lettera al risparmiatore

Iren «gioca» le sue carte nel business dell’ambiente. Focus sulle attività regolate

di Vittorio Carlini


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La sede di Piacenza

5' di lettura

Spingere la crescita nel settore dell’ambiente. Inoltre: proseguire l’aumento del valore degli asset regolati (Rab). Ancora: continuare nell’efficientamento, soprattutto delle reti, e conseguire le sinergie previste. Infine: andare avanti nella crescita anche per linee esterne.

Sono tra le priorità di Iren a sostegno dell’attività. Il business, a ben vedere, nel primo trimestre del 2017 è stato caratterizzato da ricavi e redditività in aumento. Il fatturato si è assestato a 1,046 miliardi in rialzo del 18,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso esercizio. L’utile operativo, dal canto suo, è stato di 174,4 milioni a fronte dei 154,3 milioni di un anno prima.

Al di là, pero, dei numeri di conto economico il risparmiatore è interessato alle strategie di sviluppo. Tra i focus, per l’appunto, ci sono sinergie e maggiori efficienze. Queste, secondo quanto indicato nel business plan al 2021, dovrebbero apportare un contributo a livello di Ebitda, tra il 31/12/2016 e la fine arco di piano, intorno a 70 milioni. Si tratta di un valore non da poco. Orbene l’investitore, che può anche considerare plausibile il target in oggetto, esprime comunque una perplessità. Il timore è quello legato al cosiddetto rischio di esecuzione. Vale a dire: la società deve riuscire a concretizzare operativamente quanto indicato sulla carta. Iren smorza le perplessità. Il gruppo sottolinea che nel piano d’impresa 2016-2021, rispetto al quale i target finanziari sono confermati, le sinergie erano stimate intorno ai 100 milioni. Il fatto che siano scese a 70 milioni consegue al fatto che, lo scorso anno, ne sono state realizzate per circa 30 milioni. Una dinamica, indica la multi-utility, che dimostra come la società sia in grado di concretizzare quanto previsto. Ciò detto può però ulteriormente obiettarsi che la curva delle efficienze fisiologicamente si appiattisce. Cioè: più avanti si va è più c’è il rallentamento nella loro realizzazione. È vero, dice Iren. La quale, tuttavia, aggiunge: nel primo trimestre del 2017 il contributo al livello di Mol delle sinergie è stato di 4 milioni. Vale a dire un numero in linea con quanto stimato per ciascun anno: circa 15 milioni. Non solo. I progetti finalizzati al raggiungimento dell’obiettivo, indica sempre l’azienda, sono molteplici: dall’innovazione tecnologica delle reti all’internalizzazione di diverse attività fino alla maggiore selezione dei fornitori tramite bandi di gara. Una diversificazione dei programmi, viene sottolineato, che è ulteriore garanzia per il risultato finale. Anche a fronte di ciò, conclude Iren, sul tema sinergie non sussiste alcun particolare problema.

I TRIMESTRI DEL GRUPPO A CONFRONTO

In milioni di euro

Ma non è solo il tema delle efficienze. Lo sviluppo aziendale passa anche attraverso la crescita del business. Quali allora le principali strategie sotto quest’aspetto? Per rispondere è dapprima utile ricordare com è organizzato l’oggetto sociale di Iren. La multi-utility divide l’attività in quattro Business Unit (BU). La prima è la BU dell’Energia. Qui è ricompresa la produzione di energia elettrica e il teleriscaldamento. La seconda è quella del Mercato cui è ricondotta la vendita di MegaWatt, gas e calore. Poi c’è la BU delle Reti. Vale a dire: il ciclo idrico integrato, la distribuzione della commodity azzurra e di energia elettrica. Infine si arriva al cosiddetto Ambiente. Qui sono ricomprese le attività di raccolta e smaltimento dei rifiuti.

LA DINAMICA DELL'EBITDA DELL'UTILITY

In milioni

Proprio quest’ultima BU, a ben vedere, è attesa ad un importante contributo nella crescita del Mol di gruppo durante il business plan. Un incremento riconducibile a quali attività? In primis c’è il focus proprio sull’efficientamento delle attività (ad esempio, incremento della raccolta differenziata). Inoltre si punta a rafforzare la dotazione impiantistica. Attualmente i volumi trattati in impianti propri sono il 30-35% del totale. L’obiettivo, al 2021, e arrivare a circa il 72%. In che modo? Proprio grazie alla realizzazione di nuovi poli impiantistici in Emilia e nei pressi di Torino. L’iter autorizzativo, già avviato, dovrebbe concludersi intorno alla metà del 2018. Le strutture, invece, sono previste entrare in funzione alla fine del 2019 e inizio del 2020. L’operazione, nel suo complesso, prevede circa 100 milioni d’investimenti.

