accordi di pace a rischio

Irlanda del Nord al voto all’ombra di Brexit

dal corrispondente Leonardo Maisano

(AP)

2' di lettura

LONDRA – Le bombe, forse, non torneranno, ma la Brexit minaccia di rivelarsi detonatore di grande instabilità là dove sembrava essere tornata, solo da qualche anno, la voglia e la capacità di capirsi. Ci riferiamo all’Ulster, le sei contee dell’Irlanda del Nord che sono sotto il dominio di Londra e che oggi vanno alle urne più divise che mai.

I sondaggi dicono che la radicalizzazione dell’elettorato offrirà una regione spaccata come una mela: metà al Democratic Unionist Party (Dup) fondato dal reverendo Ian Paisley e divenuto prima forza del Paese su posizioni di filoprotestanti e appunto unioniste, leali cioè a Londra; metà allo Sinn Fein forza repubblicana, cattolica storicamente associata all’Ira. La scena di sempre ? Sì, ma con una variante.

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La grande coalizione che in questi anni ha retto Belfast composta dalle due maggiori forze ancorché antitetiche è difficile da riproporre. Il Dup è più incline dello Sinn Fein a un’intesa che sarà ancora una volta eterodiretta da Gerry Adams, storico leader del partito, oggi deputato nella Repubblica d’Irlanda, ma vero suggeritore di Michelle O’Neill, neo nominata guida della forza socialista, repubblicana e cattolica.

Se le urne – lo sapremo domani – diranno che l’Ulster è diviso e se Dup e Sinn Fein non riusciranno davvero a trovare un accordo, su Belfast tornerà la prospettiva della direct rule di Londra. Sospensione di fatto dell’autonomia e pieno ritorno sotto la guida di Westminster. Una prospettiva che rischia di incenerire gli accordi di pace anglo-irlandesi degli anni Novanta al bivio oggi di una congiuntura -la Brexit- particolarmente delicata per l’Ulster. I nordirlandesi hanno votato (56% contro 44%) per restare nell’Unione europea e preservare l’unità territoriale dell’isola sancita appunto dall’accordo di pace.

Oggi fra Ulster e Repubblica d’Irlanda non c’è nemmeno la traccia di un posto di confine, il passaggio da Belfast a Dublino è senza alcun tipo di interruzione o controllo, a tutti gli effetti un Paese unico. Quando Londra lascerà l’Unione europea si aprirà una piaga che il premier britannico Theresa May spera di riuscire a lenire con misure alternative per poter controllare le merci e le persone che arrivano in Irlanda e quindi nel mercato unico Ue e finiscono in Ulster ( o viceversa ) parte integrante del Regno Unito, Paese extra Ue. Non è affatto un esercizio agevole, la suscettibilità di fazioni in guerra per decenni nelle sei contee sarà toccata come mai prima d’ora. E l’instabilità rischierà di tornare la parola d’ordine dell’Irlanda.

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