scontri con i manifestanti nel sud

Iran, regime sotto assedio. Proteste, il governo smentisce ci siano vittime. L’India verso blocco dell’acquisto di petrolio

di Vittorio Da Rold

(REUTERS)

5' di lettura

Tutta impegnata sul fronte della crisi dei migranti, l'Unione europea si è dimenticata del negoziato sul nucleare con l'Iran le cui residue speranze di rimanere in vita rimangono in sostanza nelle mani di Bruxelles dopo il ritiro dall'accordo degli Stati Uniti.

Intanto a Teheran hanno iniziato a circolare dei video che sembrano mostrare le forze dell'ordine iraniane aprire il fuoco su una folla di manifestanti. Le proteste, originate dalla scarsità d'acqua, si sono svolte a Khorramshar, circa 650 chilometri a sud-ovest di Teheran. Secondo alcune fonti, ci sarebbe stata una vittima, ma la notizia è stata smentita dal ministro degli Interni iraniano, Abdolreza Rahmani Fazli, che ha ammesso che ci sono stati degli spari durante le proteste di iera sera a Khorramshahr, nel sud dell'Iran, ma afferma che non risultano vittime. Le proteste arrivano dopo tre giorni di manifestazioni a Teheran, durante le quali i manifestanti si sono scontrati con la polizia all'esterno del parlamento. Anche in questo caso gli agenti hanno sparato lacrimogeni contro la folla. Le manifestazioni hanno portato alla chiusura temporanea del Grand Bazaar della città.

Loading...

La crisi economica avanza sull'onda della nuove sanzioni americane che, sebbene non ancora in vigore, cominciano già a mordere il tenore di vita degli iraniani e a destabilizzare la vita del Gran Bazar di Teheran.
Tre giorni di proteste hanno fatto chiudere i battenti la settimana scorsa nel Gran Bazar di Teheran, cuore pulsante dell'economia del paese medio-orientale con centinaia di negozianti arrabbiati che denunciavano una continua perdita di valore della valuta iraniana. Inoltre l'India potrebbe decidere di non acquistare più a novembre petrolio iraniano così come richiesto dall'amministrazione Trump e dal suo consigliere per la Sicurezza Nazionale, il falco John Bolton.

Le proteste del Bazar
Lo sciopero dei bazarì, così vengono chiamati i mercanti del Bazar, è una grande sfida per il governo Rouhani perché quando i mercati si schierarono con Khomeini nel 1979 ne decretarono la vittoria sullo Scià Reza Pahlavi costretto da lì a poco alla fuga.
Il regime khomeinista, dopo quasi quaranta anni al potere, è in crisi e rischia il regime change? No, la maggioranza degli analisti si aspettano che la leadership sopravviverà nonostante le lotte intestine e problemi economici crescenti. Tuttavia, le proteste del fine settimana hanno acquisito rapidamente terreno, con la gente che urlava slogan contro l'autorità iraniana, il leader supremo Ayatollah Ali Khamenei I mercanti del bazaar, per lo più fedeli alla leadership dalla Rivoluzione Islamica del 1979, sono molto arrabbiati per quello che considerano la risposta confusa del governo Rouhani alla crisi economica, che, a loro dire, ha fatto impennare i prezzi e reso quasi impossibile il commercio.

Il calo del rial
Il rial ha perso il 40% del suo valore dal mese scorso, quando il presidente Donald Trump si è ritirato dall'accordo nucleare iraniano del 2015 e ha annunciato sanzioni draconiane a Teheran. Queste includono il blocco della vendita internazionale del petrolio iraniano, la principale fonte di reddito di Teheran, una minaccia mortale per Teheran.

«Il paese è sotto pressione da proteste interne e da sanzioni esterne. Ma sembra che non ci sia un piano coerente di gestione delle crisi per controllare la situazione», ha detto alla Reuters un funzionario vicino a Khamenei. Il pieno impatto del ritiro di Trump dall'accordo nucleare e la mossa di Washington per impedire ai paesi stranieri di fare affari con l'Iran, potrebbe restare ancora poco chiaro per mesi. I firmatari europei sperano di salvare l'accordo - in base al quale la maggior parte delle sanzioni è stata revocata e l'Iran ha frenato il suo programma nucleare - ma ci sono dubbi che possano mantenerlo in vita. Le compagnie francesi Total e Peugeot, ad esempio, hanno dichiarato che si ritireranno dal mercato iraniano piuttosto che rischiare di essere escluse dal sistema finanziario statunitense, dal momento che Washington minaccia di punire chiunque interferisca con la sua politica sanzionatoria verso l'Iran.
L'Iran ha incolpato le sanzioni statunitensi per la caduta del rial, dicendo che le misure equivalgono ad una guerra «politica, psicologica ed economica» su Teheran. In realtà le sanzioni stanno mettendo in luce i nodi strutturali dell'economia iraniana.

Washington chiede che tutti i paesi pongano fine alle importazioni di greggio dall'Iran entro il 4 novembre, colpendo le vendite di petrolio che generano il 60% del reddito del paese. L'Iran ribatte che questo livello di tagli non accadrà mai ma intanto Trump ha chiesto all'Arabia saudita di aumentare la produzione per sopperire al vuoto lasciato da Iran e Venezuela.

L’economia è in caduta
Il Gran bazar di Teheran è tradizionalmente il più grande alleato finanziario dell'establishment e ha contribuito a finanziare la Rivoluzione di Khomeini del 1979. Ma mentre le grida di “Morte al dittatore” riecheggiavano i canti di “Morte allo Scià” di quattro decenni fa nel bazar, analisti e addetti ai lavori escludevano ogni possibilità che l'Iran fosse di nuovo sull'orlo di un cambiamento sismico nel suo panorama politico. «Con una forte pressione economica contro di noi, le proteste non moriranno facilmente», ha detto un diplomatico iraniano in Europa alla Reuters.
La polizia e le forze di sicurezza hanno mantenuto una forte presenza nell'area dopo giorni di scontri con i manifestanti. Anche se i funzionari dicono che il bazar ha ripreso la normale attività, la crisi dei rial e i suoi riverberi politici sono sicuramente lontani dall'essere finiti.
I video sui social media hanno mostrato proteste continue in diverse città, con alcuni partecipanti che chiedevano apertamente il cambio di regime. Il governo moderato del presidente Hassan Rouhani ha cercato di fermare la svalutazione con una combinazione di minacce e rassicurazioni, ma molti iraniani sono rimasti scettici.

«La caduta del rial sta frenando i miei affari. Il costo delle importazioni è salito alle stelle. Se continua, non potrò continuare la mia attività», ha detto Reza, un negoziante del bazar che si è rifiutato di dare il suo nome completo. Nonostante le esortazioni all'unità di Khamenei, sono emerse pesanti divisioni tra l'élite iraniana al potere, con i falchi che chiedevano elezioni anticipate e criticavano Rouhani per la cattiva gestione economica. Le lotte per il potere e tra fazioni sono endemiche in Iran, dove i sostenitori della linea di condotta del leader supremo, come le guardie rivoluzionarie e la magistratura, si scontrano con il presidente, e i riformisti nelle istituzioni elette come il parlamento.

Che succederà ora? Ci potrebbero essere elezioni anticipate in Iran mentre i falchi osteggiano il dialogo con Donald Trump per non dare il vantaggio elettorale al presidente in carica Rouhani di aver riaperto il dialogo con “Il Satana americano” secondo la famosa espressione di Khomeini.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti