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Irlanda, così i cervelli italiani seducono web company e servizi segreti

L’Irlanda non vive di sole multinazionali. A Dublino, Galway e Cork fioriscono le start up avviate anche grazie ai finanziamenti del governo irlandese. Un gruppo di giovani italiani ha conquistato il palcoscenico dell’hi tech che spaziano dal marketing digitale alle piattaforme investigative. Sono venuti qui perché in Italia burocrazia, fisco e raccomandazioni avrebbero bloccato le loro idee.

di R. Galullo e A. Mincuzzi


I “cervelli” italiani dell'hi tech fuggono in Irlanda

7' di lettura

Avrebbe potuto farlo anche in Italia. L'idea c'era. I soldi li aveva trovati. E aveva la fiducia del suo capo. Di fronte a lui, però, la prospettiva più probabile era quella di un precariato universitario a vita. Con 1.200 euro lorde in tasca al mese.

In Irlanda, invece, in un attimo la sua idea è diventata un progetto. I soldi sono arrivati nelle casse dell'Ateneo di Galway, il suo capo gli ha affidato un laboratorio con 20 persone e la sua busta paga, a fine mese, è triplicata ed è quasi netta.

La differenza tra l'Italia e l'Irlanda è tutta qui.

Costretto a lasciare l'Italia

Giovanni Tummarello, veronese trapiantato ad Ancona, ci aveva provato a fare carriera nel mondo accademico ma, nonostante le capacità riconosciute e l'ottimo rapporto con il suoi mentori, dopo anni di studi, ricerche, sacrifici e rinunce rimaneva, più o meno, al solito posto, come in un subdolo gioco dell'oca dove ti illudi di avanzare ma poi ritorni sempre al punto di partenza.

Un incontro, casuale, gli ha cambiato la vita. E' bastato presentare la sua ultima ricerca in un consesso universitario internazionale per sentirsi proporre da un professore di Galway, nel sud ovest dell'Irlanda, un prestigioso posto alla guida di una ventina di persone. Lui era l'ultimo arrivato ma nessuno ha sollevato obiezioni.

Servizi di intelligence
Tummarello ha lasciato l'Università di Galway e dal 2009 guida la sua start up Siren, una società che ha sviluppato un software in grado di interconnettere milioni di dati, informazioni e grafici. Una piattaforma investigativa che oggi, tra gli altri clienti, vede in prima fila i servizi segreti di diversi Paesi.

I volti dei giovani italiani che fanno impresa in Irlanda

I volti dei giovani italiani che fanno impresa in Irlanda

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Il suo non è un caso isolato. L'Irlanda, grazie ai finanziamenti dell'Agenzia governativa Enterprise Ireland, dà vita ogni anno a oltre 100 nuove imprese. Nel 2018 il bilancio si è chiuso con 132 start up e 18.846 nuovi posti di lavoro. Cervelli come quello di Tummarello lasciano i loro paesi di origine, attratti da un ecosistema che permette di realizzare e sviluppare le proprie idee.

TOP FIVE

Le prime cinque società italiane nel mondo presenti in Irlanda per ricavi. In dollari

Nota: Società che operano in Irlanda e che sono clienti dell'Agenzia irlandese per l'attrazione degli investimenti diretti esteri (Ida); Fonte: Ida

Il solco tracciato dai colossi del web

Non sono dunque solo le multinazionali ad arrivare in Irlanda, richiamate almeno all'inizio dalle sirene fiscali, ma anche le nuove imprese che nascono e si affacciano per la prima volta sui mercati. La parte del leone è delle imprese hi-tech, grazie anche all'humus creato dai colossi del web che qui sono presenti in massa.

Galway è a circa due ore di strada da Dublino, la capitale dell’Irlanda, dove due giovani ragazzi del nord est hanno sviluppato un algoritmo che permette il riconoscimento di immagini, marchi e loghi nell'oceano del web. La loro società Logograb ha sede in una vecchia palazzina di una strada laterale nel quartiere degli affari. Nessuno penserebbe che dietro una porta che non conosce manutenzione da decenni, si possa celare una start up che oggi conta 12 persone ed un fatturato che nei primi sei mesi del 2019 ha toccato quota tre milioni di euro contro i due dell'intero 2018.

Cervello in jeans e maglietta

Luca Boschin e Alessandro Prest, poco più che trentenni, sono arrivati qui nel 2014 e oggi vantano clienti del calibro di ebay, Bloomberg e decine di altre compagnie. Boschin, jeans e maglietta color ruggine, indica la parete dove i numeri continuano ad aggiornare un display a velocità vertiginosa. Sono le immagini catturate su Internet che il software sviluppato da Logograb elabora alla velocità di circa duemila fotogrammi al secondo.

Questo software viene venduto ai clienti che hanno necessità di capire l'uso che viene fatto dei propri marchi, video e foto nel web. Anche per contrastare la contraffazione e avere una mappatura aggiornata all'istante di dove possano annidarsi pericoli e svilupparsi opportunità commerciali. Oggi Logograb ha un ufficio anche nella sede della Bank of Ireland di New York, messa gratuitamente a disposizione dall'istituto di credito.

«Per noi è stato naturale venire in Irlanda – racconta Boschin, fondatore e Ceo della start up –. Qui è lo Stato che viene a chiederti ciò di cui hai bisogno e non il contrario».

«Lo sviluppo della città è continuo – aggiunge Alessandro Prest, cofondatore e Cto – tanto che si sta sviluppando un nuovo quartiere incubatore di start up hi tech nell'area in cui sorge la distilleria della Guinness».

