ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’informativa in Parlamento

Ischia, Musumeci alla Camera: «Ora Piano clima. Tema abusivismo non può più essere eluso»

Sale a undici morti il tragico bilancio della frana. Ancora un disperso. Novecento edifici interessati. Sarà ripristinata una struttura di missione sul modello “Italia Sicura”

di Manuela Perrone

Ischia, la frana vista dall'alto

5' di lettura

«Un pensiero alle vittime di questa ennesima tragedia». Ha esordito così alla Camera il ministro per la Protezione civile e le politiche del mare, Nello Musumeci, nell’informativa alla Camera sulla frana che ha travolto Ischia sabato 26 novembre. E già nell’aggettivo «ennesima» c’è la fotografia di un Paese che non è riuscito ancora a proteggersi dalle sue fragilità. Riepilogando gli interventi effettuati e provando a segnalare la direzione di marcia per evitare nuovi drammi, Musumeci ha riservato un cenno finale al tema dell’abusivismo edilizio: «Non può più essere eluso».

Il bilancio delle vittime

Rinnovando «la vicinanza ai familiari e all’intera comunità ischitana», il ministro è partito dal triste bilancio della giornata di sabato 26 novembre nell’isola, che si è aggiornato proprio poche ore dopo il suo intervento a Montecitorio: agli otto morti precedentemente accertati se ne sono aggiunti tre che risultavano dispersi (resta ora solo una dodicesima persona considerata ancora dispersa). Cinque i feriti, tra cui una donna in gravi condizioni ricoverata all’Ospedale Cardarelli di Napoli. Immediato, ha chiarito il ministro, il dispiegamento dei soccorsi: Vigili del Fuoco, Aeronautica Militare, Esercito, Capitaneria di Porto, forze dell’ordine, unità di sanità pubblica e dell’Enel. In aggiunta, la colonna mobile del volontariato di protezione civile della Regione Campania con 104 soccorritori e 3 unità cinofile.

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Circa 900 edifici interessati, verifiche in corso

Gli edifici interessati dalla frana risultano circa 900. Dai 272 controlli effettuati sinora su 950 unità, 45 strutture sono risultate inagibili, 56 agibili ma esposte a rischio e 162 agibili. Le verifiche saranno completate nei prossimi giorni e saranno individuati i nuclei familiari che dovranno essere evacuati. In caso di allerta meteo gialla o arancione, almeno mille, forse milletrecento, residenti ischitani dovranno abbandonare le proprie abitazioni fino a cessata emergenza, ha riferito il prefetto di Napoli Claudio Palomba al termine di un incontro del comitato operativo, presenti il neo commissario Giovanni Legnini e il capo della protezione civile Fabrizio Curcio.

Ischia, Musumeci: "272 controlli, 45 strutture inagibili"

I sindaci chiedono la Dad

Le scuole di Casamicciola e Lacco Ameno resteranno chiuse fino al 4 dicembre, ma il ministro ha riferito che i sindaci chiedono l’attivazione della didattica a distanza, soprattutto perché l’apertura degli istituti «comporterebbe criticità nella viabilità dell’isola».

Stato di emergenza per 12 mesi, stanziati 2 milioni

Musumeci ha ricordato come il Dipartimento per la Protezione civile abbia subito attivato l’unità di crisi interna, che ha operato senza soluzione di criticità dal mattino del 26 novembre e prosegue tuttora. Il Consiglio dei ministri convocato d’urgenza domenica 27 novembre ha deliberato lo stato di emergenza di rilievo nazionale per 12 mesi, decidendo un primo stanziamento pari a 2 milioni di euro.

Legnini commissario delegato

Dopo il Cdm è stata adottata una prima ordinanza di protezione civile per l’avvio degli interventi più urgenti. A tal fine è stata decisa, d’intesa con la Regione Campania, la nomina a commissario delegato di Giovanni Legnini, che già ricopre l’incarico di commissario per la ricostruzione post-terremoto nell’isola e che opererà con il commissario prefettizio di Casamicciola, i sindaci e il centro di coordinamento soccorsi istituito presso la prefettura di Napoli. Nel provvedimento, oltre alla sosponsione delle rate di mutuo per chi vive o ha attività commerciali in abitazioni danneggiate, c’è un primo piano delle misure di soccorso, assistenza, rimozione delle situazioni di pericolo e ripristino della funzionalità dei servizi pubblici e delle infrastrutture strategiche.

