l’ira della piazza

Iran, proteste contro Khamenei: dimettiti. Trump: «No a un massacro di manifestanti»

Dopo l’annuncio dell’abbattimento dell’aereo ucraino è esplosa la rabbia contro il regime di Teheran. Alla guida suprema si chiede un passo indietro


L'Iran ammette: "L'aereo e' stato abbattuto per errore"

3' di lettura

Un Iran che solo pochi giorni fa, nelle gigantesche commemorazioni per il generale Qassem Soleimani, era sembrato ricompattarsi davanti al nemico americano, è scosso ora da nuove proteste contro il regime, colpevole ai loro occhi non solo per l’abbattimento involontario del Boeing ucraino, ma anche per aver cercato di tenere nascosta la verità per almeno tre giorni. Scontri sono avvenuti sabato 11 gennaio sera a Teheran, quando la polizia ha usato gas lacrimogeni e ha caricato per disperdere una folla che scandiva slogan contro la Guida suprema, Ali Khamenei, contro le Guardie della rivoluzione e contro la stessa Repubblica islamica.

«Comandante, dimettiti»
«Comandante supremo delle forze armate, dimettiti», hanno gridato i manifestanti radunatisi davanti all’università Amir Kabir, dove molte delle vittime del volo PS-752 della Ukraine International Airlines avevano studiato. E poi: «Referendum per la Costituzione». Un chiaro appello ad un cambiamento del sistema di governo religioso. Alcuni testimoni hanno riferito via social media che i dimostranti hanno poi cominciato a marciare lungo il Viale Hafez, su cui si affaccia l’ateneo, mentre alcuni video hanno mostrato persone che correvano nelle strade attorno all’università. Molte celebrità locali, tra cui artisti, gente del cinema ed atleti hanno postato sulle proprie pagine Twitter e Instagram messaggi di solidarietà con le vittime e critiche al sistema. La regista e attrice Rakhshan Banietemad aveva annunciato per domani un raduno sulla Piazza Azadi al quale avrebbero dovuto partecipare molti suoi colleghi, ma poi ha cancellato l’iniziativa in seguito, ha spiegato, a «un duro monito delle forze di sicurezza».

La rabbia dopo l’annuncio
La rabbia è esplosa al tramonto, dopo una giornata trascorsa dalla maggior parte degli iraniani in stato di shock per l’ammissione della responsabilità dei Pasdaran nell’abbattimento dell’aereo. Mentre via Internet continuavano a circolare le fotografie dei 145 iraniani - compresi quelli in possesso anche della cittadinanza canadese - morti nello schianto. Volti sorridenti di uomini e donne simboli del successo della diaspora iraniana, studenti e affermati professionisti, che tornavano in Occidente dopo le vacanze natalizie nel Paese d’origine. Tra le immagini, anche una in abito da sposa di Sara Momeni con il marito Siavash, che erano tornati in Iran proprio per il matrimonio. Così come un’altra coppia, Arash e Puneh. Mentre la gente nei giorni scorsi si commuoveva per loro, nessun messaggio di cordoglio arrivava dalle autorità, impegnate a smentire ogni coinvolgimento nella tragedia.

Trump: «No a un altro massacro»
«Il governo dell’Iran deve consentire ai gruppi per i diritti umani di monitorare e riportare i fatti dal terreno sulle proteste in corso da parte del popolo iraniano. Non ci può essere un altro massacro di manifestanti pacifici né un blocco di internet. Il mondo sta guardando», ha twittato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump

Il cambio di linea sull’abbattimento
A decidere che la verità non poteva più essere negata è stata la Guida suprema in persona, Ali Khamenei, dopo una riunione svo del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale durante la quale, secondo quanto riferiscono fonti ufficiose, ci sono stati non pochi momenti di tensione. Il repentino cambiamento di rotta da parte dei vertici dello Stato ha lasciato interdetti anche alcuni fra i seguaci più fedeli della Repubblica islamica.

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