LA DICHIARAZIONE

Iran, l’annuncio di Trump: Usa fuori dall’accordo sul nucleare. Tornano le sanzioni

di Marco Valsania

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Donald Trump annuncia il ritiro degli Usa dagli accordi sul nucleare iraniano (Afp)


4' di lettura

Il dado è tratto. Donald Trump ha annunciato il ritiro degli Stati Uniti dal «terribile accordo» nucleare internazionale sull’Iran. E il via libera a reimporre «dure sanzioni economiche» americane, contro Teheran e contro qualunque nazione scoperta ad aiutare le sue ambizioni atomiche.
È stata la più drammatica decisione di politica estera presa dalla sua amministrazione, che solleva pesanti incertezze in Medio Oriente e tensioni tra gli stessi alleati occidentali. Una scelta che cancella l’intesa raggiunta dal suo predecessore alla Casa Bianca, Barack Obama, dopo anni di negoziati e sottoscritta da alleati europei, Gran Bretagna, Francia e Germania, oltre che da Cina e Russia.

L’imbarazzo degli alleati
Parigi, Berlino e Londra hanno fino all’ultimo cercato di persuadere Trump a non uscire dal patto e a cercare semmai di migliorarlo, nonostante i crescenti segnali negativi in arrivo dal Presidente che ha ripetutamente denunciato l’accordo come «folle» e «disastroso». E hanno subito criticato Trump: il presidente francese Emmanuel Macron, a nome anche di Gran Bretagna e Germania, ha espresso «rammarico» e affermato che «il regime internazionale contro la proliferazione nucleare è in gioco». Soddisfazione ha al contrario espresso il premier israeliano Benjamin Netanyahu, da sempre nemico dell’intesa, mentre l’esercito ha dato istruzione alle autorità pubbliche delle Alture del Golan (nel nord del paese) di aprire i rifugi e di tenerli pronti per la popolazione «a causa di attività irregoalri delle forze iraniane in Siria». «Gli Stati Uniti si ritireranno dall’accordo», ha dichiarato Trump dalla Diplomatic Room della Casa Bianca in un discorso di dieci minuti.

Sanzioni per chi fa affari con l’Iran
«Oggi firmo un memorandum che comincerà a far scattare le più dure sanzioni contro il regime». Altri paesi che facciano business con il regime potranno essere «sanzionati». Il Presidente, senza fornire nuove prove, ha affermato che l’accordo non ha aiutato la pace, né impedito agli iraniani di continuare ad arricchire uranio. Trump si è limitato a citare fonti di intelligence israeliane che denunciavano vecchi programmi nucleari segreti iraniani. E ha aggiunto che pur rispettando l’intesa - un rispetto certificato dai suoi stessi consiglieri - Teheran potrebbe arrivare alla soglia di arsenali atomici. «Gli Stati Uniti non minacciano a vuoto e quando faccio promesse le mantengo», ha concluso ricordando il suo impegno elettorale a cancellare l’accordo.

Lo «spiraglio negoziale» di Trump
Trump ha mantenuto teoricamente uno spiraglio negoziale: «Lavoreremo con gli alleati per trovare una vera soluzione alla minaccia nucleare iraniana, compreso il loro programma missilistico e l’attività terroristica e minacciosa nel Medio Oriente». Ma ha ammonito che se l’Iran continuerà su una strada di sfida «si scontrerà con i problemi maggiori che ha mai visto». L’attenzione, prima ancora che al futuro della diplomazia, si sposterà adesso ai dettagli di come l’annunciato ritiro dall’accordo e il ritorno delle sanzioni americane verranno messe in pratica. Un documento del Tesoro Usa era atteso in nottata. Gli scenari possibili hanno tenuto nelle ultime ore sulle spine gli alleati. Una «soft exit» prescrive sanzioni a Banca centrale e export petrolifero iraniani, poi nel mirino finiscono istituzioni finanziarie che abbiamo transazioni con Teheran. Ci potrebbe però essere una fase di transizione, teoricamente anche fino a 90 o 180 giorno, per dar tempo ad aziende globali coinvolte in operazioni iraniane di disimpegnarsi e perché vere sanzioni entrino in vigore. Una «hard exit», invece, accelera al massimo la cancellazione di ogni esenzione.

Gli effetti per le imprese
La posta in gioco, qualunque siano i dettagli, per molte grandi aziende europee, francesi, tedesche, britanniche e anche italiane, è molto elevata. Hanno marciato molto più celermente verso investimenti e business con l’Iran rispetto a rivali statunitensi. Total ha un progetto da un miliardo di dollari per sviluppare giacimenti di gas naturale offshore e spera di poterlo mantenere perché lo ha separato da attività americene, evitando per esempio software e coinvolgimento di dipendenti negli Stati Uniti. Se necessario potrebbe trasferire la maggioranza della sua joint venture locale ai partner cinesi di Cnpc. Royal Dutch Shell vanta un contratto per tecnologie petrolchimiche, Renault per produrre vetture e Airbus per consegnare decine di velivoli che hanno componenti soggette a possibili limitazioni statunitensi. Tra le società americane, Boeing ha in forse progetti multimiliardari.

La reazione di Rohani all’annuncio di Trump (Epa)

Dura reazione di Rohani: mossa «illegale e illegittima»
Non si sono fatte attendere le reazioni dei «diretti interessati». Teheran «non abbandonerà l’accordo» che gli Usa «non hanno mai rispettato», ha affermato il presidente iraniano Hassan Rohani in diretta Tv. Rohani ha aggiunto che l’Iran continuerà ad andare avanti sull’intesa con gli altri firmatari. In ogni caso «c’è poco tempo per iniziare i negoziati per mantenere in piedi l’accordo» con gli altri partner senza gli Usa. Se i negoziati fallissero, «ho dato disposizione all’Agenzia per l’energia atomica iraniana di essere pronta a riprendere l’arricchimento dell’uranio come mai prima, già nelle prossime settimane». La presa di posizione di Trump, secondo la Tv ufficiale iraniana, è «illegale, illegittima e lesiva degli accordi internazionali».

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