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Irideos: «Traffico dati sotto controllo, su rete unica in fibra non escludiamo nulla»

L'intervista all'amministratore delegato della società, Danilo Vivarelli: «Pronti a gestire nuovi picchi»

di Simona Rossitto

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Danilo Vivarelli, amministratore delegato di Irideos

L'intervista all'amministratore delegato della società, Danilo Vivarelli: «Pronti a gestire nuovi picchi»


3' di lettura

La situazione del traffico dati nelle reti tlc è ancora sotto controllo; la crescita c'è, ma è ben lontana dai livelli del lockdown di marzo. Dal suo osservatorio privilegiato Danilo Vivarelli, ex consigliere di Tim e oggi amministratore delegato di Irideos, tasta il polso della situazione durante la nuova emergenza legata alla seconda ondata di contagi da coronavirus. In ogni caso l'azienda, controllata al 78,3% da F2i e al 21,7% dal fondo Marguerite, si dice pronta a gestire eventuali nuovi picchi. Quanto al business, Irideos nel 2020 non ha riscontrato un grosso effetto Covid e registrerà alla fine dell'anno una sostanziale tenuta dei ricavi con margini in leggero aumento. Tuttavia il piano di crescita previsto per il 2020 sarà probabilmente spostato al 2021. Nel frattempo Irideos, nata dall'aggregazione di varie imprese dell'Ict che operano nel mondo del BtoB, guarda al progetto di rete unica, senza escludere nessuna ipotesi: «E' importante – dichiara Vivarelli a DigitEconomy.24 (report del Sole 24 Ore Radiocor e della Luiss Business School) - che ci sia un accesso non discriminatorio alle infrastrutture. Laddove si crea una concentrazione occorrono misure regolamentari adeguate».

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Con la nuova ondata di contagi, e il conseguente aumento delle misure restrittive, quali differenze osservate rispetto al lockdown di marzo?

Noi siamo un operatore di servizi essenziali e nel primo lockdown, gestendo un'infrastruttura critica, abbiamo continuato a lavorare. Allora abbiamo notato alcune tendenze: l'aumento complessivo dei dati ha comportato una notevole richiesta di passaggi, da parte delle aziende, dall'adsl alla fibra. Inoltre abbiamo registrato nel nostro data center Avalon Campus, dove alloggiamo apparati di 155 operatori, un aumento del traffico dei dati scambiati. Il numero di collegamenti ha subito un'accelerazione del 50 per cento. Passato il primo periodo critico, il traffico è continuato a crescere, ma a un livello più standard. Guardando ai numeri, al momento si contano circa 100 nuove connessioni a settimana, nel lockdown erano 150. Siamo, cioè, più o meno in linea col periodo pre-Covid. In generale, dall'epidemia a oggi, si è registrata una crescita del 25% con un picco superiore nella prima fase e via via una normalizzazione. In ogni caso siamo pronti a gestire nuove impennate, non c'è nessun problema ad aumentare la nostra capacità.


Voi avete 30mila chilometri di fibra ottica, che cosa ne pensate del progetto di rete unica?


Se partirà il progetto noi faremo le nostre valutazioni. La rete unica ha implicazioni a livello tecnologico, politico, è una sfida complessa. Noi in questo momento stiamo monitorando l'evoluzione. E' tuttavia importante, qualora si realizzi la rete unica, che ci sia un accesso non discriminatorio alle infrastrutture. Laddove si dovesse creare una concentrazione, ci vorranno poi misure regolamentari adeguate.

Come valutate la possibilità di includere anche i data center nella rete unica e il progetto di creare un cloud europeo?


I data center, noi ne abbiamo 14, sono un elemento fondamentale; in prospettiva, infatti, i servizi andranno progressivamente in cloud. Noi abbiamo un nostro percorso di espansione, ma, se ci saranno opportunità legate a un contesto più ampio, le valuteremo volentieri. Come detto in precedenza, qualora dovesse partire il progetto di rete unica, non escludiamo niente.
Quanto all'ipotesi di un cloud europeo, Irideos fa parte del progetto Gaia-X fin dall'inizio visto che vi partecipava la società Enter, poi integrata nel gruppo. Sicuramente la presenza di eventuali standard possono rendere la situazione più omogenea a livello europeo e contribuire a creare un polo importante dei servizi.


Dal primo novembre avete completato la fusione con Cloud Italia. Vedete altre aggregazioni o acquisizioni nel vostro orizzonte?


La campagna di acquisizioni è stata fatta nel 2017-2018 da parte di F2i e del fondo Marguerite: sono state comprate aziende come Infracom, Mc link, Enter. Dopo le fusioni societarie abbiamo portato avanti le integrazioni delle varie realtà, passando da un certo numero di piccoli operatori fino alla creazione di un'azienda a livello nazionale. Con tutta una serie di passaggi di tipo tecnologico e di processo. E' importante, infatti, creare un'identità e una cultura aziendale specifica che non disconosca la storia degli operatori. A questo punto ci possiamo considerare un'azienda unica. Il primo novembre scorso si è, infatti, completata questa fase con l'incorporazione di Cloud Italia che controlla l'operatore virtuale Noitel. Ora abbiamo un piano di crescita organica.

DigitEconomy24 / Nuova ndata Covid: il punto su traffico e reti tlc

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Finora avete registrato perdite per l'emergenza Covid?


Il 2020 è un anno particolare, ma non abbiamo registrato grossi contraccolpi. I ricavi tengono alla fine dell'anno e dovremmo avere anche un po' di incremento dei margini. Tuttavia il percorso di crescita che dovevamo iniziare nel 2020 è stato un po' rinviato. Entro l'anno presenterò al consiglio di amministrazione la conferma dell'attuale piano, ma con un diverso decalage temporale . L'avvio del piano di crescita sarà, quindi, probabilmente spostato al 2021.

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