rinegoziabile ogni otto, offre infatti un’ampia visibilità sui ricavi. Ciò detto, aggiunge il gruppo, la diversificazione dei clienti è comunque in atto. Una prova? L’andamento del “Tenancy ratio”, cioè il rapporto tra il numero degli affittuari (operatori di tlc) e quello delle torri tradizionali del gruppo. L’indicatore, sottolinea l’azienda, era l’1,59 al 30/6/2017 e si è assestato all’1,85 il 30 giugno scorso. Un trend che consente al gruppo di confermare l’obiettivo al 2020 del “Tenancy ratio” in crescita a quota 2,1.

Efficienza operativa
Già, in crescita. A ben vedere c’è un altro focus che, invece, è caratterizzato da obiettivi al “ribasso”. Quello sui costi. In particolare gli affitti pagati da Inwit per i terreni in cui insistono le torri. Nel secondo trimestre del 2015 erano stati 38 milioni. Nello stesso periodo del 2018 la cifra, nonostante i nuovi siti e l’incremento delle “small cell”, è scesa a 33 milioni. Un andamento, rientrante nella più ampia ricerca di maggiori efficienze, che costituisce una priorità per lo sviluppo. Quello sviluppo che avverrà anche per via inorganica? Inwit, con riferimento a questo tema e ricordando la costituzione del Comitato strategico, dice di guardare solo alle torri e non alle società che le gestiscono. Per intenderci: se dalla recente operazione su Ei-Tower scaturirà la scelta di dismettere delle torri tlc, Inwit si dice interessata. Nessun coinvolgimento invece, allo stato attuale, rispetto ad eventuali aggregazioni aziendali. Anche perché, conclude Inwit, la situazione è troppo fluida.

Ciò detto quali le prospettive per fine 2018? Il gruppo conferma la stima del rialzo dell’Ebitda ad una bassa doppia cifra percentuale.

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