le stime della banca centrale

Irlanda verso la piena occupazione a dieci anni dalla crisi

di Michele Pignatelli

Il premier irlandese Leo Varadkar

2' di lettura

A dieci anni dallo scoppio della bolla immobiliare, con conseguente tracollo finanziario, l’Irlanda ha ormai nei radar un traguardo importante della sua esemplare ripresa: la piena occupazione. A prevederla è l’ultimo bollettino della Banca centrale, che rivede anche al rialzo le stime di crescita per quest’anno.

Se tuttavia un Pil che nel 2018 dovrebbe crescere del 4,4% (contro il 3,9% stimato in precedenza) non stupisce viste le recenti performance dell’economia irlandese, il dato che fa più effetto è quello occupazionale. L’istituto guidato da Philip Lane prevede che nei prossimi due anni saranno creati 89mila nuovi posti di lavoro, con un incremento annuo del 2,2 e dell’1,8%. Gli occupati toccheranno così i 2,3 milioni, oltre il picco raggiunto nel 2007, alla vigilia appunto della crisi. E il tasso di disoccupazione dovrebbe calare al 5,7% quest’anno e al 5,2 il prossimo, di fatto la piena occupazione o quasi.

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IL LAVORO RITROVATO

Tasso di disoccupazione, in % della popolazione attiva.<br/>(*) stime<br/>(Fonte: Eurostat e Banca centrale irlandese)

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Si tratta di un risultato importante, anche sul piano simbolico, se si considera che la crisi finanziaria ha avuto a Dublino pesantissime ricadute occupazionali , con 160mila posti di lavoro persi nel solo 2009, l’anno prima che l’Irlanda si vedesse costretta a chiedere un piano di aiuti internazionali da 67,5 miliardi. Ripercussioni comprensibili se si pensa che nel 2007 un impiego su nove era nel settore delle costruzioni, crollato con l’esplosione della bolla immobiliare, inizio e fine del boom irlandese di inizio millennio. Oggi invece - e la Banca centrale lo sottolinea - il quadro è cambiato e nel 2019 si prevede che solo un lavoratore su 16 sia impiegato direttamente nel settore delle costruzioni.

La ripresa occupazionale ha risvolti positivi anche sulla crescita che rimane, nei suoi valori nominali, fortemente influenzata dall’attività delle multinazionali, ma poggia ora su una solida ripresa anche della domanda interna, alimentata dall’aumento dei salari e dunque dei consumi. «Il ritmo della ripresa - ha commentato Mark Cassidy, direttore della divisione economica e statistica della Banca centrale irlandese - ha superato le aspettative in termini di crescita e soprattutto in termini di occupazione, che è il miglior indicatore dell’ampiezza della ripresa; ma le ha superate in un modo sostenibile: non vediamo al momento rischi di surriscaldamento».

«La grande incognita», per citare ancora Cassidy, rimane Brexit, con le ricadute ancora pienamente da pesare per un’economia strettamente connessa a quella britannica come quella irlandese. A cui si aggiungono i cambiamenti nel regime fiscale internazionale, con possibili ripercussioni sull’Irlanda, che di un’imposta societaria bassa e delle agevolazioni alle multinazionali ha fatto la sua forza.

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