La crisi del Movimento

Iscritti contesi tra M5s e Rousseau: cosa c’è dietro lo scontro che blocca Conte

Il progetto dell’ex presidente del Consiglio di rifondazione del movimento in senso europeista e ambientalista è stato annunciato più di una volta e più di una volta si è fermato sulla soglia dell’associazione di Davide Casaleggio

di Emilia Patta

Conte in campo: "Rousseau dia dati, ora si parte"

4' di lettura

Più che i canonici stracci, ormai nella galassia pentastellata volano soprattutto le carte bollate. Perché la telenovela degli iscritti al M5s - il cui elenco e i cui dati sono di “proprietà” dell M5s ma sono in possesso dell'associazione Rousseau e quindi di Davide Casaleggio, figlio del fondatore Gianroberto, che non li vuole cedere - si arricchisce ogni giorno di nuovi fermo immagine ma appare ancora lungi dallo sbrogliarsi. Intrappolando così Giuseppe Conte e il suo progetto di rifondazione del movimento in senso europeista e ambientalista, annunciato più di una volta e più di una volta fermatosi sulla soglia di Rousseau. Ma procediamo con ordine. O almeno proviamoci.

Rousseau e i debiti non saldati: 450mila o meno di 200mila?

Intanto Rousseau chiede da mesi al movimento 450mila euro di debiti da saldare (versamenti non fatti dai parlamentari) per continuare a usare la piattaforma per le votazioni degli iscritti e/o per chiudere il rapporto tra le due entità, mentre per il movimento il debito è poco sotto i 200mila euro perché non vanno considerati i versamenti non effettuati dai parlamentari nel frattempo usciti o espulsi. Ma il motivo giuridico per cui Casaleggio non vuole consegnare il prezioso elenco è che al momento non esiste un rappresentante legale del M5s: il mandato di reggente di Vito Crimi è scaduto e il nuovo direttorio a cinque previsto dallo statuto, recentemente cambiato in tal senso, non è mai stato nominato (la votazione è stata bloccata da Beppe Grillo che, alla caduta del Conte 2 ormai quattro mesi fa, indicò proprio nell'ex premier il nuovo futuro leader del movimento).

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Il M5s “acefalo” e la questione degli iscritti contesi: la tempesta perfetta

Un M5s acefalo, dunque: condizione che è stata confermata il 5 maggio scorso con la sentenza della Corte d'appello di Cagliari che, dichiarando non ammissibile il reclamo di Crimi contro la nomina di un curatore legale nella persona dell'avvocato Silvio De Murtas, ha di fatto certificato che il partito politico che esprime il primo gruppo parlamentare è senza un soggetto legittimato a rappresentarlo. La strada più razionale, anche se lunga, sarebbe stata quella di eleggere intanto il direttorio a cinque tramite la piattaforma Rousseau per poi procedere a un nuovo cambio di statuto per ripristinare la figura del capo politico e incoronare infine Conte: ma questa strada è stata sbarrata prima dallo stesso Casaleggio, che ha rivendicato il saldo dei debiti come condizione per poter continuare a usare la piattaforma Rousseau, poi dallo stesso Conte, che ha suggellato il divorzio annunciando che la nuova votazione sarebbe avvenuta con l'ausilio di un'altra piattaforma. Ma la scappatoia immaginata da Conte e dai dirigenti del M5s - ossia bypassare Rousseau e votare il nuovo statuto, la nuova carta dei valori e il nuovo leader su un'altra piattaforma - è comunque sbarrata: l'elenco e i dati degli iscritti, pur appartenendo al movimento, sono nelle mani di Casaleggio, il quale non li consegna perché non c'è «alcun rappresentante legale politico». L'incastro perfetto, la tempesta perfetta.

La diffida di Crimi e il ricorso (non fatto) al Garante della Privacy

Ad ora la situazione è questa: Crimi, allo scadere della diffida di cinque giorni, ha appena mandato legali ed esperti informatici nella sede milanese dell'associazione Rousseau reclamando la consegna del prezioso elenco degli iscritti e ricevendo un sonoro rifiuto. Intanto, tanto per intorbidare le acque, la richiesta di trasferimento dei dati personali degli iscritti dalla piattaforma Rousseau in altro luogo è pervenuta anche dal succitato avvocato De Murtas, ossia il curatore legale nominato a febbraio dal Tribunale di Cagliari dopo il ricorso contro l'espulsione della consigliera regionale sarda Carla Cuccu. Che fare? Nei giorni scorsi lo stesso Conte aveva annunciato il possibile ricorso al Garante della Privacy. Ma il ricorso, non a caso, non è ancora arrivato: d'altra parte se è vero che il titolare dei dati degli iscritti è il M5s, è anche vero che secondo quanto deciso dal Tribunale di Cagliari il M5s non ha un rappresentante legale… quindi chi e a che titolo farebbe il ricorso? Non a caso Crimi nei giorni scorsi si è rivolto al Garante della Privacy semplicemente chiedendo l'accesso agli atti relativi a un vecchio procedimento dell'ente verso la piattaforma Rousseau, nulla di più.

Non resta che la procedura d'urgenza…

Non resta che la strada giuridicamente ardua, per motivi procedurali oltre che di merito, del ricorso d'urgenza ex articolo 700. Strada che sarà percorsa già nelle prossime ore. Sperando che almeno così si sblocchi definitivamente la questione degli iscritti e con essa il destino del M5s. Ma è chiaro che in queste settimane Conte sta toccando con mano tutti i nodi originari venuti al pettine: un movimento nato come anti-partito, senza chiare regole di democrazia interna, legato a doppio filo con una società privata che ha visto versare nelle sue casse negli ultimi anni - un fatto senza alcun precedente nelle democrazie occidentali – un obolo di 300 euro al mese da ciascun eletto e in quanto tale rappresentante della Nazione e non di un partito, men che meno di un privato.

.…e l'attuazione dell'articolo 49 della Costituzione

Perché se è vero che «è inaccettabile che un soggetto privato possa tentare di ostacolare l'attività di una forza politica del Parlamento e di governo, accampando pretestuose e incomprensibili motivazioni, anche di natura economica» - come dice una nota di queste ore del M5s – è anche vero che questo intreccio è stato voluto dai fondatori, Casaleggio e Grillo, e avallato per anni dall'attuale dirigenza pentastellata. Non resta che augurarsi che il ricorso d’urgenza vada a buon fine, ma anche che il Parlamento metta finalmente mano all'attuazione dell'articolo 49 della Costituzione («Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale») regolando la trasparenza e la vita democratica dei partiti. Una riforma che non si è potuta fare negli ultimi anni proprio per la forte presenza in Parlamento di una forza politica anomala come il M5s.


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