la minaccia di teheran

Iran, Rohani: «Usa fuori dall’accordo sul nucleare? Se ne pentiranno»


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2' di lettura

Gli Stati Uniti d’America dovranno fare i conti con uno «storico pentimento» se se ritireranno dall’accordo sul nucleare in Iran firmato nel 2015 tra Teheran e l’Occidente. Si è espresso in questi termini il presidente iraniano Hassan Rohani, secondo quanto riferisce al Jazeera.
In un discorso alla nazione, trasmesso in Tv, Rohani ha detto che l’Iran ha in programma piani per far fronte a qualsiasi decisione del presidente degli Usa Donald Trump che ha più volte affermato pubblicamente di volersi ritirare dall’accordo sul nucleare iraniano.

Le mosse di Uk, Francia e Germania
Una posizione che complica non poco il quadro dello scacchiere geopolitico globale. Gran Bretagna, Francia e Germania, infatti, sembrano intenzionate a mantenere gli impegni sull’accordo nucleare ma, nel tentativo di tenere dentro Washington, sono pronti a rivedere i dettagli sui programmi iraniani per i missili balistici, le attività nucleari di Teheran oltre il 2025 (quando le disposizioni chiave dell’accordo scadranno) e il ruolo persiano in alcune crisi mediorientali, come quelle di Siria e Yemen.

Rohani: «Da Trump parole non logiche»
«Ci sono solo uno Stato, un piccolo Paese e un regime che sostengono che l’accordo sul nucleare con l’Iran è stato un errore e sono gli Stati Uniti, l’Arabia Saudita e Israele», ha detto Rohani durante il discorso tenuto a Sabzevar, nella provincia di Khorasan Razavi, trasmesso dalla Tv di Stato. Le dichiarazioni dell’inquilino della Casa Bianca durante i suoi finora 15 mesi di mandato nelle quali sostiene che l’accordo è il peggiore mai firmato «non sono logiche», ha proseguito Rohani. «L’Iran non terrà colloqui con nessuno sui suoi meccanismi di difesa e non sono affari di nessuno conoscere le nostre decisioni su come ci difenderemo», ha aggiunto. L’annuncio di Trump sull’accordo è atteso per il 12 maggio.

La reazione israeliana: «Blocchiamoli sul nascere»
Torna intanto a farsi sentire Israele, sempre più determinato a «bloccare sul nascere la aggressività iraniana, anche se ciò includesse una lotta. Meglio adesso che in una fase posteriore», ha affermato all’apertura del consiglio dei ministri il premier Benyamin Netanyahu. Il riferimento era a trasferimenti recenti dall’Iran in Siria di «armi sofisticate destinate a colpirci, compresi droni d’attacco, missili terra-terra e sistemi iraniani di contraerea che minacciano i nostri velivoli. Paesi che non erano pronti ad agire per tempo di fronte ad attacchi micidiali contro di loro hanno in seguito pagato prezzi molto più elevati. Noi non cerchiamo una escalation - ha assicurato Netanyahu - ma ci teniamo pronti a ogni sviluppo».

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