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Irpef sotto assedio: la flat tax per tutti fa i conti con costi e taglio dei bonus

di Marco Mobili e Giovanni Parente


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3' di lettura

Una grande scommessa. Anzi, tornare a parlare ora di riforma fiscale, proprio nel momento in cui ricominciano a soffiare i venti di recessione, può quasi rasentare l’azzardo. Ancor di più se si pensa che a fine anno il Governo dovrà evitare aumenti Iva per oltre 23 miliardi previsti dalle clausole di salvaguardia inserite nell’ultima legge di Bilancio. Eppure la maggioranza, complice anche l’avvicinarsi delle elezioni europee, rilancia la riforma del fisco, partendo dalla riduzione dal 23% al 20% della prima aliquota Irpef.

Un taglio su cui l’interrogativo principale, proprio alla luce della congiuntura tornata a virare in negativo e della stabilità dei conti pubblici, riguarda il reperimento delle risorse finanziarie.

Se è vero che per ogni punto della prima aliquota occorrono tra i 3 e i 4 miliardi, il conto complessivo di questa operazione potrebbe arrivare a toccare fino a 12 miliardi. Il tema delle risorse, seppure il principale, non è il solo problema da affrontare per una vera e concreta riforma di un’imposta ormai datata e deformata nella sua applicazione. Ci sono almeno 5 elementi strettamente connessi che vanno affrontati se la prospettiva è davvero quella di una flat tax o meglio una dual tax, considerando la riduzione a regime ad almeno due aliquote.

Il bonus 80 euro
A più riprese nei mesi passati si è parlato di una riscrittura della curva dell’Irpef grazie alla potatura delle tax expenditures.

A partire dal bonus degli 80 euro che da solo erode gettito per circa 10 miliardi di euro e che, fin dalla sua introduzione, è subito apparso come un corpo non del tutto organico, anche a causa della “curva corta” di applicazione con l’azzeramento a 26mila euro. Non è un caso, infatti, che venga “catalogato” statisticamente come una voce di spesa e non come un bonus fiscale. C’è poi un concreto effetto che produce un’uscita con obbligo di restituzione quando viene superato il tetto reddituale. Una componente che sicuramente avrà giocato sulla partita di alcuni rinnovi contrattuali, ma anche su aumenti e premi.

L'IMPOSTA SULLE PERSONE FISICHE
L'IMPOSTA SULLE PERSONE FISICHE
L'IMPOSTA SULLE PERSONE FISICHE

La revisione delle tax expenditures
Come anticipato, la partita degli 80 euro si collega a una più ampia sulla revisione di tutti i bonus fiscale. Una sorta di grande incompiuta, che si ripropone ogni anno con tanto di monitoraggio allegato alla nota di aggiornamento al Def (il documento di programmazione economica) prima del varo della legge di Bilancio. Finora però l’intenzione è rimasta solo sulla carta. Anche perché sfoltire i 112 miliardi (bonus Irpef compreso) di detrazioni e deduzioni per le persone fisiche è un’impresa ardua. La ragione va trovata nel fatto che le agevolazioni sono tante, settoriali e senza nessuna analisi ex post rispetto agli obiettivi posti alla loro introduzione. Gli interessi settoriali hanno spinto poi gli ultimi esecutivi a prevedere l’introduzione di nuove agevolazioni piuttosto che a riorganizzarle.

Il prelievo effettivo
Deduzioni e detrazioni producono, poi, l’effetto di deformare il prelievo effettivo. Con il paradosso che i contribuenti con tante spese agevolate riescono anche a dribblare aliquote elevate. Questo senza considerare l’incognita di chi non dichiara e non versa: l’evasione fiscale è un fenomeno che resiste anche sull’Irpef e non solo sull’Iva.

Le fughe dall’Irpef
In realtà uno dei mali dell’Irpef sono i regimi sostitutivi di cui ormai è quasi saturo l’ordinamento tributario. Ce ne sono in vigore già una decina, che spaziano dagli affitti alle rendite finanziarie. L’ultima legge di Bilancio ne ha introdotti o modificati almeno sette (non contando quelli per le imprese). Fra tutti spicca la revisione del regime forfettario per le partite Iva che, già dai primi giorni di quest’anno, sta dimostrando tutto il suo appeal, legato a un prelievo secco del 15% (che sostituisce oltre all’Irpef, anche le addizionali e l’Irap) e all’azzeramento degli adempimenti, in particolare quelli Iva.

Progressività ed equità
Con ogni probabilità la maggioranza punta a replicare nella riforma dell’Irpef lo schema a due aliquote adottato nell’ultima manovra: da subito, con l’allargamento del forfettario fino a 65mila euro di ricavi o compensi con un prelievo al 15 per cento; dall’anno d’imposta 2020, con la creazione di un nuovo regime con aliquota al 20% per professionisti e imprese fino a 100mila euro.

Un passaggio dalle 5 aliquote attuali alle due che, in ogni caso, sarà realizzato a tappe. La prima delle quali, appunto, prevede una riduzione della prima aliquota Irpef al 20 per cento. Uno degli ostacoli da superare - e fin da subito oggetto di dibattito - è la compatibilità della futura dual tax con i principi costituzionali, che impongono di garantire la progressività e il rispetto della capacità contributiva. Anche perché con la dual tax non arriveranno più in soccorso del contribuente tutte le attuali detrazioni e deduzioni.

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