LETTERA AL RISPARMIATORE

Iren investe sugli asset regolati: più prevedibilità sui cash flow

di Vittorio Carlini

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5' di lettura

In ogni presentazione di business plan c’è una tabella più significativa delle altre. Soprattutto per comprendere le strategie di sviluppo dell’azienda. Così è anche per il piano d’impresa al 2023 di Iren. In questo caso un grafico rilevante è quello sugli investimenti. I Capex stimati sono circa 3 miliardi in 6 anni. Di questi, oltre ai 700 milioni nella manutenzione, circa 1,4 miliardi sono appannaggio della Rab. Cioè, di fatto, il mondo regolato delle reti (con una particolare attenzione al settore idrico). Altri 900 milioni ricadono invece sotto la voce “sviluppo”, dov’è ricondotto il business dell’ambiente. Infine, ricompresi nelle cifre già citate, vanno ricordati i 200 milioni sulla digitalizzazione del business. Dai numeri, insomma, si comprende come le attività regolate (le reti) insieme al ciclo dei rifiuti e i “digital services” siano tra i focus di Iren. L’indicazione è, in linea di massima, confermata da un altro angolo visuale: quello del contributo delle singole Business Unit (BU), nell’arco di piano, all’incremento dell’Ebitda: le Reti “partecipano” per 94 milioni e la BU Ambiente per 36 milioni; poi c’è la Business Unit Mercato (30 milioni) e infine l’”Energy” (generazione, teleriscaldamento ed efficienza energetica) che dovrebbe aumentare il Mol di circa 23 milioni. Anche sul fronte della redditività, quindi, salta fuori da un lato la rilevanza del business regolato (in particolare il ciclo idrico) che dà più visibilità sui cash flow futuri; e, dall’altro, l’importanza dell’ambiente. Oltre poi gli sforzi sul digitale che però, ad oggi, non sono contabilizzati rispetto al Mol.

La congiuntura debole
Tutto rose e fiori, insomma? La realtà è più complessa. Ogni piano d’impresa porta in sé il rischio d’esecuzione. In particolare, al di là delle assunzioni di base rispetto ad esempio al prezzo dell’energia, è da ricordarsi la debole congiuntura italiana. Una dinamica del Pil che, anche a fronte delle recenti turbolenze finanziare sul Belpaese, peggiorando potrebbe innescare un effetto a catena: calo della domanda di Mega Watt e, quindi, impatto sulla concreta realizzazione del piano d’impresa. Iren, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha incontrato i vertici, considera l’obiezione infondata. Il gruppo ricorda che, nell’ambito della BU Reti, le sue attività sono per circa il 75% riconducibili a business regolati o quasi regolati. Vale a dire, dice sempre l’utility, attività in cui i volumi hanno o rilevanza nulla (business regolati) oppure molto limitata rispetto alla marginalità. Riguardo invece al settore Energia Iren sottolinea che la grande maggioranza della clientela è retail. Cioè: utenti i cui consumi di gas e Giga Watt sono de-correlati con il Pil. Infine l’ambiente. Anche qui, afferma il gruppo energetico, la sua focalizzazione è nei rifiuti urbani. Questi, a differenza di quelli speciali, sono scarsamente sensibili alla congiuntura. Iren, di conseguenza, non vede alcun particolare problema su questo fronte.

Variabile Spread
Al di là di ciò, tuttavia, può ulteriormente obiettarsi che il recente rialzo dei tassi di mercato italiani può dare fastidio. Certo: l’incremento del rendimento del BTp decennale contribuisce all’aumento della remunerazione degli investimenti di Iren (il Wacc). E, però, fa salire gli oneri finanziari. Il gruppo rigetta il ragionamento. Dapprima perchè, per l’appunto, l’incremento dei tassi viene riconosciuto a livello di Wacc. E poi perchè la struttura debitoria di Iren è sostanzialmente a tasso fisso. Di conseguenza, sottolinea la società, è sensato ipotizzare che la differenza tra Wacc e costo del funding rimarrà tale. Anzi: Iren, visto la stima della riduzione del suo costo del debito dal 3,1% di fine 2017 al 2,4% già nel 2021, indica che potrebbe addirittura aumentare.

