audizione in commissioni finanze

Confindustria: ridisegnare progressività Irpef, così disincentiva la produttività. Eliminare l’Irap

Il vicepresidente Orsini rileva che «con l'Irpef attuale un dipendente che cerca di guadagnare un euro in più finisce col trovarsi in tasca pochi centesimi o, al limite, col peggiorare la propria situazione complessiva, perdendo bonus e detrazioni»

Il presidente di Federarredo, Emanuele Orsini, vicepresidente di Confindustria (Ansa)

4' di lettura

«La progressività va ridisegnata», perché «questo sistema è un disincentivo al lavoro e alla produttività». Così il vicepresidente di Confindustria per il credito, la finanza e il fisco, Emanuele Orsini ascoltato dalle commissioni Finanze di Senato e Camera sulla riforma dell'Irpef. Per Orsini «con l'Irpef attuale un dipendente che cerca di guadagnare un euro in più finisce col trovarsi in tasca pochi centesimi o, al limite, col peggiorare la propria situazione complessiva, perdendo bonus e detrazioni».

Per un lavoratore dipendente «l'aliquota marginale effettiva sopra i 28 mila euro è di oltre il 31% (quella legale è del 27%). Tra i 35 mila ed i 45 mila euro il prelievo effettivo arriva al 61%! (a fronte di un'aliquota legale del 38%). Questo sistema è un disincentivo al lavoro e alla produttività», ha detto Orsini. «Regolarizzare l'andamento delle aliquote effettive dell'Irpef è una priorità. Nel farlo, va alleggerita la pressione sui redditi medi, eliminando i disincentivi ad aumentare il reddito, in particolare sopra i 28 mila euro. La soluzione più agevole, a nostro avviso, è ridisegnare i parametri dell'imposta esistente, mantenendo un sistema ad aliquote e scaglioni, ma riducendo l'ampiezza dei “salti” di aliquota (in particolare tra secondo terzo scaglione) e applicando le detrazioni decrescenti in maniera più lineare rispetto al reddito (a partire da 28 mila euro)».

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Oggi l'Irpef, «l'imposta principale del nostro ordinamento, sembra uscita dal bisturi del Dr. Frankenstein: tenuta solo dal filo ideale di tassare il reddito personale». Quel che occorre è «un progetto di riforma a tutto tondo che riguardi non solo l'Irpef ma l'intero sistema fiscale», secondo Orsini. Tuttavia «le risorse stanziate (2 miliardi l'anno) sono esigue. Recuperare risorse dall'evasione va bene, ma non offre garanzie. Servirà quindi rimodulare il prelievo nelle imposte e tra le imposte del sistema fiscale».

Stop Irap, evitiamo ulteriori tasse in questa congiuntura

Quanto all'Irap «è un'imposta che ha fatto il suo tempo. Dopo la cancellazione temporanea dei versamenti del tributo dovuti nel 2020, il Legislatore ha un'occasione storica per eliminarla del tutto. Si avrebbero enormi benefici in termini di semplificazione e attrazione di nuovi investimenti». Secondo Orsini «anche la tassazione delle imprese va migliorata. Nel volume “il Coraggio del futuro: Italia 2030-2050”, presentato nei mesi scorsi, abbiamo indicato varie azioni concrete e siamo pronti a fare la nostra parte». L’appello è affinché si eviti «di introdurre nuove imposte o oneri sulle imprese in questa congiuntura drammatica, in cui molte lottano per la sopravvivenza».

Patrimoniale? Il tema è riorganizzare le 17 che abbiamo già

«Riguardo l'imposta patrimoniale il tema non è “se” introdurne una, ma come riorganizzare le 17 che abbiamo già». Così Orsini, in audizione in commissione Finanza sulla riforma Irpef. «Gran parte del dibattito sull'imposta patrimoniale in Italia si concentra intorno agli immobili residenziali e alla prima casa. Un catasto obsoleto - la cui riforma è lunga e costosa - la congiuntura e le esperienze del passato invitano alla cautela».


