dopo le indagini in francia

iPhone rallentati e batterie diventano un guaio per Apple

di Luca Salvioli


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foto AP

3' di lettura

Il rallentamento degli iPhone dopo alcuni anni di utilizzo inizia a diventare un problema per Apple. Un breve riassunto: la vicenda è emersa a fine dicembre su Reddit, dove alcuni esperti hanno condiviso e si sono confrontati su alcuni test che avevano realizzato sui loro iPhone dai quali emergeva un rallentamento del processore in coincidenza con dei picchi di consumo. Apple ha risposto con una lettera pubblica a fine dicembre, rivelando per la prima volta di aver attivato da almeno un anno un sistema software che per preservare la batteria ha effettivamente questa conseguenza nell’utilizzo del telefono, dall’iPhone 7 in giù. Si è poi scusata per come ha gestito la comunicazione di questa vicenda, ha smentito di trattarsi di un pretesto per spingere alla sostituzione più veloce degli smartphone, e ha attivato una procedura più economica (da 89 a 29 euro) per cambiare batteria dall’iPhone 6 ai modelli successivi.

I tempi lunghi dell’assistenza Apple
E qui c’è un primo pezzo del problema. Gli Apple Store sono stati intasati di richieste. Anche in Italia, i consumatori che si sono attaccati al telefono, prenotati online o messi in fila hanno avuto risposte contrastanti. Il problema sono soprattutto i tempi: c’è chi dice di essere in grado di fare il cambio in giornata e chi chiede di lasciare il telefono allo store anche per una settimana. Questo sarebbe legato alla forte domanda di questi giorni, va detto che l’offerta dura per tutto il 2018 e dunque la situazione dovrebbe migliorare.

Le class action sono ormai 30
Ci sono poi le class action. Secondo Patently Apple sono ormai una trentina. Nella maggior parte se la prendono con la mancanza di trasparenza di Apple: gli utenti che hanno cambiato telefono lo avrebbero fatto lo stesso sapendo che avrebbero potuto cambiare soltanto la batteria? E chi ha speso la cifra completa verrà rimborsato visto che chi lo fa oggi ha un vantaggio economico? E così via. In tre Paesi sono state aperte delle indagini in seguito alle denunce dei consumatori: Stati Uniti, Israele e Francia. In Italia il Codacons ha annunciato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma e all'Antitrust e ha minacciato una class action nel caso in cui siano accertate condotte illecite. Anche il Movimento Difesa del Cittadino (MDC) ha oggi annunciato un esposto all’Antitrust.

Le inchieste sull’obsolescenza programmata in Francia: da Epson a Apple
In particolare quest’ultima inchiesta, che parte da una denuncia presentata dall'Associazione “Halte à l'obsolescence programmée” si distingue perché l’obsolecenza programmata in Francia dal 2016 è un reato punibile fino a 2 anni di reclusione per chi ha sviluppato il prodotto e una ammenda che può arrivare al 5% del fatturato annuale. Viene punito chi mette deliberatamente in atto delle tecniche per rallentare un prodotto con l’obiettivo di aumentare il tasso di sostituzione. La Procura di Nanterre ha aperto due indagini preliminari: l’ultima, che ha avuto una grossa eco, è nei confronti di Apple, ma precedemente si era mossa - sempre dopo un esposto della medesima associazione - nei confronti della Epson per alcune sue stampanti e cartucce. La notizia è stata data a fine dicembre da Le Point. L’esposto prendeva di mira anche Hp, Canon, Brother.

Cosa rischia Apple?
Difficile prevedere l’impatto di indagini ed eventuali cause. SI può ragionare sui danni al business: un analista di Barclays sentito da Bloomberg stima che questa vicenda possa rallentare gli acquisti di nuovi iPhone. Apple potrebbe vendere 16 milioni di nuovi telefoni in meno rispetto alle previsioni nel 2018. A Wall Street per adesso il titolo non ha avuto scossoni: quando Apple, lo scorso 21 dicembre, ha reso pubblica la vicenda delle batterie un’azione valeva 175 dollari, oggi viaggia sui 174,3. Il massimo storico è 176 dollari e risale a poche settimane fa.

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