lettera al risparmiatore

Iren investe sulle reti e punta sul settore rifiuti Focus sulle acquisizioni

di Vittorio Carlini

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6' di lettura

Continuare a crescere nel settore ambiente. Inoltre: spingere gli investimenti sulle reti. Infine: sfruttare l’M&A quale leva per incrementare maggiormente il business. Sono tra le priorità, indicate anche nel piano d’impresa 2016- 2022, a sostegno dell’attività di Iren. L’utility, a ben vedere, ha archiviato il 2017 con il conto economico caratterizzato da ricavi, margine operativo lordo e redditività netta in rialzo. Il fatturato è stato di 3,697 miliardi (+12,6%); il Mol è leggermente aumentato a 820,2 milioni (+0,7%) mentre l’utile netto si è assestato a 237,7 milioni (+32,2%).

BILANCI DEL GRUPPO A CONFRONTO

Dati in milioni

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L’Ebit, al contrario, è diminuito (-1,5%). Qui, è l’indicazione della società ha rilevato soprattutto il maggiore impatto degli ammortamenti dovuti in larga parte al consolidamento di Atena e all’acquisizione delle concessioni residue di Società acque potabili. Di là però dal conto economico il risparmiatore è interessato alle strategie di sviluppo.

Un angolo visuale per comprenderle è analizzare le singole Business Unit (BU) della società. Queste sono quattro: la BU Energia (generazione di energia elettrica e teleriscaldamento); la BU Mercato (vendita e distribuzione alla clientela); poi la BU Reti (infrastrutture energetiche e idriche) e, infine, la BU Ambiente (il settore dei rifiuti).

L’EBITDA DELLE BUSINESS UNIT

Dati in milioni

L’EBITDA DELLE BUSINESS UNIT

Iniziamo dalla divisione Energia. Lo scorso anno il suo Ebitda è cresciuto di 21 milioni. Un risultato positivo seppure, va ricordato, al netto della vendita “one off” di una turbina per la produzione di energia elettrica l’incremento sarebbe di 7 milioni. Ciò detto uno dei focus di Iren è il teleriscaldamento.

Alla fine del 2017 i mt3 serviti erano 87 milioni (due milioni in più rispetto al 31 dicembre 2016). L’obiettivo dell’utility, che si dice in linea con il programma, è raggiungere 97 milioni di mt3 nel 2022. Il target, a ben vedere, non richiede investimenti sul fronte impiantistico bensì l’espansione della rete infrastrutturale. Dove? A Torino e Reggio Emilia. Poi, soprattutto, a Parma e Piacenza. Oltre a ciò, sempre nella BU Energia, è rilevante l’incremento nella flessibilità degli impianti anche al fine di proporsi sempre di più nei cosiddetti servizi ancillari. Cioè, in linea di massima, la fornitura di energia al sistema elettrico nazionale che, stante l’aumento delle fonti rinnovabili non programmabili, necessita di Mega Watt per mantenere la domanda e l’offerta in equilibrio.

DINAMICA DEL MOL DELL’UTILITY

Dati in milioni

DINAMICA DEL MOL DELL’UTILITY

Dalla Generazione al Mercato. Qui, lo scorso anno, la redditività è calata rispetto al 2016. Un rallentamento del Mol che induce il risparmiatore ad esprimere un dubbio. Il timore è che possa sussistere una problematica non contingente. Iren rigetta la preoccupazione. La dinamica, che viene ricordato era stata anticipata al mercato, deriva dal contesto energetico non ricorrente creatosi nel 2016. Vale a dire: in quell’esercizio c’è stato il calo anomalo, e repentino, del prezzo del gas e dell’energia. Una riduzione del costo d’approvvigionamento, afferma la società, che, a fronte dei prezzi di vendita pre-fissati stagionalmente, ha contribuito all’extra incremento una tantum del Mol. Nel 2017 la situazione si è normalizzata e da qui è scaturita la differenza di redditività. Il rallentamento però, da una parte, è per l’appunto considerato da Iren contingente; e, dall’altra, non desta particolari preoccupazioni. Tanto che l’utility conferma, a livello di Ebitda, l’obiettivo nel 2022 di 138 milioni di Mol per la BU. Il target, a ben vedere, fa leva anche sull’abbinamento di servizi e prodotti alla vendita della commodity stessa. Il gruppo, per l’utenza retail, negli ultimi 18 mesi ha lanciato 10 offerte: dalle polizze per piccoli incidenti domestici alla vendita di impianti fotovoltaici di dimensioni limitate fino a soluzioni di efficienza energica. La finalità del progetto? Aiutare, da una parte, a mantenere basso il tasso di abbandono; e, dall’altra, sfruttando il digitale e l’omnicanalità, incrementare la clientela retail. Proprio su quest’ultimo fronte Iren conferma il target di circa 1,9 milioni di utenti complessivi nel 2022 (attualmente sono intorno a 1,7 milioni).