PIANO D’IMPRESA E ANDAMENTO DELL’EBITDA

In milioni

PIANO D’IMPRESA E ANDAMENTO DELL’EBITDA

Già, gli investimenti. Nel loro complesso, dal 2015 al 2021, Iren ne ha definiti circa 2,2 miliardi. Di questi quasi la metà (1,07 miliardi) sono indirizzati alla BU delle Reti. Il network, alla fine arco di piano, dovrebbe contribuire per il 40% all’Ebitda del gruppo. Un obiettivo che, al di là di sinergie e maggiori efficienze, vede nella crescita della Regulated asset base (Rab) uno snodo fondamentale. Un passaggio che, oltre agli investimenti descritti e all’M&A, potrà conseguirsi anche attraverso le gare per gli Ambiti territoriali minimi (Atem). Soprattutto nel gas. Qui, è l’indicazione della multi-utility, si punta a vincere le aste dove l’azienda è incumbent (5 Atem). Senza dimenticare peraltro, seppure non comprese nel business plan, le ipotesi per altre 3-5 gare. Al di là dell’articolazione della strategia il risparmiatore esprime tuttavia un dubbio. La perplessità è la seguente: c’è il rischio che un concorrente esterno e di rilievo possa partecipare alle aste. Con il che potrebbe esserci un ostacolo allo sviluppo prefissato dalla società. Iren rigetta l’obiezione. In primis, viene sottolineato, l’attività d’efficientamento del network permette al gruppo di presentarsi con il giusto know how per continuare la gestione. Inoltre, aggiunge sempre Iren, la presenza da tempo sul territorio le consente di avere una conoscenza storica delle reti. Il che, unito alla citata competenza, è il giusto mix per soddisfare la condizione, inserita nelle aste, dello sviluppo futuro delle reti stesse. In conclusione, quindi, l’azienda non vede alcun particolare ostacolo.

Dalle Reti alla BU della Generazione. Qui, al 2021, il Mol generato dalla Business Unit in oggetto è previsto intorno a 239 milioni. Ciò detto, in questa BU, il dubbio è legato all’impatto negativo della cessazione degli incentivi nell’idroelettrico: 40 milioni a livello di Mol entro il 2019. Iren smorza i timori. La dinamica verrà in primis compensata dalla crescitanel teleriscaldamento, che ha margini d’incremento sia per il mercato che per la clientela. In tal senso sono previsti investimenti intorno a 300 milioni per l’allargamento della rete a Torino, Parma e Piacenza. A fronte di ciò i M3 gestiti dal distretto del calore dovrebbero arrivare a 97-98 milioni (contro gli attuali 85). Ma non è solo il teleriscaldamento. C’è anche la maggiore redditività legata ai cosiddetti servizi ancillari. Tra questi, ad esempio, il dispacciamento. Cioè: la fornitura di MegaWatt nel momento in cui manca l’equilibrio tra domanda e offerta sulla rete. L’operatività, consentita dall’efficienza degli impianti di Iren, viene remunerata a valori più alti dei tradizionali prezzi energetici. Di qui la maggiore profittabilità che consente alla società di stimare, a fine 2017, il Mol della BU in oggetto superiore a quello del 2016.

Infine: la BU del Mercato. Qui, allo stato attuale, Iren a circa 1,7 milioni di clienti. Il target indicato dal piano è 1,910 milioni. Cioè: la tabella di marcia indica 50.000 nuove unità l’anno. Come concretizzarle? La strategia è articolata. Tra le diverse mosse, è l’indicazione, c’è il cosiddetto «New Downstream». Un progetto dove, alla vendita della commodity energetica, sono aggiunti diversi servizi: dalle lampadine led fino a sistemi per monitorare l’efficienza energetica domestica.

IL DEBITO DEL GRUPPO AI RAGGI X

In percentuale

In percentuale

Fin qui alcune suggestioni sulle strategie di Iren. La quale, va però ricordato, è anche focalizzata nell’M&A. Di recente l’azienda ha presentato un’offerta per rilevare Acam La Spezia. E, sempre in Liguria, è in stand by per capire, dopo le elezioni cumunali a Genova, se ci saranno ancora le condizioni per reiterare l’offerta su Amiu Genova. Insomma, l’M&A resta un focus. Una priorità che, anche a fronte dell’operatività del 2016, è indirizzata soprattutto su realtà nel settore dell’ambiente.

Diminuisce, invece, l’interesse per i rigassificatori. Almeno per quello di Livorno OLT di cui la multi-utility ha il 49,07%. La società, infatti, ha al vaglio l’ipotesi di dismettere la partecipazione.

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