Le chiavi dell'attrattività irlandese

Boschin elenca le chiavi del successo di questa nazione. «Sono essenzialmente tre – afferma - . La prima è la lingua, che permette di vendere tecnologia in un contesto anglosassone: la maggior parte dei nostri clienti è statunitense. L'Irlanda è il 51° Stato degli Usa. La seconda è il talento. Ti vengono riconosciuti capacità, merito e conoscenze senza dover tirare fuori la carta di identità. È proprio la multiculturalità il terzo elemento, visto che non esiste alcuna discriminazione in campo professionale né per età, né per stato sociale, né per provenienza».

I LEADER DI SETTORE

Le società italiane, suddivise per settori, che guidano gli investimenti in Irlanda

Fonte: Ida 2018

Le connessioni emozionali

Nicola Farronato, anche lui veneto, ha fondato nel 2010 la start up B-sm@rk, specializzata nel digital marketing che si applica alle connessioni emozionali tra consumatori, brand e luoghi di destinazione. E’ lui a entrare nel dettaglio dell'attrattività irlandese. «Ho impiegato solo quattro giorni per aprire la mia attività – spiega –. La cosa che mi ha colpito di più è stata la facilità d'impresa, con l'apertura immediata della partita Iva, possibilità di assumere e iniziare a lavorare. Oggi Dublino con le sue mille start up è diventata un centro di riferimento per tanti imprenditori del sud Europa, anche per i rapporti privilegiati di questo Paese con gli Usa e il Regno Unito».

«Aprire la mia start up – aggiunge da Galway Tummarello – è costato 200 euro ed il notaio si è limitato a verificare che l'imprenditore fossi veramente io. Pagare le tasse e gli stipendi, per una start up, è di un facilità disarmante. Basta un foglio excel».

L'incubatore delle start up

Siren ha sede all'interno del Galway technology center, uno dei parchi tecnologici disseminati in Irlanda dove la società di Tummarello paga circa 1.800 euro al mese di affitto, compresi servizi elettrici, idrici, di pulizia, di sicurezza e il collegamento a Internet. Nell'edificio ci sono decine di altre imprese tecnologiche con le quali Siren può fare rete o sviluppare business».

A Dublino, invece, l'esperienza di Furio Pietribiasi, da 22 anni in Irlanda, a capo di Mediolanum Ireland e da poco presidente della Camera di commercio italo-irlandese, consente di ampliare la visione al sistema Paese. «L'Irlanda ha cominciato a programmare nel 1956 il suo futuro di sviluppo – afferma Pietribiasi – e indipendentemente dall'alternanza dei governi alla guida del Paese non ha mai cambiato i piani. L'ultimo piano finanziario è al 2022 mentre quello infrastrutturale è al 2025 e non cambieranno a seconda delle maggioranze politiche. Sono convinto che se anche la tassazione sulle società aumentasse dal 12,5% al 25% nessuna impresa lascerebbe l'Irlanda».

La svolta “verde”

Pietribiasi disegna il futuro prossimo del Paese. «L’Irlanda che già attrae così tante società hi tech – conclude Pietribiasi – sarà in grado nei prossimi anni di far nascere e attrarre le imprese tecnologiche che operano nella green economy. Basti pensare che entro il 2025 tutti i mezzi pubblici abbandoneranno la benzina».

Il verde è anche una scelta che la famiglia Rizzini ha compiuto da due generazioni con la sua tenuta di Mullingar, a un'ora di macchina da Dublino, che ospita viaggiatori e clienti. Alberto Rizzini, segretario generale della Camera di commercio italo irlandese, ricorda che «l'Irlanda oggi come nel passato è attenta all'equilibrio tra sviluppo ed ecosostenibilità». Oggi Casa Rizzini, fondata nel 1995 è un tour operator che vanta il 90% circa di clienti italiani.

Ma il vertiginoso sviluppo dell’economia irlandese non è tutto rose e fiori. Gianni Matera, fondatore di Growing capital, società che finanzia start up, sceglie il ristorante Dolce Sicily nel centro di Dublino - di cui possiede una partecipazione azionaria - per raccontare la sua esperienza, sottolineando alcuni aspetti critici della crescita senza freni. Commercio e ristorazione rappresentano un “già visto” ma anche qui si può fare innovazione.

Una convivenza difficile

In Italia Matera era un imprenditore nel settore tecnologico. Giunto in Irlanda circa dieci anni fa, ha dapprima operato nel settore immobiliare e dal 2015 ha investito in start up insieme a Enterprise Ireland e a Ida (l'Agenzia per l'attrazione degli investimenti esteri). Le start up sono cresciute al punto da avere ulteriori finanziamenti dai principali venture capital irlandesi. Matera racconta la difficile convivenza tra start up e multinazionali, un aspetto che sta emergendo da poco ed è dunque poco conosciuto dall'opinione pubblica.

«Le multinazionali pagano salari elevati, che superano anche i 100mila euro all'anno – spiega Matera – e che generano un aumento del costo della vita, a partire dagli affitti per finire con una pizza che può costare anche 16 euro. Per i piccoli è difficile competere con queste cifre e dunque oggi per chi avvia una start up ci vuole una buona dose di coraggio e una grande forza di volontà perché vivi con un reddito basso in una città come Dublino in cui è oggettivamente dura».

Sarà anche così ma dalla frenesia edilizia e dagli investimenti che Enterprise Ireland e Ida continuano ad alimentare, la sensazione che si ha girando tra Dublino, Cork e Galway è di un Paese nel quale il motore dell'economia gira al massimo. E continuerà a farlo. Incognita Brexit permettendo.

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