concorrenza

L’Antitrust multa Sis: irregolarità in vendita sementi grano Senatore Cappelli

Sanzione da 150mila euro per tre pratiche scorrette tra cui aumento ingiustificato dei prezzi e forniture ritardate

di Alessio Romeo


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(Marka)

2' di lettura

Aumento ingiustificato dei prezzi, forniture ritardate o addirittura rifiutate fino alla riconsegna da parte dei coltivatori del grano prodotto. L’Antitrust ha deciso oggi di multare la Sis (Società italiana sementi), una delle principali aziende sementiere italiane, con 150mila euro per queste pratiche commerciali scorrette nella vendita delle sementi del grano “Senatore Cappelli”, la pregiata varietà che ha contribuito a rilanciare la produzione nazionale di frumento duro di qualità, di cui la Sis ha l’esclusiva in base a un contratto di licenza stipulato nel 2016 con il Crea (il Consiglio per la ricerca in agricoltura controllato dal ministero delle Politiche agricole).

L'indagine risale al marzo scorso quando l’Autorità garante della concorrenza aveva aperto un’istruttoria nei confronti della Sis per verificare un presunto abuso della sua maggior forza commerciale nei confronti delle imprese agricole interessate a produrre grano della varietà Senatore Cappelli.

Sono tre le pratiche scorrette dell’mpresa verificate dal Garante e sanzionate con 50mila euro ciascuna in quanto «contrarie alla disciplina delle relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari».
In particolare la Sis, forte dell’esclusiva sulla commercializzazione delle sementi del “Senatore Cappelli”, ha in questi anni «subordinato la fornitura delle sementi alla riconsegna da parte dei coltivatori del grano prodotto, imponendo alle controparti – sottolinea l'Antitrust – un rapporto cosiddetto di filiera».

L'azienda ha inoltre «ritardato o addirittura rifiutato in maniera ingiustificatamente selettiva la fornitura delle sementi ai coltivatori» e, infine, «aumentato in maniera significativa e ingiustificata i prezzi delle sementi».
Nel 2017 Bf, holding di Bonifiche Ferraresi, aveva rilevato per 8,3 milioni il 41,19% del capitale di Sis, garantendosi la governance dell'azienda nell'ambito di una strategia di controllo della filiera.

L’intervento, sottolinea l'Antitrust «conferma la profonda attenzione dell’Autorità per la disciplina delle pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera agroalimentare, al fine di impedire che lo squilibrio tra le posizioni negoziali delle parti venga sfruttato per imporre al contraente debole (in questo caso, le imprese agricole interessate a coltivare una varietà pregiata di grano duro) condizioni inique».

Le cosiddette “pratiche commerciali sleali” nel settore agroalimentare sono oggetto tra l’altro di una direttiva europea varata lo scorso aprile che mira a tutelare gli agricoltori nei rapporti con acquirenti e grande distribuzione, attraverso la definizione di una black list di azioni da sanzionare, che gli Stati membri devono ancora recepire.

L'Italia, in particolare, dovrà individuare l’organismo che sarà chiamato a effettuare i controlli sul rispetto delle nuove regole. E non è scontato che sia l’Antitrust. La competenza dei controlli sul rispetto delle norme dell'articolo 62 del decreto legge 1/2012 è stata affidata fino a oggi al Garante della Concorrenza, ma in futuro, nell’ambito dell’applicazione della direttiva europea, potrebbe essere affidata a un soggetto diverso con competenze specifiche nel settore agroalimentare. In alternativa, potrebbe essere rafforzata la capacità sanzionatoria dell'Antirust.

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