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Ior, Il Papa cambia lo statuto dopo 30 anni. Più poteri al direttore generale

di Carlo Marroni


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(Reuters)

3' di lettura

Cambia dopo quasi 30 anni lo statuto dello Ior, la banca vaticana. Il nuovo statuto, varato con documento autografo da Papa Francesco, conferisce maggiori poteri al direttore, che diventa “generale” e può essere nominato a tempo indeterminato, ma deve andare tassativamente in pensione a 70 anni, per evitare proroghe infine come accaduto in passato.

Si rafforza anche la figura del prelato, il monsignore che si configura come l’anello di congiunzione tra la Commissione cardinalizia - in sostanza l’organo che rappresenta l’azionista, cioè la Santa sede - e il consiglio di Sovrintendenza, il cda laico con membri esperti di finanza e diritto.

«Il rinnovo degli Statuti dello Ior rappresenta un passo importante nel processo di adeguamento ai migliori standard internazionali ma anche e soprattutto di rinnovata fedeltà alla missione originaria dell’Istituto per le opere di religione» afferma Andrea Tornielli, direttore editoriale della Santa sede, in un editoriale sull’organo ufficiale “Vatican news”.

Cresce la figura del prelato
Una delle più significative novità nel nuovo statuto è quindi la definizione del ruolo del prelato, figura chiave nel tenere contatti con ogni componente dell’Istituto e dunque garantire la circolazione delle informazioni e la cura delle relazioni. Il prelato infatti ora «mantiene scambi costanti con amministratori e dipendenti» oltre a «promuovere la dimensione etica del loro operato» oltre che custodire «l’archivio della Commissione cardinalizia».

La carica non potrà più rimanere vacante, come accaduto in passato. Inoltre si rimarca la peculiarità dello Ior e del suo essere sottomesso alle norme canoniche, come pure il suo essere inquadrato nel rinnovato contesto legislativo vaticano voluto da Benedetto XVI e completato da Francesco in materia di transazioni finanziarie, trasparenza, antiriciclaggio.

Tutti gli organi prevedono solo un rinnovo
Gli Statuti rinnovati mostrano un’attenzione maggiore a garantire il rinnovamento degli incarichi di indirizzo, controllo e vigilanza: sia i membri della Commissione cardinalizia sia quelli del Consiglio di Sovrintendenza non potranno avere più di un rinnovo, mentre il direttore, carica ricoperta da Gianfranco Mammì, può essere a tempo indeterminato. Mentre i precedenti Statuti prevedevano la figura del vice-direttore, quelli rinnovati la citano come «eventuale».

Infine, due novità strutturali di rilievo. La prima è la riduzione da cinque a quattro degli Organi dell’istituto: scompaiono infatti da questo elenco i revisori interni, fino ad oggi con incarico triennale ma rinnovabile senza limiti.

Via i revisori interni, arriva l’esterno. Ruolo-chiave del segretario del cda
Viene invece statutariamente prevista la figura del revisore esterno: sarà nominato dalla Commissione cardinalizia su proposta del Consiglio di sovrintendenza – che passa da cinque a sette membri - e potrà svolgere il suo incarico per un periodo di tre esercizi consecutivi, rinnovabile una sola volta.

La scelta del revisore esterno, che formalizza una prassi di fatto seguita da anni dall’Istituto per conformarsi a standard internazionali, elimina un possibile conflitto d’interessi insito nello statuto del 1990 che prevedeva che la nomina di tre revisori spettasse al Consiglio di sovrintendenza.

Infine, il nuovo Statuto introduce la figura del segretario unico del Consiglio, che è responsabile della verbalizzazione delle sedute consiliari e della custodia dei relativi verbali: una scelta in linea con la prassi bancaria e, rispetto a quanto previsto dallo Statuto del 1990, evita il coinvolgimento, in un’attività così delicata, di dirigenti che potrebbero trovarsi in condizione di conflitto d’interesse.

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