Ferita una persona durante un sopralluogo

Iran, Ue apre inchiesta sull’incidente alla centrale Natanz. Teheran: è stato Israele, ci vendicheremo

L’intelligence di Teheran: identificato il responsabile

Iran, blackout nel sito di Natanz: "Atto di terrorismo nucleare"

4' di lettura

Il sito nucleare di Natanz, in Iran, è stato colpito da quello che le autorità iraniane hanno classificato come un «atto di sabotaggio».L’incidente, avvenuto durante una ispezione, ha provocato un ferito, poi identificato nel portavoce dell'Organizzazione per l'energia atomica dell'Iran: Behrouz Kamalvandi, che si era recato in visita alla centrale insieme al capo dell'ente nucleare, Ali Akbar Salehi, poche ore dopo i problemi alla rete di distribuzione elettrica dell'impianto, ecaduto da un'altezza di sette metri. Intanto sarebbe stato identificata «la persona che ha causato l'interruzione alla corrente elettrica» all'origine del guasto alla centrale nucleare di Natanz.

«Le misure necessarie sono state prese per arrestare» il responsabile, precisano le fonti, mentre il governo iraniano accusa Israele di aver ordito l’intero incidente. Nel complesso nucleare di Natanz le autorità iraniane avevano lanciato proprio sabato delle nuove centrifughe, vietate dall'accordo sul nucleare del 2015. L’Unione europea ha avviato un’inchiesta per chiarire le cause dell’incidente e ammette che «potrebbe essere un atto di sabotaggio».

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L’accusa di Teheran: la responsabilità è di Israele, ci vendicheremo

L’incidente si è concluso senza vittime o dispersione di materiale radioattivo, ma è destinato a ravvivare le tensioni con Israele. Il ministro degli Esteri iraniano ha accusato il «il regime sionista» di tentare di «vendicarsi del popolo iraniano per la pazienza e la saggezza di cui ha dato prova (in attesa) che vengano revocate le sanzioni». L'Iran accusa quindi esplicitamente Israele di essere dietro l'attacco, lasciando intendere che nell'episodio sono state danneggiate delle centrifughe e promettendo «vendetta» al «momento opportuno». Il portavoce ha anche detto che quanto accaduto alla centrale «è stato uno sfrontato atto di terrorismo nucleare sul suolo iraniano - ha affermato il portavoce rispondendo a una domanda - Non sono state segnalate vittime né contaminazioni. Ma avrebbe potuto esserci una situazione catastrofica».

Quanto accaduto «può essere considerato nella categoria dei crimini contro l'umanità che il regime israeliano commette ormai da molti anni. L'Iran - ha detto ancora il portavoce - si riserverà tutti i diritti di rispondere in base all'articolo 51 della Carta delle Nazioni unite. Abbiamo avviato contatti con le autorità internazionali e le Nazioni Unite».

Il capo dell’Organizzazione dell’energia atomica iraniana aveva già domenica definito l’incidente «un atto di terrorismo antinucleare». Il braccio civile del programma nucleare iraniano ha diffuso una dichiarazione utilizzando la formula “incidente” usata anche dalla tv di stato, senza approfondire. L'Agenzia internazionale per l'energia atomica con sede a Vienna, che monitora il programma iraniano, ha detto di essere «a conoscenza dei resoconti dei media», ma ha rifiutato di commentare.

Secondo fonti anonime dell’intelligence israeliana interpellate da Kan Radio, la radio pubblica di Israele, dietro il cyber-attacco ci sarebbe il Mossad, il servizio segreto di Tel Aviv.

Le nuove centrifughe

Sabato 10 aprile, l'Iran aveva annunciato la messa in fuzione a Natanz di 164 centrifughe modello IR-6. I funzionari hanno anche iniziato a testare la centrifuga IR-9, più evoluta, che secondo loro arricchirà l'uranio 50 volte più velocemente delle centrifughe di prima generazione iraniane, l'IR-1. Queste ultime erano quelle consentite dall'accordo nucleare raggiunto faticosamente a livello internazionale e dal quale gli Stati Uniti sotto la presidenza di Donald Trump si sono ritirati nel 2018. In sintesi, l'accordo prevedeva la revoca graduale delle sanzioni economiche all'Iran in cambio della limitazione del programma nucleare e del controllo dello stesso da parte degli ispettori dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica.

Il ministro degli Esteri iraniano: “sabotaggio” rafforza nostra posizione nei negoziati

Il “sabotaggio” di Israele all'impianto iraniano per l'arricchimento dell'uranio di Natanz rafforzerà Teheran nei negoziati per il ritorno degli Stati Uniti all'accordo sul nucleare e la rimozione loro sanzioni. Lo ha sostenuto nella mattinata di lunedì il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, in audizione davanti alla commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera del Parlamento della Repubblica islamica. In aula, Zarif ha riferito sugli sviluppi dei colloqui avviati a Vienna per il possibile ritorno degli Stati Uniti all'accordo sul nucleare, che riprenderanno mercoledì. «Se pensavano che» l'incidente «ci avrebbe messo in una condizione di svantaggio nei negoziati, dovevano invece capire che questo atto disperato avrebbe reso la nostra posizione ancora più forte», ha dichiarato Zarif.

Accordo nucleare fermo

Come ricorda l’agenzia Ap, dal ritiro degli Usa dall’accordo sul nucleare, Teheran ha abbandonato tutti i limiti che erano stati concordati implementando i livelli di arricchimento dell’uranio per renderlo compatibile con la realizzazione di ordigni nucleari. Anche se l'Iran sostiene che il suo programma atomico è per scopi pacifici, proprio i timori che Teheran abbia la capacità di fabbricare una bomba ha indotto le potenze mondiali a raggiungere l'accordo del 2015. L’intesa non ha però potuto evidenziare le sue potenzialità in seguito alla posizione critica e alla decisione di uscire da parte dell’amministrazione Trump. Ora in molti guardano alle possibili decisioni da parte del nuovo presidente usa Joe Biden.

Gli incidenti precedenti

Natanz è la stessa struttura che in passato era stata presa di mira con un attacco informatico con il virus Stuxnet. È stata in gran parte costruita sottoterra per resistere a eventuali attacchi aerei nemici. Il sito è finito al centro dell’attenzione - e del timore – dell’Occidente sin dal 2002, quando le foto satellitari mostravano i segni della costruzione dell'impianto circa 200 chilometri a sud della capitale Teheran.

All'inizio di luglio 2020 la struttura era stata gravemente danneggiata da una misteriosa esplosione per la quale le autorità iraniane hanno parlato di «sabotaggio terroristico» pur senza spiegare nel dettaglio i risultati delle loro indagini. L’indice di Teheran si è puntato spesso su Israele, considerato il nemico per eccellenza nell’area e ritenuto responsabile anche della morte dello scienziato Mohsen Fakhrizadeh che aveva avviato il programma nucleare iraniano molti anni prima e continuava ad avere un ruolo centrale.

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