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Ipo in crisi a Wall Street: Peloton perde al debutto, Endeavor rinuncia

Tempi duri per i collocamenti azionari a Wall Street. Vuoi per i valori azionari generalmente considerati alti, vuoi per i timori per gli affanni dell'economia aggravati da irrisolte guerre commerciali, vuoi per lo spettro di un impeachment del Presidente le Ipo si scontrano con nuove ondate di scetticismo

di Marco Valsania

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Tempi duri per i collocamenti azionari a Wall Street. Vuoi per i valori azionari generalmente considerati alti, vuoi per i timori per gli affanni dell'economia aggravati da irrisolte guerre commerciali, vuoi per lo spettro di un impeachment del Presidente le Ipo si scontrano con nuove ondate di scetticismo


3' di lettura

New York - Tempi duri per i collocamenti azionari a Wall Street. Che siano i valori azionari generalmente considerati alti, i timori per affanni dell'economia aggravati da irrisolte guerre commerciali - o persino lo spettro di un impeachment del Presidente dove Donald Trump potrebbe sfatare l'ennesima tradizione, quella d'una Borsa che ignora le incriminazioni degli inquilini della Casa Bianca durante il bello (Clinton) come il cattivo tempo (Nixon) - le Ipo si scontrano con nuove ondate di scetticismo. Che evidenziano le pecche delle debuttanti, soprattutto quando rivendicano l'aura delle ricche valutazioni dell'hi-tech. Peloton Interactive, societa' che vanta di essere a cavallo tra fitness e tecnologia, ha esordito giovedi' 26 settembre con una performance assai poco atletica: ha aperto a 27 dollari, due dollari sotto il prezzo fissato. E il produttore di cyclette e tapis roulant dai prezzi stratosferici decorati con touch screen e connessioni Internet ha poi continuato a pedalare al contrario, chiudendo la prima seduta in calo dell'11,2 per cento.

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Non e' stata la sola aspirante tradita dal mercato. Endeavor, colosso di talent agencies e media, nelle stesse ore ha rinunciato del tutto e in extremis al suo Initial Public Offering. Avrebbe dovuto avvenire venerdi' 27. Una decisione presa dopo aver gia' ridotto il prezzo di sbarco ipotizzato di cinque dollari dai 32 sbandierati solo la scorsa settimana. La societa' controlla l'agenzia WME e lo sport estremo Ultimate Fighting Championship (UFC). Ha riportato entrate per 2,05 miliardi nei primi sei mesi del 2019, con utili operativi per 10,3 milioni e perdite nette pero' 223 milioni. Soprattutto, e' scottata da incerti scontri legali con il sindacato degli sceneggiatori (WGA) e con atleti dello UFC.
WeWork, il leader degli spazi per uffici condivisi destinati alla new economy un tempo valutato 47 miliardi, continua intanto a dare spettacolo di continua crisi dopo il rinvio sine die del suo progetto di Ipo: la società, oltre al probabile licenziamento di massa di migliaia di dipendenti su un totale di 12.500, sta preparando una vera e propria purga. La cacciata d'una ventina di dipendenti e executive ritenuti vicini al ceo Adam Neuman e sua moglie Rebekah, estromessi in una bufera di conflitti di interessi, eccessi e perdite. I venti comprendono il direttore generale Michael Gross e il responsabile dei prodotti (e cognato di Rebekah Neumann) Chris Hill.

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Il sintomo complessivo del clima preoccupato che regna oggi sui nuovi collocamenti e' arrivato dal fondo ETF “Renaissance IPO”: e' scivolato del 6,6% negli ultimi tre mesi, mentre l'indice S&P 500 ha invece guadagnato il 2,4 per cento. Il caso di Peloton e' diventato la dimostrazione concreta degli affanni, trasformandosi in significativo campanello d'allarme per tutti. L'azienda contava infatti su un'accoglienza ben diversa, forte dei numeri della sua espansione e del vanto di poter rivoluzionare l'industria del fitness. Gli investitori hanno invece notato che se il fatturato e' piu' che raddoppiato nel suo anno fiscale 2019, a 719,2 milioni di dollari, il passivo si e' gonfiato ancora di piu', moltiplicandosi a 195,6 milioni da 47,9 milioni di dollari. I costi appaiono molto elevati: tra questi licenze musicali, necessarie alle colonne sonore da usare durante gli esercizi, per 50,6 milioni negli ultimi tre anni. L'azienda, nata nel 2012, vende macchine che costano un minimo di 2.245 dollari (le cyclette) e di 4.295 dollari (i tapis rouland), alle quali affianca 511.000 abbonamenti a classi online e on-demand. Il successo futuro di questo modello di business rimane tuttavia in dubbio. Nell'ultimo anno la sua valutazione era lievitata da 4,15 miliardi a 7,7 miliardi al prezzo fissato per il collocamento, sostenendo l'entusiasmo. Poi, invece, la doccia fredda di un debutto avvenuto in forma men che smagliante.

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