GUIDA Rapida/2

Isa dei professionisti: l’indicatore multiattività si applica su quella prevalente

Per le associazioni professionali si considera la prestazione da cui emergono i compensi maggiori, anche se in questo modo non si coglie la complessità dello studio

di Lorenzo Pegorin e Gian Paolo Ranocchi


3' di lettura

Il prossimo 2 dicembre scade il termine ultimo per inviare i modelli Isa in allegato alla dichiarazione dei redditi 2019 (periodo d’imposta 2018). Mentre entro il 30 ottobre 2019, per i contribuenti soggetti agli Isa, sarà ancora possibile effettuare il versamento delle imposte sui redditi (e gli eventuali adeguamenti) con la maggiorazione dello 0,4 per cento.

Per quel che riguarda gli indici sintetici di affidabilità fiscale dei professionisti, vanno sottolineate alcune peculiarità, specie sul fronte delle associazioni multidisciplinari.

I soggetti «multiattività»

Innanzitutto va tenuto presente che, nell’ambito delle attività professionali, non è operativa la causa di esclusione degli Isa prevista per i soggetti cosiddetti “multiattività”. Vale a dire coloro che svolgono attività d’impresa cui si abbinano diversi codici Ateco e che rientrano in Isa diversi, i quali - in linea di principio - non sono tenuti all’applicazione dello strumento quando dalle attività secondarie derivano proventi superiori al 30% rispetto a quelli complessivi. Per questi soggetti, però, resta l’obbligo di presentazione dei modelli Isa ai soli fini statistici, con un riscontro di affidabilità che il software comunque propone, nonostante esso non dia alcun diritto d’accesso al regime premiale previsto dal Dl 50/2017.

Questa particolare regola, come detto, non si applica ai soggetti lavoratori autonomi “multiattività”, che sono quindi tenuti sempre ad applicare l’Isa in relazione all’attività da cui emergono i compensi maggiori.

Le prestazioni «diverse»

Sotto il profilo operativo, ciò comporta non pochi problemi, soprattutto per quanto attiene a quegli Isa che applicano il modello a prestazioni e dove, solitamente, nel quadro C viene richiesto il dettaglio dei singoli incarichi per tipologia di prestazione svolta.

In questi casi i compensi della (o delle) attività non prevalenti dovranno infatti essere incanalati tutti alla voce residuale «altre prestazioni diverse dalle precedenti», con inevitabili risvolti nell’attribuzione del punteggio di affidabilità complessivo il cui esito diventa quanto meno poco credibile.

Un esempio? Si pensi a uno studio associato in cui convivono commercialisti, avvocati, notai e consulenti del lavoro. Fatti 100 i compensi annui dell’associazione professionale, se 40 derivano dall’attività notarile, 30 da quella dei commercialisti, 20 dall’attività legale e 10 dalla materia giuslavoristica, l’Isa applicato sarà l’AK01U (attività degli studi notarili). Che, però, non sarà certamente in grado di cogliere la realtà fattuale complessiva. In questi casi, dunque, non resta che evidenziare la situazione specifica nello spazio «note aggiuntive».

Il regime «premiale»

Alcuni aspetti irrisolti in relazione all’applicazione degli Isa al comparto professionale attengono alle correlazioni esistenti nell’utilizzo del cosiddetto regime premiale quando il lavoratore autonomo persona fisica partecipa in un’associazione professionale.

Una prima domanda che ci si pone è se l’esonero dall’applicazione del visto di conformità, laddove l’ente associativo raggiunga un punteggio pari o superiore a “8”, possa trasferirsi agli associati. Sono questi ultimi, infatti, che liquidano nella dichiarazione dei redditi la tassazione diretta (Irpef) sull’imponibile loro attribuito per trasparenza, dovendo solitamente l’associazione limitarsi al pagamento dell’Irap.

Poniamo il seguente caso: associazione professionale con due associati al 50%, reddito netto tassabile Irpef complessivo di 100.000 euro, ritenute complessive subite pari a 40.000 euro e punteggio Isa superiore a “8”. Se gli associati avessero un credito Irpef di 8.000 euro ciascuno, per effetto dell’eccedenza delle ritenute subite nella liquidazione della loro dichiarazione dei redditi, potrebbero compensare il credito senza apporre il visto di conformità sulla loro dichiarazione personale?

La domanda non ha una risposta definita. Perché ad oggi l’agenzia delle Entrate non ha fornito chiarimenti ufficiali utili sulla questione: motivo per cui (prudenzialmente) è sempre consigliabile, in questi casi, procedere con l’apposizione del visto di conformità.

Tuttavia, è opinione di chi scrive che, in linea di principio non vi sarebbero motivi ostativi al visto se il credito Irpef che si è originato nella dichiarazione degli associati fosse esclusivamente riferibile al reddito e alle ritenute attribuite dal soggetto virtuoso Isa (cioè l’associazione).

Nel caso in cui, invece, nella dichiarazione dell’associato dovessero essere indicati altri crediti Irpef (eventualità, peraltro, piuttosto frequente vista la possibilità che possano essere stati dichiarati altri redditi che hanno scontato a monte ritenute d’acconto), la soluzione appare meno convincente, stante il fatto che la certificazione del credito operata con l’apposizione del visto di conformità attiene al risultato della liquidazione complessiva della dichiarazione dei redditi. E quindi l’esonero, in tali ipotesi, potrebbe implicitamente espandersi a crediti non “virtuosi” sul piano Isa.

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