MEDIO ORIENTE

Perché l’Iraq sta precipitando nel caos

Paralizzato da proteste senza precedenti, il vuoto di potere e la corruzione stanno creando un terreno fertile per le cellule dell’Isis

di Roberto Bongiorni


Iraq, attentato alle forze speciali: 5 italiani feriti

3' di lettura

La cronaca irachena , purtroppo, è sempre particolarmente ricca. Quella recente racconta di oltre trecento civili uccisi da inizio ottobre dalle forze di sicurezza o milizie semi autorizzate. Racconta di un primo ministro messo in un angolo insieme al suo Governo da una protesta popolare che divampa in tutto il Paese. Una protesta senza precedenti, per numeri ma soprattutto perché coinvolge etnie e confessioni religiose diverse. La cronaca più recente racconta infine di un attentato contro un convoglio di forze speciali italiane nelle zone più sensibili del Kurdistan iracheno.

Un Paese dilaniato da guerre e guerriglie da quasi 40 anni
L’Iraq non ha mai smesso di esser un gigante malato. Porta ancora le ferite di 39 anni di guerre e guerriglie, susseguitesi quasi senza soluzione di continuità. Dal sanguinoso e lungo conflitto con l’Iran di Khomeini (1980-1988), costato la vita complessivamente a un milione di persone, all’invasione del Kuwait (1990) da parte del dittatore Saddam Hussein, alla successiva prima guerra del Golfo (1991). Poi fu il periodo dell’oil for food, del Paese allo stremo, senza farmaci e servizi di base, e delle purghe di Saddam contro le minoranze che avevano osato sollevarsi, in particolare gli sciiti. E poi ancora guerra, la seconda guerra del Golfo, il rovesciamento del regime, seguito da sette anni di insurrezione e terrorismo contro le forze straniere ma soprattutto contro i civili.

Due e tre anni di stabilità, piuttosto relativa (nel 2010 i sunniti si erano sollevati contro il governo del premier al-Maliki dando vita a manifestazioni represse nel sangue) ed infine l’avvento dell'Isis, il gruppo terroristico più ricco al mondo nato da quella costola della filiale irachena di al-Qaeda guidata dallo spietato Abu Mussab al-Zarqawi.
La crisi politica scoppiata tra Kurdistan Iracheno, regione di fatto autonoma da Baghdad, dopo il referendum (settembre 2017) che puntava ad avviare la regione verso la totale indipendenza, ha portato ancora più instabilità nell’area di Kirkuk, dove operano le forze speciali italiane con compiti di addestramento alle forze regolari irachene ma anche curde.

I problemi dell’Iraq e l’ingerenza dell’iran
In questo caos prevedibile il Paese è andato radicalizzandosi. Anche la maggioranza sciita, saldamente al governo, è divisa. Le discriminazioni contro la minoranza sunnita, pur ridotte, non sono state risolte. La corruzione è endemica, la presenza, meglio l’ingerenza, dell'Iran è ingombrante, le milizie sciite vicine a Teheran ormai agiscono nell’impunità quasi fosse riconosciuto a loro il rango di forze regolari al pari di esercito e polizia.

D’altronde Teheran non vuole assolutamente perdere la sua influenza su di un Paese che gli consente di avere un corridoio strategico che lo collega, passando attraverso Iraq e Siria, al Libano, dove gli Hezbollah sono suoi grandi alleati. Un corridoio che gli consente dunque di avere un accesso indiretto sul Mediterraneo.

Le cellule dormienti dell’Isis
Non stupisce che malgoverno, corruzione, e i vuoti di potere che si sono creati in diverse aree calde, rappresentino un terreno fertile per i gruppi estremisti islamici, prima fra tutti l’Isis.
Il team italiano stava svolgendo attività di addestramento, altrimenti definite “mentoring and training”, proprio in favore delle forze di sicurezza irachene impegnate nella lotta all'Isis. L’attentato è avvenuto intorno alle 11 locali di domenica, in una zona tra Kiruk e Suleymania, nel Kurdistan iracheno. Un’area fino al settembre 2017 controllata dai peshmerga curdi ed ora dall’esercito di Baghdad. Si tratta di una zona molto sensibile, dove operano i servizi segreti di alcuni Paesi, tra cui quelli turchi, ma dove anche l’Iran ha concreti interessi.
Nessuno ha rivendicato finora l’attentato. E per ora non si può escludere alcuna pista. Ma i sospetti cadono naturalmente sull’Isis.
Le sue cellule dormienti potrebbero aver compreso che il momento è maturo per seminare ancora violenza. Per aggiungere caos al caos. E provare a rialzare la testa dopo l’uccisione del loro leader.

Per approfondire:
Iraq: 5 militari italiani feriti in attentato nel Kurdistan iracheno
Iraq, attentato alle forze speciali: 5 italiani feriti (video)
Iraq, almeno 4 morti e 108 feriti durante proteste a Baghdad (video)

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