Nuovo round al Mef

Manovra: ipotesi 4 aliquote Irpef, su tavolo anche no tax area. Ecco cosa può cambiare

I rappresentanti della maggioranza si starebbero orientando su una soluzione che riduca da cinque a quattro gli scaglioni dell’imposta sui redditi, ritoccando almeno le aliquote centrali, e innalzando la soglia sotto cui c’è l’esenzione completa. Inoltre, si studia una revisione delle detrazioni con cui si riassorbirebbe anche il bonus Irpef da 100 euro

Articolo aggiornato il 23 novembre, ore 17

Ecco la manovra 2022 da 30 miliardi: taglio delle tasse, pensioni, proroga dei bonus

4' di lettura

Riduzione degli scaglioni Irpef, che scenderebbero da cinque a quattro, rimodulazione delle aliquote, e innalzamento della no tax area: sono questi alcuni dei temi sul tavolo della trattativa sul taglio delle tasse in corso al Mef. I rappresentanti della maggioranza si starebbero orientando su una soluzione che riduca da cinque a quattro gli scaglioni dell’imposta sui redditi, ritoccando almeno le aliquote centrali, e innalzando la soglia sotto cui c’è l’esenzione completa. Inoltre, si studia una revisione delle detrazioni con cui si riassorbirebbe anche il bonus Irpef da 100 euro.

È dunque ancora il pacchetto fisco il punto interrogativo della manovra pronta al vaglio della commissione Bilancio del Senato dove, dopo le audizioni preliminari, inizierà l’esame vero e proprio, con le votazioni sulle modifiche dalla prossima settimana. L’obiettivo è raggiungere un’intesa tra le forze politiche che sostengono il Governo su come utilizzare gli 8 miliardi a disposizione nella manovra per ridurre la pressione fiscale. E raggiungerla in tempi stretti, così da formalizzare quanto prima l’accordo in un emendamento dell’esecutivo alla manovra, nel passaggio in prima lettura al Senato (che sarà poi quello rilevante sul piano delle modifiche al Ddl di Bilancio).

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Nuovo round il 25 novembre

L’ultimo incontro (il terzo) tra il ministro dell’Economia Daniele Franco e i responsabili economici delle forze politiche di maggioranza si è tenuto al Mef nella mattinata di martedì 23 novembre. Un nuovo round sarà giovedì 25 novembre.

Bonomi, 8 miliardi su taglio cuneo sono pochi, servono almeno 13 miliardi

«Riteniamo che 8 miliardi siano pochi, riteniamo che ne vadano messi almeno 13 per un taglio forte, contributivo del cuneo fiscale». Così il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, a margine di un evento a Potenza, rispondendo a una domanda sulle risorse per l’abbassamento delle tasse previste in manovra. «Noi riteniamo» che le risorse per abbassare le tasse «debbano essere messe tutte sul taglio contributivo del cuneo fiscale, in primis per mettere più soldi in tasca agli italiani, che hanno mostrato un grande senso civico, che si sono sacrificati in questi 18 mesi. È giusto dare un segno - ha continuato -, mettere più soldi in tasca agli italiani per stimolare la domanda interna. È vero che l’export sta andando molto bene, quest’anno forse faremo 500 miliardi, un record, ma dobbiamo stimolare la domanda interna, che è ferma da decenni. Crediamo, visto che stanno aumentando molto i costi delle materie prime, stanno aumentando i costi energetici, che l’unico fattore di competitività su cui possiamo lavorare sia abbassare il costo del lavoro. Questo è l’intervento che noi chiediamo».

Cgil, già 10 miliardi a imprese, giù tasse a lavoratori

I sindacati, però, non sono d’accordo con la suddivisione: gli 8 miliardi, sostengono, devono andare tutti ad alleggerire il carico sui lavoratori dipendenti e sui pensionati. La riduzione dell’Irap, sottolinea infatti la vicesegretaria generale della Cgil, Gianna Fracassi, in audizione sulla legge di Bilancio alle commissioni Bilancio di Senato e Camera, «non ci vede affatto d’accordo, per tante ragioni» e, inoltre, «la legge di Bilancio contiene moltissime misure a favore delle imprese: oltre 10 miliardi di euro. Crediamo quindi che, se dobbiamo fare una scelta in questa fase, dobbiamo indirizzare queste risorse sui lavoratori e pensionati».

Istat,se 8 mld a taglio cuneo, redditi +0,7% su 2020

Intervenuto in audizione sulla manovra davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo ha spiegato che se tutti gli 8 miliardi per il taglio delle tasse fossero destinati al calo del cuneo fiscale sul lavoro, si registrerebbe un incremento del reddito delle famiglie pari allo 0,71% rispetto al valore del 2020 (0,089% per ogni miliardo, e pari allo 0,69% rispetto al 2019 (0,086% per ogni miliardo). Se le risorse fossero invece dirette ad abbassare il prelievo fiscale sulle retribuzioni, «ridurrebbero il carico medio fiscale sulle retribuzioni dell’1,6% rispetto al livello del 2020 (0,20% per ogni miliardo) e dell’1,5% rispetto al 2019 (0,19% per ogni miliardo)».

Su taglio fisco copertura oneri ancora da valutare

«Si rileva che le disposizioni in commento fissano un obiettivo di spesa predeterminando la copertura finanziaria di oneri futuri, ancora da valutare, che per loro natura potrebbero non essere suscettibili di essere ricondotti nell’ambito di un tetto di spesa (pari alle risorse stanziate)». Così il servizio Bilancio del Senato sul fondo da 8 miliardi per la riduzione della pressione fiscale nel dossier sul Ddl di Bilancio.

Per i tecnici si determinerebbe in tale ipotesi «una inversione del corretto ordine in base al quale la copertura finanziaria non può che presupporre la determinazione dell’onere che, a sua volta, è la risultante della stima associata alle disposizioni di riforma del settore; norme che, al momento, non esistono». Inoltre il servizio Bilancio ricorda che «l’approccio seguito contabilizza nei saldi di finanza pubblica l’incremento di spesa di 8 miliardi di euro annui a partire dall’entrata in vigore della legge di bilancio con tutte le conseguenze peggiorative dei saldi anche in termini di fabbisogno ed indebitamento netto laddove le esigenze finanziarie connesse alla riforma potrebbero trovare la loro concreta attuazione soltanto nel corso del 2022 e semprechè tutta la riforma venga varata nell’arco temporale ipotizzato».Nel dossier si rileva che «non si possono escludere, per la complessità della materia da disciplinare, ritardi nell’attuazione della riforma ovvero interventi soltanto parziali, con conseguenze in termini di tiraggio delle risorse rientranti nella dotazione del fondo già scontate nei saldi tendenziali di finanza pubblica».

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