la difesa dell’erede

Ira Casaleggio: «Basta fango su mio padre»

di Manuela Perrone


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(ANSA)

4' di lettura

A cinque giorni dal terzo anniversario della morte del padre Gianroberto, Davide Casaleggio parte all’attacco «dell’uso strumentale del suo ricordo da parte di chi suo amico non era». In un lungo post pubblicato sul Blog delle Stelle, il figlio del cofondatore del M5S (che ne ha ereditato l’azienda e che presiede l’Associazione Rousseau) fa nomi e cognomi e usa parole insolitamente dure, che si presume non mancheranno di suscitare reazioni: comincia con il sociologo Francesco Alberoni, passa da Gioele Magaldi e conclude con Nicola Biondo e Marco Canestrari, gli autori del libro “Il sistema Casaleggio” appena edito da Ponte alle Grazie.

Alberoni? «Si goda i nipotini»
Alberoni, che ha scelto di candidarsi all’Europarlamento nelle liste di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, ha definito Casaleggio senior «un genio visionario, ma esperto di manipolazione del web» e fa risalire la nascita del M5S ai suoi presunti «deliri» e dalla «demagogia» di Beppe Grillo. La replica di Davide: «Parla dei supposti deliri di mio padre per lanciare la sua candidatura alle europee proprio il giorno dell’anniversario della morte di mio padre. Capisco che abbia novant’anni, ma a questo punto che si riposi e si goda i nipotini».

A Magaldi: «Mio padre mai stato massone»
A Magaldi, presidente del Movimento Roosevelt e Gran Maestro del Grande Oriente democratico secondo cui «piaccia o meno ai 5 Stelle, Gianroberto Casaleggio era massone», il figlio risponde seccamente: « Non lo è mai stato e anzi fu mio padre a proporre la regola che chi si candida nel Movimento non possa essere massone». Regola che ad esempio ha portato all’espulsione dal gruppo parlamentare dell’avvocato campano Catello Vitiello, eletto il 4 marzo dell’anno scorso proprio nelle liste M5S.

Da Biondo e Canestrari «solo illazioni e menzogne»
Ma la maggior parte del post è dedicato a Biondo, ex capo della comunicazione M5S alla Camera, e a Canestrari, ex dipendente della Casaleggio Associati, che hanno lasciato i loro incarichi in modo turbolento dedicando ben due libri al Movimento e poi allo stesso Davide. Per Casaleggio, Biondo «va in giro a vantarsi di essere stato amico di mio padre per promuovere un libro in cui gli insulti fanno a gara con punti interrogativi buttati a caso nel testo. Tipico di chi, non avendo fatti o dati veri da raccontare, sa confezionare solo illazioni e menzogne». Per il figlio del cofondatore del M5S, Biondo non era affatto un amico di Casaleggio e «quando diede il parere sul suo allontanamento lo fece perché non lo riteneva all’altezza di gestire il ruolo che aveva». Quanto a Canestrari, che ricorda nel ruolo di videomaker junior alludendo a un successivo «lungo periodo di disoccupazione all’estero», Davide è convinto che «si porta dietro ancora il livore della richiesta di mio padre di non candidarsi alle scorse europee avendo lavorato per la Casaleggio Associati, lui lo fece lo stesso, non prese i voti necessari per passare, e in ogni caso gli sarebbe stato precluso l’accesso al secondo turno proprio per la regola sullo staff». Da allora la vendetta: «Inventa balle su mio padre e sul movimento (non a caso il suo soprannome nel MoVimento…) mettendoci i “se”, i condizionali, i “forse”, per evitare querele».

Pamphlet «pieno di menzogne e fantasie»
Del libro “Il sistema Casaleggio”, che derubrica a «libretto», il presidente dell’Associazione Rousseau richiama una descrizione di suo padre come «prepotente, mediocre, bugiardo, imbroglione, totalitarista» e afferma senza mezzi termini: «Mi fa schifo chi cerca di lucrare sull’insulto verso i morti». Sul sospetto avanzato nel volume secondo cui Rousseau potrebbe eludere il fisco, Casaleggio ribadisce quanto già chiarito nelle scorse settimane: «Le paga tutte, invece: 146 mila euro di Iva solo lo scorso anno, e non a caso tutte le volte che lo scrivono ci mettono un punto di domanda finale, per proteggersi dalle querele». Rispedita al mittente anche la lettura dei 300 euro che ogni parlamentare M5S deve versare all’associazione come finanziamento pubblico: «Non ne riceve e i parlamentari sono invitati a contribuire con parte del loro stipendio».

Rousseau «usa tecnologie all’avanguardia»
All’accusa di obsolescenza del “cuore” digitale del Movimento, appena multata di nuovo dal Garante della privacy con 50mila euro, Casaleggio obietta sostenendo che «la piattaforma Rousseau oggi utilizza tecnologie all’avanguardia, a cominciare dal sistema di login che è garantito da una piattaforma attualmente open source e largamente adottata in tutto il mondo. Si chiama Keycloak ed è usata, tra gli altri, dal Governo Inglese e da Subway Inc. Chi ha competenze in merito può comprendere il livello di qualità, chi non le ha, può solo fare chiacchiere da bar». Poi sostiene che «secondo il libro sarei una spia russa», tesi che liquida come «ridicola invettiva»: «Stranamente – sempre secondo quanto riportato – questa notizia non avrebbe alcuna conferma dai servizi segreti italiani per qualche strano complotto mondiale». La conclusione è secca, riguarda tutti e ritorna sul punto della memoria del padre: «Credo sia ora di smettere di lanciargli strali con la speranza di guadagnare qualche soldo o qualche voto».

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