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Ipo cinesi di nuovo a Wall Street: c’è il disco verde di Pechino

Sei le società censite a gennaio in attesa dell’ok del Nasdaq mentre la Csrc, la Consob cinese, attiva il nuovo regolamento sulle quotazioni all’estero

di Rita Fatiguso

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2' di lettura

Rifanno capolino in borsa a New York le Ipo cinesi, a gennaio sei società di Hong Kong e Mainland China hanno chiesto di poter essere quotate al Nasdaq. Non succedeva da giugno. Si tratta di società di medie dimensioni attive in settori tradizionali, ben lontane dai big dell’alta tecnologia del calibro di Didi Chuxing, l’Ipo da 4,4 miliardi bloccata un mese dopo dalle norme restrittive delle autorità di Pechino. Ma la Csrc, la Consob cinese, ha consolidato il regolamento sulle nuove quotazioni aperto ai commenti del pubblico fino al 23 gennaio, dando istruzioni per la ripartenza. Che farà la Sec, a sua volta protagonista di uno stop alle quotazioni refrattarie agli audit?

Primi segnali dopo il black out

Non succedeva da giugno. Sei società cinesi, tralasciando Meihua, azienda di dispositivi medicali che aveva già chiesto di potersi quotare la scorsa settimana, hanno bussato a gennaio alle porte del Nasdaq. Dopo un bagno di sangue costato 600 miliardi di dollari tra i due blocchi Usa-Cina nella seconda metà del 2021, andati in fumo a causa dei veti incrociati delle autorità di controllo sui mercati finanziari, si aprono ora spiragli significativi.

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Queste sei società saranno un test importante. Il 23 gennaio si è consolidato intanto il nuovo Regolamento della Csrc, sottoposto fino a quel momento all’approvazione del pubblico, che include anche le società che si quotano attraverso i paradisi fiscali. D’ora in poi anche loro dovranno sottostare all’approvazione di Pechino e osservare le leggi della Repubblica popolare cinese.

Semaforo verde da Pechino

Con il nuovo Regolamento operativo, la Csrc ha indicato le linee guida per il deposito della documentazione necessaria con l’obiettivo di evitare frodi e quotazioni «mascherate». Bisognerà attendere ora la reazione di Gary Gensler, il gran capo della Sec che ha promesso il pugno di ferro, dando istruzioni particolarmente severe per la quotazione a Wall Street da parte di aziende cinesi.

Al nuovo Regolamento della Csrc, sottoposto all’approvazione del pubblico fino al prossimo 23 gennaio, si è aggiunta la Negative list, la lista degli investimenti esteri vietati emanata dalla Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma della Cina (Ndrc) e dal ministero del Commercio, in vigore dal primo gennaio. Un documento che ha aperto alle società di comodo anche in settori protetti. Anche queste aziende cinesi potranno quindi presentare domanda di quotazione offshore purché ottengano l’approvazione normativa e soddisfino determinati requisiti.

Quale futuro dopo il flop di Didi

La quotazione monstre da 4.4 miliardi di dollari Didi a metà 2021 fece scalpore anche perchè diventò appena un mese dopo un flop gigantesco tale da spingere una matricola di New York a fare retromarcia chiedendo il delisting. Pechino vuol tenere sotto controllo tutti i flussi di dati sensibili che escono dal Paese e l’App di trasporto urbano è un grande veicolo di trasmissione.

Ma anche gli Usa hanno usato il pugno di ferro, la Sec ha stabilito che le società cinesi di Hong Kong e Mainland China, se vogliono quotarsi, a loro volta devono sottoporsi agli audit americani. Pechino ha dichiarato dal canto suo di voler tener fede alle prospettive di un mercato dei capitali altamente globalizzato, rafforzando la cooperazione normativa e la comunicazione politica. Bisognerà vedere se queste premesse convinceranno la Sec.

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