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Iran, vince l’ultraconservatore Raisi. Affluenza sotto il 50 per cento

L’ultraconservatore ha vinto le presidenziali iraniane, come ampiamente previsto, in un voto segnato da un’affluenza molto bassa

dal nostro inviato Roberto Bongiorni

L’ultraconservatore Ebrahim Raisi (Afp)

2' di lettura

Teheran - Il copione è stato rispettato. Gli iraniani si sono svegliati con un nuovo presidente della Repubblica. Ebrahim Raisi, il falco conservatore sostenuto dal regime, dato per vincitore già da settimane.

Ancora una volta, l’Iran si trova dunque un membro del clero alla presidenza della Repubblica, con il turbante nero, segno distintivo della discendenza diretta dal profeta Maometto. Ma un chierico-magistrato, ultraconservatore, nemico delle manifestazioni e delle proteste giovanili.

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I dati ufficiali

Secondo i dati del ministero dell’Interno, Raisi ha raccolto 17,9 milioni di voti, il 61,9%. Agli altri tre candidati non sono rimaste che le briciole: 3,3, milioni di voti sono andati a Mohsen Rezai, conservatore sostenuto dai Guardiani della Rivoluzione. L’ex direttore della Banca centrale iraniana, il moderato Abdolnasser Hemmati, ha ottenuto 2,4 milioni. Il deputato oltranzista Amirhossein Hashemi-Ghazizadeh, infine, non sarebbe arrivato al milione di voti.

«Spero che il suo Governo, sotto la leadership della Guida Suprema ayatollah Ali Khamenei, porterà conforto e prosperità alla nazione. Spero anche che la sua amministrazione sia motivo di orgoglio per la Repubblica islamica e migliori l’economia e la vita della grande nazione dell’Iran», ha subito dichiarato Hemmati. Congratulazioni sono arrivate anche dal presidente uscente, il chierico moderato Hassan Rohuani, il cui mandato, dopo otto anni di presidenza, scade in luglio. Raisi, da parte sua, dopo aver incontrato Rouhani ha promesso che il nuovo governo farà ogni sforzo per risolvere i problemi del Paese.

Eppure non si tratta di un trionfo. Raisi è l’8° presidente della Repubblica islamica iraniana. Ma rischia di essere un “presidente dimezzato”. Orfano di quella corposa fetta dell’elettorato rappresentata dai giovani. Che in gran parte hanno boicottato il voto. In questo Paese di 82 milioni di abitanti l’età media è infatti di 27 anni. Il chierico-magistrato, 60 anni, accusato dai rivali di esser coinvolto nelle torture e nelle esecuzioni di migliaia di prigionieri politici nel 1988, e poi nella repressione delle manifestazioni del 2008-2009, e di quelle dell’autunno del 2019 ha un altro motivo di imbarazzo. Dal 2019 è stato messo sotto sanzioni dagli Stati Uniti proprio per gli episodi di cui è stato accusato.

Affluenza ai minimi

Gli occhi erano puntati sull’affluenza, il dato forse più importante, che con il 48,8% è stata la più bassa da quando è nata la Repubblica Islamica, nel 1979. Un dato che rischia di delegittimare non solo Raisi ma anche la leadership e rischia di aumentare lo scollamento con la società civile.

Finisce così l’era dei moderati, che avevano mantenuto la presidenza con Rouhani dal 2013 al 2021 (nel 2017 aveva ottenuto il 73%dei voti), e inizia un lungo periodo dominato dai conservatori e dagli oltranzisti. Nel febbraio 2019 avevano fatto incetta di seggi nelle elezioni parlamentari, ed oggi hanno anche il Governo guidato dal presidente

Il futuro dei negoziati sul nuclerare

E ora cosa c’è da attendersi? Con un dominio totale dei Conservatori, è presumibile un giro di vite sui diritti civili, sulla libertà di stampa ed un controllo sui media ancor più stringente. I negoziati sul nucleare, che stavano procedendo bene, potrebbero subire dei rallentamenti (anche se hanno avuto l’importante via libera della Guida suprema Khamenei). Una nuova era per l’Iran conservatore è cominciata. Ma, probabilmente, non nel migliore dei modi.


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