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Iran, sanzione dall’Ue. La replica: reagiremo. Alessia Piperno forse spostata da Evin prima dell’incendio

Nel carcere di Ervin otto vittime detenute per un incendio nella sezione speciale dei condannati per rapine e reati finanziari

Aggiornato il 17 ottobre alle ore 18:23

Manifestazione a sostegno delle donne iraniane davanti allo European Convention Center in Lussemburgo (Epa)

3' di lettura

Forse Alessia Piperno, la giovane italiana arrestata a Teheran il 28 settembre, non era già più nel carcere di Evin quando è scoppiato l’incendio di sabato scorso. Secondo quanto apprende Lapresse, infatti, martedì 11 ottobre alle 6 di mattina un’auto con targa diplomatica ha prelevato una donna straniera che si trovava rinchiusa nel carcere di Evin. La donna era completamente coperta da un chador nero, accompagnata da due guardie di sesso femminile che la reggevano sottobraccio. Potrebbe trattarsi di Alessia Piperno. Secondo quanto conferma Karimi Davood, presidente dell’associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia, la ragazza sarebbe stata trasferita per tutelarla fisicamente dall’incendio e dai tafferugli scoppiati lo scorso sabato che, secondo quanto si apprende, erano già pianificati. La giovane sarebbe stata trasferita nel penitenziario centrale della Grande Teheran, detta anche Fashafouyeh, a 32 km dalla città.

Le sanzioni Ue

Il Consiglio Affari Esteri dell’Ue, a quanto si apprende, ha approvato un pacchetto di sanzioni all’Iran legato alle repressioni delle ultime proteste. Le misure restrittive colpiranno undici persone e quattro entità iraniane. Saranno soggetti al divieto di rilascio del visto e al congelamento dei beni da parte dell’Ue. Tra i destinatari delle sanzioni c’è “la cosiddetta polizia morale, una parola che non è davvero appropriata quando si vedono i crimini che vengono commessi”, ha detto la ministra degli Esteri tedesca Annalena Baerbock. La replica non si è fatta attendere. “L’Iran reagirà in modo proporzionale e reciproco” se saranno adottate dall’Unione europea (Ue) sanzioni contro Teheran per le proteste in corso da oltre un mese nel Paese. Lo ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Nasser Kanani, come riporta Mehr, invitando Bruxelles ad avere un atteggiamento “ragionevole” con Teheran. “Impediamo loro di avere un comportamento irragionevole e intrusivo”, ha affermato Kanani riguardo alle sanzioni che l’Ue ha fatto sapere di volere imporre sull’Iran per la repressione delle dimostrazioni in corso.

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La situazione nel Paese è critica. Sono otto i detenuti morti nell’incendio scoppiato nel carcere iraniano di Evin a Teheran, secondo il nuovo bilancio fornito dalle autorità giudiziarie. “Tutti i morti erano rapinatori condannati”, ha detto la fonte dell’Afp. Altri 61 detenuti sono rimasti feriti in seguito agli scontri e all’incendio scoppiati nella notte tra sabato e domenica nel famigerato carcere. Secondo l’agenzia di stampa ufficiale Irna i detenuti si trovavano nella sezione speciale dei condannati per rapine e reati finanziati e sono morti a causa delle inalazioni del fumo provocato nell’incendio appiccato nel laboratorio di cucito del carcere.

Dieci dei feriti sono stati ricoverati in ospedale, mentre gli altri 51 nell’ambulatorio del carcere, in un’altra sezione del quale sarebbe stata detenuta l’italiana Alessia Piperno, arrestata il 28 settembre scorso nell’ambito delle manifestazioni contro il regime di Teheran. La Piperno, comunque, «sta bene», avevano riferito fonti della Farnesina, che è in contatto con l’ambasciata italiana a Teheran.

Secondo l’Irna, durante gli scontri e l’incendio, alcuni prigionieri hanno tentato di fuggire, ma sono stati bloccati.

Iran, incendio nel carcere di Evin: quattro detenuti morti e 61 feriti

Scontro a distanza Usa-Iran

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha condannato la repressione messa in atto dalle autorità iraniane e il Dipartimento di Stato ha detto di considerare l’Iran «pienamente responsabile della sicurezza dei nostri cittadini detenuti ingiustamente, che dovrebbero essere rilasciati immediatamente».

La risposta di Teheran al presidente Usa non si è fatta attendere. «L’Iran non sarà indebolito dalle interferenze e dalle dichiarazioni di un politico esausto», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Nasser Kanani.

Biden, scrive il portavoce su Instagram, ha ancora una volta sostenuto le «rivolte» in Iran. «La vostra abitudine è di abusare di situazioni di disordine, ma ricordate: qui c’è l’Iran», ha intimato Kanani rivolgendosi al presidente Usa.

L’appello dei Radicali italiani

«Vogliamo avere notizie sulle condizioni di Piperno e Djalali. Chiediamo al nostro governo, al nostro Ministro degli esteri Luigi DI Maio, di convocare immediatamente l’ambasciatore iraniano in Italia per formalizzare la nostra opposizione al regime teocratico di Teheran, che si sta macchiando di indicibili crimini contro i propri cittadini e, soprattutto, contro le proprie cittadine». Così Massimiliano Iervolino, Giulia Crivellini e Igor Boni, segretario, tesoriera e presidente di Radicali Italiani.

«La strage terrificante al carcere di Teheran è solo l’ultimo episodio di una striscia di sangue che deve finire, cessare, insieme al regime repressivo iraniano. Vogliamo notizie sulle condizioni di salute di Alessia Piperno e Ahmad Reza Djalali (ricercatore iraniano con anche cittadinanza svedese che ha lavorato in all’Università del Piemonte Orientale), tutti e due reclusi nella struttura dove è scoppiata la rivolta. All’ambasciatore vorremmo dire che il mondo intero dovrebbe inchinarsi di fronte al coraggio e alla forza delle donne iraniane. Un esempio che deve insegnare a tutti noi il valore della libertà e della lotta per la libertà», concludono.

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