rinviata la funzione

Iran, il Pentagono frena Trump. Retromarcia sui siti culturali

Si parla di almeno 35 vittime nella ressa per la sepoltura del generale iraniano Soleimani. Nel frattempo il Pentagono smentisce Trump sull’attacco ai siti culturali


Chi era Qassem Soleimani

3' di lettura

È caos alla sepoltura di Soleimani, il generale ucciso lo scorso 3 gennaio, in corso nella sua città natale di Kerman. La calca che si è generata per l’evento ha causato, secondo la tv di Stato, un totale di almeno 50 vittime e 200 feriti. Altre fonti sostengono che non sia ancora emerso un bilancio dei morti, ma si parla comunque di numeri rilevanti. La cerimonia ha attirato decine di migliaia di persone, con un afflusso simile a quello (da record) per la marcia funebre del 6 gennaio. La ressa ha costretto le autorità a sospendere per alcune ore la funzione, poi ripresa.

Il Pentagono smentisce Trump
Nel frattempo, negli Usa, si aprono fronti di contrasto fra la Casa Bianca e i vertici militari. Il Pentagono ha smentito il presidente Usa Donald Trump, respingendo il suo proposito di attaccare «52 siti culturali» in Iran . Il segretario alla Difesa Mark Esper ha dichiarato che gli Usa «rispetteranno le leggi di un conflitto armato» , rifiutandosi di commettere crimini di guerra. E a proposito della minaccia di colpire i siti culturali, più tardi lo stesso Trump ha fatto marcia indietro, annunciando alla Casa Bianca di voler “rispettare la legge”.

Esper ha inoltre precisato pubblicamente che gli Usa «non hanno alcuna intenzione» di abbandonare il paese, replicando alle informazioni diffuse dall'agenzia Reuters su un presunto passo indietro delle truppe Usa dallo scacchiere medio-orientale. Il pressing per un ritiro delle truppe statunitensi è aumentato quando il parlamento iracheno ha approvato una risoluzione per chiedere a tutte le truppe straniere di lasciare immediatamente il paese. Ma un ritiro degli Usa sarebbe ora «la cosa peggiore» per l’Iraq - ha detto Donald Trump - e lascerebbe all’Iran una
influenza molto più grande.

La Nato ritira parte del personale
La Nato ritirerà temporaneamente una parte del personale attualmente in Iraq, secondo alcune fonti che confermano la decisione presa negli ultimi giorni. Ieri il segretario Nato Stoltenberg ha indicato che «la sicurezza del personale in Iraq è un’attenzione primaria e che l’Alleanza ha sospeso le attività di training sul terreno» di forze armate e di polizia del Paese.

La Germania ritira le sue truppe
Sul versante europeo si profilano i primi distinguo. La Germania ritirerà parte delle sue truppe schierate in Iraq nell’ambito della coalizione anti-Isis. Lo hanno annunciato il ministro degli Esteri Heiko Maas e il ministro della Difesa Annegret Kramp-Karrenbauer, con una lettera inviata lunedì alla Commissione degli Esteri. La decisione fa seguito alla bufera innescata dall'uccisione da parte degli Stati Uniti del comandante del Qods iraniano, Qassem Soleimani .
La cancelliera Angela Merkel e il presidente degli Usa Donald Trump hanno avuto un colloquio telefonico in serata, sulla situazione tesa relativamente a Iran e Iraq. I due leader hanno avuto inoltre «uno scambio anche sulla situazione attuale della Libia e sugli sforzi politici per
una soluzione del conflitto in questo Paese», concordando di «restare in contatto».

La Francia, a differenza della Germania, non ha intenzione di ritirare le proprie truppe dall’Iraq, secondo quanto riferiscono fonti del governo francese.

Circa 30 soldati di stanza a Baghdad e Taji saranno trasferiti in Giordania e in Kuwait, ha detto un portavoce del ministero della Difesa ad AFP, aggiungendo che il ritiro «inizierà presto».Il Parlamento iracheno ha votato una mozione che chiede il ritiro immediato delle truppe straniere dal suo territorio. I Verdi e le forze della sinistra nel Bundestag hanno chiesto il ritiro «più rapido possibile» dal paese.

Il governo tedesco sta cercando un dialogo diretto con le autorità di Iraq e Iran. «Nessuno vuole un impegno militare in Iraq contro la volontà del parlamento» ha dichiarato Maas, secondo quanto riporta il quotidiano Die Welt. Sempre secondo il Die Welt, non si tratterebbedi una sfida particolarmente ostica dal punto di vista logistico. Sono appena cinque i militari tedeschi di stanza presso il quartier generale della coalizione anti-Isis a Baghdad, mentre nel complesso di Taji 27 soldati stanno addestrando le forze irachene.

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