IL GRUPPO IREN IN NUMERI

IL GRUPPO IREN IN NUMERI

Le diverse attività
Fin qui alcune considerazioni sul piano d’impresa. Quali in concreto, però, le dinamiche delle singole Business Unit? Partiamo dall’Ambiente. Nella prima metà del 2018, periodo in cui Iren complessivamente ha visto ricavi (+6,8%) e redditività (Mol + 14,4% e Utile netto + 29,2%) aumentare, l’attività legata ai rifiuti è stata contraddistinta dal rialzo di fatturato ed Ebitda (+3,3%). In questo segmento, tra le altre cose, l’obiettivo dell’azienda è incrementare la capacità di trattamento dei rifiuti. Non è un caso che il piano d’impresa preveda la realizzazione di 4 impianti: due di trattamento della Forsu (Frazione organica del rifiuto solido urbano) e due per il multi-materiale (dalla carta fino alla plastica). L’investimento stimato è intorno a 160 milioni e l’entrata in funzione dei 4 siti dovrebbe aversi tra il 2020 e il 2021. A regime, con l’attuale livello di volumi raccolti, la quota di rifiuti trattati in impianti propri arriverà quasi all’80% (dall’attuale 55%).

Ma non è solamente l’Ambiente. Altra Business Unit rilevante è l’ Energia. Questa, al 31 giugno scorso, ha visto il suo Ebitda salire del 40,3%. Si tratta di un risultato realizzato anche, e soprattutto, grazie alla plusvalenza sulla vendita di certificati d’efficienza energica. Iren, quindi, si focalizza sulla compra vendita di questi titoli? La risposta è negativa. Il gruppo non fa trading di certificati. Semplicemente, viene spiegato, ha ceduto uno stock di titoli in portafoglio, sfruttando il momento favorevole riguardo ai loro prezzi. Ciò detto i focus del gruppo, che prevede nell’arco di piano 680 milioni d’investimenti nella BU, sono da una parte proseguire nello sforzo sul teleriscaldamento (l’obiettivo al 2023 è 10 milioni di Mt3 di volumetrie riscaldate in più); e, dall’altra, di aumentare la propria competitività sui servizi di dispacciamento. Oltre, poi, continuare ad accrescere l’efficienza nella cogenerazione. Perchè se è vero che Iren non fa trading è anche vero che, nella produzione di Giga Watt, la capacità di “generare” certificati energetici è ormai parte integrante del business. Già, il business. Quello del Mercato, cioè la vendita di gas ed elettricità, nel prima metà del 2018 ha visto la riduzione dell’Ebitda (-10%). Si tratta di una dinamica che fa storcere il naso al risparmiatore il quale teme una problematica più strutturale. Iren smorza i timori. Il gruppo, con riferimento al gas, indica che ha influito il confronto con il primo semestre del 2017 eccezionalmente favorevole. Riguardo invece ai Mega Watt è l’effetto, viene spiegato, della prassi di pre-determinare stagionalmente i prezzi di vendita dell’energia. Il rialzo imprevisto dei costi d’approvvigionamento, inevitabilmente, ha compresso i margini. Ciò detto Iren, da un lato, dice che a fine 2018 la redditività della BU Mercati sarà inferiore al 2017; ma dall’altro sottolinea che, a livello di filiera energetica, la dinamica reddituale della BU Energia più che compenserà quella dei Mercati.

Il network
Infine le reti. Il network, per l’appunto, è quello con riferimento al quale Iren impiega maggiori investimenti. Qui, a ben vedere, una particolare attenzione è dedicata al ciclo idrico dell’acqua (circa un miliardo gli investimenti nell’arco di piano). Un impegno articolato su diversi fronti: dall’efficientamento della rete alla riduzione delle perdite fino alla realizzazione di impianti di depurazione. Insomma: il ciclo idrico è una priorità. Sennonché la Camera ha deliberato l’urgenza per la proposta di legge “Disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque”. Al di là del merito della questione, il rischio è un intervento normativo che può incidere negativamente sul business di Iren. L’utility invita a tenere i piedi per terra. Dapprima ricorda che la gestione del ciclo idrico richiede elevati investimenti sia per lo sviluppo che per il mantenimento della qualità dei servizi. E, poi, sottolinea che l’eventuale acquisizione di un suo ramo d’azienda implica un esborso non irrilevante. Insomma si tratta di importanti oneri economici. Appare difficile, afferma Iren, ipotizzare che attualmente lo Stato sia in grado di farsene carico.

Ciò detto: quali le prospettive sul 2018? Il gruppo conferma i target di circa 920 milioni di Mol e oltre 270 milioni di utile netto (considerando anche circa 40 milioni di voci non ricorrenti). Il “Net debt to Ebitda” dovrebbe assestarsi a 2,6 volte (2,8 volte il “Net debt to Ebitda” adjusted).

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