LE IMPRESE ITALIANE IN TEXAS

«Io, bloccato a Houston con un fiume davanti a casa»

di Luca Orlando

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(Ap)

2' di lettura

«Finora in fabbrica c’è solo un po’ d’acqua all’ingresso e nessun danno. Ma per arrivarci, da qui, servirebbe una barca». Con un fiume alto mezzo metro davanti a casa, per Simone Brevi, uscire per le strade di Houston è impossibile. Solo tra qualche giorno - spiega l’imprenditore - si potranno calcolare i danni effettivi per la sua azienda di valvolame, 40 addetti già da giorni evacuati. «L’impianto per fortuna è quasi vuoto - racconta - perché stavamo aspettando nuovi macchinari, in arrivo a novembre. Due di questi, nuovi di zecca, sono però dentro lo stabilimento. Staremo a vedere».

Pur non essendo il Texas la meta privilegiata degli investimenti italiani negli Usa (appena il 6,6% del totale) sono comunque un centinaio nello stato le aziende con una presenza diretta, in particolare nella componentistica legata all’industria petrolifera e meccanica, o ancora nella chimica. Il colosso dell’area è certamente Mossi e Ghisolfi, che investendo oltre un miliardo di dollari sta costruendo a Corpus Christi il maggiore sito mondiale per produrre Pet. Lavori interrotti ovviamente, a partire dall’annuncio dell’uragano, con una prima ricognizione che sembrerebbe indicare danni minimi. Chiuso anche il quartier generale di Houston, con alcuni dipendenti che riescono tuttavia a lavorare da casa.

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La pioggia continua a non dare tregua e il bilancio per tutti è ancora gioco forza parziale. «Abbiamo nel piazzale un impianto pronto da sette milioni di dollari - spiega Brando Ballerini - e dobbiamo ancora vedere che cosa è successo, teoricamente dovremmo riaprire domani». Per il manager, numero uno di Drillmec America e presidente della Camera di commercio italo americana in Texas, i danni al sito dovrebbero essere limitati, anche se la conta finale è tutta da costruire.

Disagi anche per due siti Lamberti (gruppo del presidente di Federchimica), che ha dovuto mettere in sicurezza le strutture (100 addetti, impegnati nei prodotti per l’industria petrolifera), fermando la produzione in attesa dell’evoluzione degli eventi.

Così come fermi, dal 28 agosto sono gli impianti di Houston e Freeport di Tenaris, che già da venerdì aveva evacuato il sito di Bay City (500 addetti) come da richiesta delle autorità locali.

La conta dei danni è ancora prematura ma i disagi sono evidenti anche per chi non è direttamente coinvolto e si trova a distanza di sicurezza. Sata, già presente in Texas per produrre organi di trasmissione, ha annunciato nel sito di Brownsville la costruzione di un nuovo impianto da 114 milioni di dollari. L’azienda, distante dalle zone più colpite, non segnala danni diretti, anche se segnala disservizi dal lato della logistica, sia per la spedizione che per il ricevimento delle forniture.

Nessun danno diretto anche per altri gruppi con impianti distanti dalla zona di Houston, come Tesmec (macchine per scavo e tesatura cavi) o Marazzi (piastrelle), dove l’attività prosegue normalmente. Così come per Mapei (chimica per edilizia), distante 400 chilometri dall’area alluvionata. «Ma per capire davvero che cosa è accaduto - spiega dalla sua casa di Houston Simone Brevi - secondo me si dovrà attendere almeno un paio di settimane. Se guardo le scuole, le case e tutte le infrastrutture, secondo me i danni per il Paese saranno folli».

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