LA TESTIMONIANZA

«Io Hikma, torturata per 3 anni in Libia. La Open Arms mi ha salvata, voglio studiare a Roma»

La testimonanza di Hikma, una giovane etiope salvata dalla Open Arms


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Kikma, una ragazza etiope di 18 anni salavata dalla Open Arms (Ansa)

2' di lettura

«Sono stata rinchiusa e torturata, come tutti quelli che sono in Libia, un posto pericoloso: per un anno e 4 mesi sono stata rinchiusa in una prigione, per un altro anno e mezzo in un magazzino: mi davano calci e pugni, è stato terribile». A raccontarlo è Hikma, 18 anni, etiope, una dei 13 naufraghi sbarcati dalla Open Arms cinque giorni fa per motivi di salute. Ai trafficanti ha pagato 6.000 dinari libici (oltre 3.500 euro, tutti i risparmi della sua famiglia) per potere lasciare la prigione e imbarcarsi.

«Sono salita su un gommone, eravamo in 55 - ricorda da Lampedusa, dove finalmente ha messo piede - Siamo rimasti in mare per due giorni,
poi siamo stati soccorsi dalla Open Arms». A bordo dell'imbarcazione spagnola non è stato facile. «Tutti ammassati uno accanto all'altro, ci coprivamo con delle tende dal sole e dal freddo della sera; da mangiare ci davano sempre maccheroni», aggiunge con una involontaria risposta al ministro dell’Interno Salvini che riferendosi ai salvataggi in mare delle navi Ong ha parlato di «crociere turistiche».

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Hikma non ricorda se tutti i suoi compagni di viaggio si sono
salvati. «Io sono qui con mia sorella, anche lei è nel centro di
Lampedusa». In Etiopia ha concluso il quinto anno di studi prima
di partire. Sogna di poter continuare a studiare. «L'incubo per
fortuna è finito, ora sono libera», dice la giovane etiope.
«Ora sto bene, voglio andare a Roma per proseguire gli studi».

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