«Nessuna prevenzione senza previsione»

«Quanto è accaduto - ha scandito il ministro in Aula - ci obbliga moralmente e politicamente ad approfondire con urgenza non solo il tema delle cause ma delle molteplici questioni di un sistema realmente integrato ed efficiente sul piano della prevenzione dei rischi. Una strategia di intervento che consenta di agire lì dove è necessario e urgente e che ha come presupposto un quadro completo della previsione del rischio. Non si può immaginare di fare prevenzione senza uno strumento di previsione». Musumeci ha richiamato l’annosa vicenda del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici: «Avviato nel 2016 presso il ministero dell’Ambiente ma fermo da allora, nonostante sia stato presentato informalmente nel 2018, perché la Commissione Vas non ha dato il parere definitivo. Il paradosso è che quando sarà varato sarà già superato».

Le azioni da mettere in campo

Dunque, innanzitutto, bisogna rimediare all’assenza di un Piano che consenta la conoscenza della vulnerabilità di tutto il territorio. Nel Cdm del 27 novembre i ministri si sono impegnati ad approvarlo definitivamente entro l’anno. In secondo luogo, per Musumeci, occorre disporre di un quadro aggiornato dei finanziamenti per la prevenzione e dei soggetti competenti. Terzo, «semplificare il quadro regolatorio e procedurale». Quarto, «rafforzare la capacità amministrativa e le strutture tecniche» deputate. Quinto, «avere una sede centrale di conoscenza per il coordinameto e monitoraggio degli interventi secondo il modello della struttura di missione Italia Sicura». Sesto, definire un quadro regolatorio che consenta l’intervento di poteri sostitutivi e sanzionatori nel caso gli enti competenti fossero inadempienti.

Una task force per il riordino delle procedure di prevenzione

Il gruppo di lavoro interministeriale già annunciato dopo l’ultimo Consiglio dei ministri, allargato a Regioni, Anci e Upi, «dovrà predisporre una proposta di revisione normativa per semplificare le disordinate e disarmanti procedure di prevenzione e mitigazione del rischio, non solo idrogeologico. È necessario, non possiamo tirarci indietro. Dobbiamo provarci». Oggi, intanto, è atteso un nuovo Cdm per ulteriori aiuti.

Abusivismo «fenomeno triste e diffuso»

Alla fine dell’informativa, Musumeci ha riservato poche parole al «triste e diffuso fenomeno dell’abusivismo edilizio», spesso «causa e concausa delle calamità». È un tema che «non può essere più eluso», ha detto il ministro, senza ripetere a Montecitorio ciò che aveva detto a margine della tragedia, ossia l’idea di una legge speciale che aiuti a recuperare solo gli «abusi leggeri», che non impattano sulla sicurezza.

Opposizioni all’attacco

La mancata citazione dei condoni (e dell’ultimo intervento normativo che ha riguardato proprio Ischia nel “decreto Genova” del 2018, varato dal Governo gialloverde) è stata sottolineata con forza da Chiara Braga (Pd), che ha anche sollecitato l’adozione di una legge sul consumo di suolo. «Non serviva la vicenda di Ischia per scoprire la fragilità idrogeologica dell'Italia», ha detto la deputata. «Adesso va utilizzata la prossima legge di bilancio per destinare tutte le risorse a disposizione del Parlamento a rafforzare la prevenzione del dissesto idrogeologico, ridurre l’impatto dei cambiamenti climatici e dedicare cura al territorio, evitando di disperderle in opere inutili e dannose». Stessa esortazione a varare regole sul consumo di suolo, con la proposta di farne l’oggetto di un «patto di legislatura», è arrivata da Sergio Costa (M5S), ex ministro dell’Ambiente nei Governi Conte 1 e 2: «Ne consumiamo 2,2 metri quadrati al secondo». Costa ha ricordato che in questo bilancio «si prevede un taglio del 40% dei fondi per contrastare il dissesto idrogeologico. Una pazzia. Intervenite, altrimenti dibattiti come quello di oggi sono solo una fiera dell’ipocrisia».

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