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Irpef, semplificazioni e lotta all’evasione: ecco la riforma fiscale del governo Draghi

Nel programma un intervento complessivo coinvolgendo gli esperti. Confermati i focus su progressività e contrasto al nero

di Marco Mobili e Gianni Trovati

Draghi: "Serve una riforma del fisco, ma complessiva"

Nel programma un intervento complessivo coinvolgendo gli esperti. Confermati i focus su progressività e contrasto al nero


2' di lettura

«Non è una buona idea cambiare le tasse una alla volta». Sulla riforma fiscale il presidente del Consiglio indica una strada lunga. Che punta a un intervento a tutto campo per arrivare a una «revisione profonda dell’Irpef», fatta di «razionalizzazioni e semplificazioni del prelievo», in grado di «ridurre gradualmente il carico fiscale» trovando le risorse per farlo in un «rinnovato e rafforzato impegno nell’azione di contrasto all’evasione».

Nel suo intervento al Senato sulla fiducia, il nuovo presidente del Consiglio ha indicato soprattutto un metodo. Ambizioso. Perché nasce dall’esigenza di superare la logica dell’emergenza politica e della ricerca del consenso, che in questi anni ha moltiplicato i ritocchi settoriali, e spesso scoordinati, al nostro sistema fiscale. Con risultati non eclatanti, visto che l’Italia primeggia in Europa in fatto di pressione fiscale sul lavoro.

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Per riassumere l’idea del metodo che ha intenzione di imporre alla politica, Draghi indica due modelli: il primo è italiano e risale alla riforma Visentini del 1971 che di fatto regge ancora oggi l’architettura fiscale del Paese. Il secondo invece è danese: a Copenhagen nel 2008 fu nominata una «commissione di esperti» che dopo un confronto con partiti e parti sociali presentò al Parlamento un progetto di riduzione del carico fiscale per due punti di Pil, con un taglio all’ultima aliquota marginale e un aumento della soglia di esenzione.

Tutte le frasi chiave del discorso di Draghi

A orientare Draghi verso l’orizzonte danese non sono gli aspetti specifici di quel sistema, che peraltro spinge la Danimarca ai vertici della pressione fiscale complessiva (46% del Pil). Ma è un tema di metodo, basato su un approccio che richiede «tempo e competenza» e punta a un ridisegno organico di tutti gli ingranaggi di un meccanismo complesso come quello tributario. L’indicazione però non è casuale perché nell’ottica del nuovo Governo la riforma fiscale sarà strettamente collegata alle richieste comunitarie che vincolano anche il Recovery Plan. E che si basano su alleggerimento della pressione sul lavoro, spostamento del carico verso consumi e patrimoni e riforma del catasto.

La questione chiave però è quella metodologica. Da non leggere necessariamente con le categorie stereotipate della opposizione tra tecnici e politici. Il Parlamento infatti ha avviato già da inizio anno, con l’indagine conoscitiva delle commissioni Finanze di Camera e Senato, un complesso lavoro di analisi sulla riforma fiscale che ha coinvolto istituzioni ed economisti di primo piano, e che ha visto fin qui una partecipazione interessata di tutte le forze politiche. «Lo mettiamo a disposizione del Governo, sottolinea il presidente della commissione Finanze Luigi Marattin (Iv), applaudendo alla proposta di Draghi.

Braccia aperte anche dai tecnici del settore. L’idea di Draghi è, secondo il presidente dei commercialisti Massimo Miani, «giusta e condivisibile a partire dal metodo» e può aprire «una stagione nuova di coinvolgimento» dei professionisti.

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