ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa rivolta dei giovani

Iran, 248 morti e oltre 12mila arresti nelle proteste. Ancora in carcere l’italiana Piperno

Continuano le dimostrazioni del paese, con altre 315 persone a processo a Teheran. Tajani: massimo impegno per il rilascio di Piperno

Iran: 500 accusati per le rivolte, in quattro rischiano il boia

2' di lettura

«Propaganda anti sistema, danni all’ordine pubblico, collusione contro la sicurezza». Sono le accuse che porteranno al processo le 315 persone coinvolte, nella sola Teheran, nelle proteste per Mahsa Amini: la 22enne di origine curda morta il 16 settembre dopo essere stata arrestata dalla polizia morale perché non indossava il velo in modo corretto.

A annunciarlo è stato il procuratore del tribunale rivoluzionario della capitale iraniana, Ali Salehi, facendo sapere che quattro di loro rischiano la pena capitale. La loro esecuzione aumenterebbe il bilancio di vittime registrate nelle dimostrazioni esplose in tutto l’Iran da oltre un mese e ancora nel vivo.

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Harana, l’agenzia di stampa degli attivisti dei diritti umani iraniani, parla di 248 morti e oltre 12mila arresti. Tra di loro c’è la trentenne italiana Alessia Piperno che si trovava nel Paese quando sono iniziate le proteste e aveva manifestato sui social media sostegno per le dimostrazione.

Piperno ancora in carcere. Tajani: massimo impegno

Il caso di Piperno è seguito «con il massimo impegno e con grande determinazione» dal neo ministro degli Esteri Antonio Tajani, come ha dichiarato ieri dopo avere sentito al telefono il padre della ragazza. «Il comportamento di alcuni Paesi occidentali, tra cui la Gran Bretagna, nel sostenere le rivolte in Iran non è costruttivo ed è illegittimo», ha denunciato invece il ministero degli Esteri di Teheran, ribadendo che presto risponderà alle sanzioni imposte dall’Unione europea sulla Repubblica islamica per le «gravi violazioni dei diritti umani» durante la repressione delle dimostrazioni.

«Se gli americani hanno scommesso sugli attuali sviluppi in Iran hanno sbagliato», ha tuonato il portavoce del ministero, Nasser Kanani, attaccando Washington per avere criticato la reazione delle forze iraniane alle dimostrazioni e alludendo al fatto che la posizione americana potrebbe avere conseguenze nei colloqui, attualmente in fase di stallo, per rilanciare l’accordo sul nucleare. «Non possono costringere l’Iran a concedere privilegi unilaterali attraverso l’istigazione, le intimidazioni e le provocazioni», ha avvertito il funzionario della Repubblica islamica.

Polizia nega morte 17enne in relazione alle proteste

Nel frattempo la polizia iraniana cerca di spegnere un nuovo caso, negando che la 17enne Arnika Ghaemmaghami sia morta dopo essere stata colpita dalle forze dell’ordine nel vivo di una protesta. La polizia ha fatto sapere che la giovane ha perso la vita dopo essere caduta dalla finestra della sua stanza, dopo 10 giorni di trattamenti medici. Lo rende noto Tasnim, secondo cui le fotografie, condivise da lei stessa sui social media, dove le si vedeva la testa percossa da una manganellata «sono il risultato di un attacco informatico al suo telefono cellulare». Sempre secondo Tasnim, agenzia vicina alle Guardie della rivoluzione, la studentessa universitaria 21enne Negin Abdolmaleki è morta per avere bevuto alcol avvelenato e non dopo essere stata colpita durante le proteste, come ha sostenuto invece la sua compagna di stanza, secondo cui la ragazza ha perso la vita dopo essere rientrata nel dormitorio.

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