Crisi Usa-Iran

Iran, l’ayatollah Khamenei attacca gli Usa e boccia qualsiasi dialogo sul nucleare

È il suo primo intervento alla preghiera del venerdì dal 2012. Durissimo contro Trump definito “pagliaccio”


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(AFP)

2' di lettura

Attacchi frontali. Donald Trump è un «pagliaccio» che finge di sostenere il popolo iraniano ma poi lo «colpirà alle spalle con un pugnale velenoso». E poi ancora: «I nemici hanno collocato il tumore di Israele nella regione dell'Asia occidentale», creando «una minaccia permanente per i Paesi della regione». La Guida suprema di Teheran Ali Khamenei pronuncia frasi durissime durante il suo sermone del venerdì, dopo che il presidente americano ha dichiarato - anche con un tweet in lingua farsi - di supportare le manifestazioni contro la Repubblica islamica.

Inevitabilmente distrutta anche la tessitura sull'accordo nucleare. Khamanei ha escluso possibilità di collaborazione: «Ho detto sin dall'inizio che non ho alcuna fiducia nel dialogo con l'Occidente sulle nostre attività nucleari e nei gentiluomini che siedono ai tavoli negoziali e vestono guanti di seta sulle loro mani di ferro. Sono al servizio degli Stati Uniti. Il dialogo con loro è un inganno».

L'intervento dell'ayatollah Ali Khamenei, che presiede la grande preghiera del venerdì, ha un forte significato simbolico. L'ultima volta che Khamenei tenne il sermone durante le preghiere del venerdì fu nel febbraio del 2012, sempre in occasione di proteste, all'epoca diffuse in tutto il Medio Oriente. L'intervento di Khamanei avviene in ragione delle gravi tensioni nazionali e internazionali che investono l'Iran. Negli ultimi anni Khamenei ha officiato la grande preghiera musulmana solo in periodi di crisi: lo fece nel 2009, in concomitanza con le proteste contro la rielezione di Mahmoud Ahmadinejad alla guida del Paese; e poi nel 2011 per la “primavera araba”.

L'ayatollah ha dichiarato che «nelle ultime due settimane ci sono state giornate amare e dolci, un punto di svolta nella storia. I due grandi avvenimenti dei funerali del generale Qassem Soleimani e del giorno in cui l'Iran ha attaccato le basi Usa sono stati 'Giorni di Allah'. I due episodi, miracoli delle mani di Allah, hanno mostrato il potere di una nazione che ha dato uno schiaffo in faccia agli Usa e che la volontà di Allah è continuare il cammino e conquistare la vittoria».

In seguito alle manifestazioni antigovernative dei giorni scorsi seguite all'abbattimento dell'aereo iraniano, Khameini vuole dimostrare di avere ancora il pieno sostegno del popolo; il presidente iraniano Hassan Rouhani ha nuovamente difeso la sua politica di apertura internazionale, «difficile, ma possibile». La Guida Suprema ripete invece che non ci si deve fidare degli occidentali proibendo qualsiasi negoziato con l'amministrazione Trump.

Intanto, con molti giorni di ritardo, è stata diramata la notizia del ferimento di 11 soldati americani, ricoverati in ospedale in seguito all'attacco missilistico iraniano alla base irachena di Al-Asad. Lo ha confermato alla Cnn il capitano Bill Urban, portavoce del comando centrale degli Stati Uniti, che sovrintende alle truppe in Medio Oriente. Il Pentagono, all'indomani dell'attacco, aveva affermato che vi erano stati danni alle strutture ma non alle persone.

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