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Irap: avvocati esentati se si avvalgono di consulenti ed esperti

Essendo un ricorso che può ritenersi usuale non si concretizza l’ipotesi di autonoma organizzazione

di Massimo Romeo


Anno giudiziario: sit-in avvocati, escono durante cerimonia

3' di lettura

Una decisione della Commissione tributaria lombarda riguarda l’annosa questione dell’Irap per i professionisti.

Il caso in esame
La vicenda esaminata dai giudici milanesi (sentenza n. 379/2020) riguarda l'impugnazione da parte di una libera professionista, esercente l'attività di avvocato, del diniego di rimborso relativo all'Irap versata per un'annualità e reputata come non dovuta essendo attività professionale svolta in assenza di elementi di organizzazione eccedenti il minimo indispensabile per l'esercizio della stessa.

In particolare la ricorrente aveva evidenziato, a conforto del diritto al rimborso, che la propria attività era stata svolta con l'esclusivo apporto del lavoro proprio presso uno studio legale, di aver utilizzato per la propria attività solo i beni strumentali necessari per esercitarla adeguatamente (computer, telefono, fax e internet), di aver svolto la stessa in assenza di qualsiasi struttura organizzata esterna capace di produrre valore aggiunto, di aver avuto alle proprie dipendenze e per un periodo di tempo limitato una segretaria, cui erano state demandate funzioni meramente esecutive.

La definizione di autonoma organizzazione
La negazione del rimborso veniva essenzialmente fondata dall'Ufficio sulla definizione di autonoma organizzazione fornita da alcune pronunce della Corte di Cassazione in base alla quale andrebbe considerata rilevante, ai fini Irap, l'attività professionale che si sostanzia nell'organizzazione di capitali o lavoro altrui; secondo questa giurisprudenza l'iscrizione ad un albo professionale non vale di per sé ad escludere l'applicazione dell'Irap se sussiste un contesto organizzativo derivante dall'impiego di capitale e/o lavoro altrui, che potenzi l'attività intellettuale del singolo.

Nel caso di specie, secondo l'amministrazione finanziaria, vi erano sufficienti elementi che inducevano a ritenere l'esistenza in capo alla contribuente di una struttura autonomamente organizzata:
spese non irrilevanti per immobili, per lavoro dipendente, per compensi a terzi (prestazioni professionali).

Le pronunce precedenti
I giudici di primo e secondo grado erano stati concordi nel confermare la legittimità del diritto al rimborso da parte della professionista rigettando la visione e l'interpretazione proposta dall'Ufficio poiché alquanto restrittive ed ancorate ad una giurisprudenza di legittimità superata (Cassazione n. 3676/2007).

La sentenza dei giudici tributari

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L’opinione della Consulta
In particolare i giudici regionali richiamavano la Corte Costituzionale (n. 156/2001) la quale aveva già affermato e in via definitiva che l'Irap deve essere applicata anche ai lavoratori autonomi, tenendo però presente che non si tratta di una regola assoluta, ma solo dell'ipotesi ordinaria, nel senso che l'assoggettamento all'imposta costituisce la norma per ogni tipo di professionista, mentre l'esenzione rappresenta l'eccezione valevole soltanto per quelli privi di un qualunque apparato produttivo.

Le pronunce della Cassazione
Decisivo, poi, il successivo intervento delle Sezione unite della Cassazione(n. 9451/2016) il quale, con riguardo al presupposto impositivo, ha affermato che il requisito normativo dell'autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia sotto qualsiasi forma il responsabile dell'organizzazione e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità e di interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l'esercizio dell'attività in assenza di organizzazione , oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell'impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive .

Applicando questi principi alla fattispecie in esame, secondo i giudici, «le spese ed i compensi erogati a terzi, denunciati dalla contribuente, risultavano essere assolutamente nella norma, laddove è usuale per un avvocato, ad esempio, avvalersi di consulenti ed esperti per i casi a lui affidati in ambito professionale».

Per approfondire:
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