LA FOTOGRAFIA DEL DEBITO

Dati in percentuale

LA FOTOGRAFIA DEL DEBITO

Dal Mercato alle Reti. Questa BU, nel 2017, ha visto l’Ebitda aumentare del 5,5%. Si tratta di un risultato causato da un cocktail di fattori: dall’ampliamento del perimetro (Atena) all’introduzione dei contatori “smart” nelle reti gas fino alle maggiori sinergie ed efficienze. Quest’ultimo tema a ben vedere, è trasversale all’intero business. Nel 2017 Iren ha realizzato, come gruppo, risparmi per 20 milioni. Nel triennio 2018-2020 l’intenzione è aggiungere altri 40 milioni per, poi, nel 2022 arrivare a 80 milioni di costi strutturali in meno rispetto al 2016.

La strategia, tornando alle reti, va ovviamente di pari passo con gli investimenti. Quelli previsti tra il 2018 e il 2022 sono intorno al miliardo (2,1 miliardi gli investimenti complessivi di gruppo). Si tratta di un impegno, riguardo alle pipeline, importante. Per circa il 50% sarà appannaggio del settore idrico; un altro 30% è indirizzato sul gas mentre il restante 20% è riconducibile al network elettrico. Il tutto per, al 2022, arrivare ad una Rab del gruppo,al netto dell’M&A, di circa 2,44 miliardi.

Ma non sono solamente reti o mercato. Altra area importante è costituita dall’Ambiente. Questa ha visto il suo Mol, nel 2017, crescere a 119,5 milioni (+24,4%). Una dinamica conseguente, tra le altre cose, alla migliore saturazione degli impianti di smaltimento. Il settore dei rifiuti, oltre alle reti (soprattutto l’idrico), è tra quelli su cui Iren punta maggiormente per sostenere la crescita. In particolare, uno degli obiettivi, è aumentare la percentuale di rifiuti trattati in propri impianti. Alla fine del 2016 il valore era del 55%. La volontà è arrivare all’83% nel 2022. In tal senso la società ha avviato l’iter amministrativo per la realizzazione di tre grandi progetti a Reggio Emilia, Parma e Torino. L’investimento complessivo è di circa 100 milioni è il target è avviare gli impianti nel 2020.

Tutto facile come bere un bicchiere d’acqua, quindi? La situazione è più complicata. Il risparmiatore ricorda che, proprio con riferimento al settore ambiente, può concretizzarsi l’opposizione di realtà locali. Vale a dire: il fenomeno del “Nimby” (“Not in my back yard”) può costituire l’ostacolo allo sviluppo del business. Iren, pure consapevole dell’eventualità, smorza il timore. In generale, viene ricordato, gli interventi di sviluppo riguardano le reti cui, mediamente, non sono legate particolari problematiche. Rispetto invece ai nuovi impianti? Si tratta, risponde Iren, di strutture a basso impatto ambientale dove non avvengono procedure di combustione. Per questo la società si dice confidente che non ci saranno intoppi nell’iter autorizzativo.

Fin qui alcune considerazioni sulle strategie della società. Iren tuttavia è attiva anche nelle acquisizioni. A breve, infatti, è attesa la definizione dello shopping di Acam. Di là dal caso specifico l’utility ha indicato, seppure non includendolo negli obiettivi del piano d’impresa, il target potenziale di 100 milioni di Mol da M&A (oltre ai 30 milioni legati alla stessa Acam). Numeri rilevanti che riguardano quali target? In generale l’interesse è per aziende ad azionariato pubblico, contigue per territorio e attività al business di Iren. Simili realtà, però, sono sempre più rare. Così si guarda, tra le altre cose, a medio-piccole imprese private in grado di ampliare l’ambito d’attività di Iren (per esempio società attive nell’efficienza energetica degli immobili). Senza dimenticare poi, anche grazie alla formula di venture capital, lo shopping finalizzato ad acquisire know how.

Già, il know how. Il risparmiatore, a fronte della strategia di M&A, rileva però un rischio: quello di esecuzione. La realizzazione di acquisizioni, in generale, può comportare la stessa diluizione dei margini. Iren non condivide la preoccupazione. La società ricorda che, nell’ultimo triennio, si è riorganizzata, dandosi una struttura leggera ed efficiente. Un punto di partenza che le consente l’efficace integrazione di nuove realtà. Non solo. Il gruppo sottolinea che il focus su realtà medio-piccole, oltre alla selezione a monte dell’eventuale target, permette di raggiungere risultati positivi anche riguardo la redditività. Quindi Iren non vede alcun particolare problema su questo fronte.

Ciò detto, quali le prospettive future? L’utility dice di essere in linea con gli obiettivi del piano d’impresa. Tra gli altri: intorno a 950 milioni di Ebitda nel 2022 cui devono aggiungersi i circa 30 milioni di Mol legati ad Acam. Inoltre: il “Net debt to Ebitda”, al netto di eventuali nuove operazioni di M&A, è previsto intorno a 2,3 sempre nel 2022.

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