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Iran, proteste in diverse città. Isis rivendica attentanto a Shiraz da 13 vittime

Lacrimogeni e proiettili durante una manifestazione a Saqqez. nel Kurdistan iraniano. Uomini armati hanno aperto il fuoco nell’importante luogo sacro sciita

Iran, manifestanti in piazza a Teheran a 40 giorni dalla morte di Mahsa Amini

2' di lettura

L’Isis ha rivendicato l’attacco compiuto contro un luogo di culto sciita a Shiraz, nell’Iran meridionale, che secondo i media locali ha provocato la morte di 13 persone. Un combattente dello Stato Islamico avrebbe così aperto il fuoco contro i pellegrini «uccidendone almeno 20 e ferendone decine» stando alla rivendicazione del gruppo islamista sunnita diffusa via Telegram.

Nel 40esimo giorno dalla morte di Masha Amini, tradizionalmente celebrato in Iran come giornata conclusiva del periodo di lutto, continuano le dimostrazioni di protesta in molte città del Paese. Nella capitale Teheran ma anche a Karaj, Kermanshah, Sanandaj, Shiraz, Ahvaz, Mashhad e Isfahan ci sono state manifestazioni di vario tipo per ricordare la ragazza, morta il 16 settembre dopo essere stata arrestata dalla polizia morale perché non portava il velo in modo corretto. A Saqqez, nel Kurdistan iraniano, sono avvenuti duri scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, con uso di gas lacrimogeni e di armi da fuoco. Alcuni dimostranti sono stati arrestati mentre, in mattinata, migliaia di persone avevano cercato di raggiungere a piedi o in macchina il cimitero dove Amini è sepolta. In altre città, le manifestazioni hanno visto la partecipazione anche di studenti universitari e negozianti dei mercati che da settimane avevano protestato scioperando.

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Slogan contro Ali Khamenei

Slogan contro la Guida suprema dell’Iran, Ali Khamenei, sono stati gridati durante le dimostrazioni a cui hanno partecipato anche donne senza velo, mentre sono state bruciate immagini del leader iraniano in alcune università e nelle strade di alcune città.

In piazza anche i medici

Alla protesta si sono uniti a Teheran molti medici. Sono stati gridati diversi slogan contro Khamenei durante un raduno organizzato davanti alla sede dell’Organizzazione disciplinare medica nella capitale iraniana. I medici sono stati attaccati dalle forze dell’ordine che hanno sparato con armi da fuoco, e utilizzato gas lacrimogeni, per disperdere la folla.

Il vice capo del consiglio dei medici iraniani, Mohammad Razi, si è dimesso in segno di protesta contro la repressione della dimostrazione mentre è stato arrestato Mehran Fereidouni, dottore specializzato in medicina legale, dopo avere letto un comunicato che ha contestato il rapporto ufficiale sulla morte di Mahsa Amini, secondo cui la ragazza non sarebbe morta per avere subito percosse da parte delle forze dell’ordine.

Attentato a Shiraz, almeno 13 vittime

Intanto, i media statali iraniani hanno riferito che uomini armati hanno aperto il fuoco in un importante luogo sacro sciita nella città meridionale di Shiraz, uccidendo almeno 13 persone e ferendone almeno 10. Secondo il sito ufficiale della magistratura, due uomini armati sono stati arrestati e un terzo è in fuga. In passato estremisti sunniti avevano preso di mira i luoghi sacri per la maggioranza sciita del Paese. L’attacco arriva mentre l’Iran è stato sconvolto da manifestazioni anti-governative per oltre un mese.

Sanzioni Usa contro la «brutale repressione»

Gli Stati Uniti hanno ratificato una raffica di sanzioni Usa contro 14 persone e tre entità, accusate a vario titolo di essere coinvolte nella «brutale repressione» delle proteste nazionali in Iran. Lo ha annunciato il segretario di Stato Usa Antony Blinken, spiegando la mossa come la dimostrazione del «nostro impegno ad usare ogni strumento appropriato per chiedere conto al governo iraniano a tutti i livelli delle sue responsabilità».

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