nuova performance record

Irlanda, il Pil vola con le multinazionali: +10,5%

di Michele Pignatelli


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Il premier irlandese Leo Varadkar

2' di lettura

L’Irlanda registra una nuova performance record dell’economia nel terzo trimestre, trainata come di consueto dall’export. Il dato - un incremento a doppia cifra, del 10,5%, rispetto allo stesso periodo del 2016 e congiunturale del 4,2% - risente in parte dell’effetto distorsivo sul Pil delle numerose multinazionali con sede a Dublino.

LA CRESCITA IRLANDESE

Variazione % del Pil sullo stesso trimestre dell'anno precedente. (Fonte: Ufficio nazionale di stastica)

La cautela del governo
Il governo ne è consapevole e il ministro delle Finanze, Paschal Donohoe, si è affrettato a dichiarare per esempio che il boom delle esportazioni (+8,7% a fronte di un calo del 13% delle importazioni) è in larga parte dovuto alle multinazionali, che «hanno un impatto minimo sull’attività domestica». È però ottima anche la performance del prodotto nazionale lordo - in pratica la ricchezza prodotta dai cittadini irlandesi, un dato quindi depurato dall’effetto multinazionali anche se soggetto a forti oscillazioni -che è aumentato dell’11,8% su base tendenziale. E anche la domanda interna appare solida, con i consumi cresciuti del 2,7% rispetto all’anno precedente, mentre continuano a migliorare i dati occupazionali. Particolarmente brillante, secondo i dati trimestrali, si è rivelato il settore Ict.

I rischi di surriscaldamento
L’economia del Paese si mostra in definitiva in buona salute alla vigilia di una sfida importante per Dublino come Brexit. Anche se alcuni indicatori, come l’aumento del 7% degli investimenti nel settore delle costruzioni, spingono gli addetti ai lavori a mettere in guardia dai rischi di surriscaldamento dell’economia, già all’origine della bolla immobiliare costata all’Irlanda un tracollo economico-finanziario e un piano di salvataggio internazionale.

A gettare acqua sul fuoco ci pensa però Austin Hughes, economista di Kbc Bank. «È un quadro piuttosto roseo - ha dichiarato a Bloomberg - alcune aree più altre meno, ma non è il boom fuori controllo visto in passato. I  numeri principali non sono rilevanti, la crescita sottostante è probabilmente più vicina al 4 per cento». Una cifra, va però sottolineato, di tutto rispetto.

Un indicatore più veritiero
Non è la prima volta che le ampie oscillazioni del Pil irlandese fanno parlare. Un incremento record del 26% nel 2015 fu motivato con ristrutturazioni interne (e trasferimenti di profitti) delle multinazionali, spingendo Dublino a mettere a punto una nuova misura dell’attività economica: il prodotto interno lordo modificato. Questo dato, pubblicato una volta all’anno, ha evidenziato dimensioni dell’economia ridotte di almeno un terzo rispetto ai dati nominali sul Pil.

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