Per Orsini «il prelievo patrimoniale deve essere coordinato con le nuove regole di tassazione dei redditi, in particolare con quelle relative ai redditi di natura finanziaria e immobiliare, il prelievo deve essere anche ricomposto, a livello territoriale, prevedendo il più possibile l'uniformità del prelievo su tutto il territorio nazionale a parità di ricchezza posseduta dai contribuenti e infine deve essere corredato da una dichiarazione patrimoniale unica, su base familiare, coordinata con gli strumenti vigenti di prova dei mezzi (Isee) che possa agire da riferimento unico per la tassazione». A proposito della riforma del catasto Confindustria suggerisce «cautela» perché «una riforma catastale, sarebbe senz'altro utile, ma anche lunga, complessa e costosa da realizzare».

«Gran parte del dibattito sull'imposta patrimoniale in Italia si concentra intorno agli immobili residenziali e alla prima casa. Un nuovo intervento in tale ambito è condizionato da vincoli oggettivi e di opportunità, trovandoci ora nel pieno di una crisi economica e sociale», ha spiegato Orsini. Per Confindustria bisogna evitare «un mero aggiornamento automatico dei valori catastali (attraverso la modifica dei coefficienti moltiplicativi), che manterrebbe le iniquità esistenti nella tassazione degli immobili. Come segnalato anche dall'agenzia delle Entrate, i processi di rivalutazione automatici del passato e le relative imposte hanno contribuito a deprimere il mercato immobiliare in maniera significativa, innescando spirali negative per l'intera economia».

Basta antagonismo con Fisco

«Proseguire su un percorso di miglioramento strutturale del rapporto Fisco-contribuente, per superare quella ben nota dimensione antagonistica che non crea vincitori ma solo vinti, e toglie energie al Paese». Così Emanuele Orsini a nome di Confindustria al termine della sua audizione alle commissioni congiunte di Senato e Camera competenti per la riforma dell'Irpef. Orsini ha indicato come «punto cui teniamo particolarmente» l'efficienza dell' amministrazione finanziaria «sulla quale le imprese in primis evidenziano la necessità di investire di più».

«Analoghi investimenti - ha evidenziato Orsini - vanno fatti sulla giustizia tributaria, verso una maggiore specializzazione delle Corti di merito e verso una maggiore appetibilità degli istituti deflativi del contenzioso». Il fatto è che «cntinuano ad affiorare problemi antichi: come normative ispirate alla patologia e non alla fisiologia del rapporto fiscale o tendenze aggressive nelle pratiche di accertamento, che andrebbero definitivamente superati. Esistono da oltre 20 anni principi codificati nell'ordinamento a tutela del contribuente e dei suoi diritti. Ripartiamo da questi, per il loro pieno rispetto non è mai troppo tardi!», ha concluso Orsini.

Stop a giungla bonus

«Meglio pochi grandi incentivi e una tassazione bassa, che una giungla di bonus minuscoli o per pochi eletti». Così Emanuele Orsini (Confindustria) nella sua relazione sulla riforma del fisco chiedendo che il superbonus da 110% «misura potente e utile» sia esteso anche alle imprese. Il rapporto più recente sulle spese fiscali (2020) censisce 602 agevolazioni a disposizione. La maggior parte operano esclusivamente (o anche) sull'Irpef (196 misure - il 36.7% del totale). L'impatto in termini di mancato gettito è circa 40 miliardi di euro l'anno. Confindustria chiede «una revisione coraggiosa e puntuale sulla base di dati ed evidenze oggettive» delle agevolazioni fiscali. «Per ragioni di semplificazione ed equità potrebbe essere eliminata la galassia di “microagevolazioni”, con importi risibili o manciate di beneficiari e mantenuto un ristretto nucleo di spese fiscali, da classificare in ambiti (casa, famiglia, salute, etc.). Le risorse eventualmente recuperate devono andare integralmente a ridurre la pressione fiscale».

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