ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’audizione del ministro degli Esteri

Iran, Tajani: «Esecuzioni punto di non ritorno, chiediamo stop immediato»

Intanto l’ambasciatore iraniano a Roma difende la pena capitale ed evoca l’accordo sul nucleare: «Era ed è alla portata, ritardi colpa dell’Occidente»

di Manuela Perrone

(IMAGOECONOMICA)

4' di lettura

«Una brutale e crescente repressione che lascia sgomenti. Esecuzioni capitali, torture in carcere, gravissime violazioni dei diritti umani. Quanto sta succedendo in Iran è inaccettabile». Parola del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, intervenuto in audizione giovedì 12 gennaio davanti alle commissioni Affari esteri di Camera e Senato. A quattro mesi dalla morte di Mahsa Amini, avvenuta nei locali della polizia morale dopo che la giovane era stata fermata per qualche ciocca di capelli che fuoriusciva dal velo, le proteste nel Paese non si arrestano, ma la reazione del regime è sempre più violenta.

«Porre subito fine alle violenze»

L’audizione di Tajani è arrivata all’indomani della «ferma condanna e personale indignazione» espressa dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante l’incontro con l’ambasciatore iraniano a Roma, Mohammad Reza Sabouri, ricevuto al Quirinale per la presentazione delle lettere credenziali. Tajani, che nel faccia a faccia con l’ambasciatore il 28 dicembre aveva già manifestato l’indignazione italiana, ha rinnovato, a nome del governo, la sollecitazione del capo dello Stato a «porre subito fine alle violenze». «Abbiamo chiesto a Teheran di mostrare un vero cambiamento di atteggiamento, nei fatti il segnale richiesto purtroppo non è arrivato. Le autorità insistono nella cieca repressione e nel ricorso arbitrario alla pena capitale, rendendo sempre più difficile il recupero di un dialogo costruttivo».

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Esecuzioni «punto di non ritorno»

Il titolare della Farnesina ha ripetuto quanto ha scandito Mattarella all’ambasciatore: «Il rispetto con cui l’Italia guarda ai partner internazionali e ai loro ordinamenti trova un limite invalicabile nei principi della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo». «Rispondere al dissenso con la forca è assurdo», ha sottolineato Tajani. «La linea rossa è stata superata con le condanne a morte». Sono state già quattro tra l’8 dicembre e il 7 gennaio. Il ricorso alla pena di morte «è un punto di non ritorno». Le aggressioni mortali ai manifestanti, anche. Non a caso il ministro ha voluto ricordare Mhedi, l’ex studente di farmacia a Bologna entrato in coma e morto dopo i pestaggi in carcere, insieme a Sahand, Mahan, Monoucher, Mohammad Boroughani, Mohammad Ghobadlou, Saman, Fahimen: la lunga lista di persone, in gran parte giovanissime, che sono state condannate a morte.

Pieno impegno dell’Italia per la moratoria universale

L’Italia, «patria di Beccaria», considera la pena di morte «un trattamento inumano e digradante in qualunque circostanza». Per questo Tajani ha rivendicato il pieno impegno del nostro Paese per la moratoria universale sulle esecuzioni capitali e l’aumento dei Paesi a favore «da 123 a 125» nel voto, lo scorso dicembre, della risoluzione biennale dell’assemblea generale.

Il nodo dell’accordo sul nucleare

A livello europeo Tajani ha confermato che si sta lavorando a un quarto pacchetto di sanzioni, dopo i tre già adottati dal Consiglio dei ministri degli Affari esteri. All’ultimo del 12 dicembre, in particolare, sono state affrontate anche le altre questioni “sensibili”, come quella delle forniture iraniane di droni alla Russia («Ci preoccupa il progressivo allineamento dell’Iran a Mosca», ha riconosciuto il ministro) e come quella dell’accordo sul nucleare. Qui Tajani ha invece auspicato che le discussioni possano riprendere. Anche per questo ha rinnovato nelle conclusioni la richiesta alle autorità iraniane di «ascoltare il popolo» e il sostegno alle donne e agli uomini che «stanno rischiando la vita in nome dei loro diritti e del loro futuro».

Ma «nessun baratto tra diritti e negoziato»

Alle affermazioni della deputata Pd Laura Boldrini, che ha chiesto di non barattare i diritti umani per il negoziato sul nucleare, Tajani ha replicato: «Non c'è alcun baratto tra diritti e dialogo sul nucleare, sono due cose differenti. Nessun baratto ma, essendo lo stesso Paese, non si può non dire non parliamo con il Paese, non parliamo con l'Aiea. Se si stesse costruendo la bomba atomica non sarebbe una cosa trascurabile e infatti il mondo intero sta dialogando». «L’Italia è in prima fila - ha continuato il ministro - e agisce con la necessaria gradualità, in crescendo. Speravo che la liberazione di Alessia Piperno fosse un segnale, ma così non è stato. Le relazioni diplomatiche non si interrompono da soli ma quando c'è un accordo generale».

La difesa dell’ambasciatore: «Esecuzioni dopo processi equi»

Era stato lo stesso ambasciatore iraniano, qualche ora prima nella sua prima conferenza stampa in Italia, a evocare l’accordo sul nucelare: «Era ed è alla nostra portata, i ritardi nei negoziati sono responsabilità dell’Occidente». Sulla repressione nessuna marcia indietro, anzi, la totale difesa dell’azione del regime, la negazione degli stupri in carcere e l’insinuazione sulla presenza di «agenti» di Paesi stranieri infiltrati nelle manifestazioni. «Non scambieremo la nostra indipendenza e sicurezza con niente», ha detto Mohammad Reza Sabouri. «Non saremo satelliti di nessuno. Se a qualcuno piace stare agli ordini degli Stati Uniti ciò non ha niente a che fare con noi». E ancora: «In base alle nostre leggi la pena capitale è autorizzata per i reati più gravi. Le persone condannate hanno avuto un processo equo con tutte le garanzie legali e dopo tutte le verifiche opportune e necessarie sono state condannate a morte». D’altronde, la guida suprema dell’Iran, Ali Khamenei, insiste: «Il complotto dei nemici è fallito e questo è dovuto ai loro errori di calcolo».

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