la sentenza della suprema corte

L’iscrizione al partito fa scattare l’illecito per un magistrato: la Cassazione conferma la sanzione a Emiliano

L’impegno continuativo in favore di un partito e il tesseramento fanno scattare l’illecito disciplinare per il magistrato. Possibile l’iscrizione ai gruppi parlamentari

di Patrizia Maciocchi

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L’impegno continuativo in favore di un partito e il tesseramento fanno scattare l’illecito disciplinare per il magistrato. Possibile l’iscrizione ai gruppi parlamentari


3' di lettura

È stata confermata dalla Cassazione la sanzione disciplinare dell’ammonimento inflitta dal Csm al governatore della Puglia Michele Emiliano, magistrato fuori ruolo, per il suo impegno continuativo nel Pd e per l’iscrizione al partito “dem”. La Suprema Corte ha respinto il ricorso di Emiliano contro il verdetto del Csm che, nel 2019, lo ha incolpato per aver violato il divieto di iscriversi ad un partito, che vale anche per i fuori ruolo, previsto dalla legge 109 del 2006 sugli illeciti disciplinari delle toghe.

La sentenza

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La Corte costituzionale
Le Sezioni unite (sentenza 8906) contestano all’ex magistrato di aver preso la tessera di un partito, svolgendo un’attività «partecipativa e direttiva in forma sistematica e continuativa». La Suprema corte ricorda, che la sezione disciplinare del Csm, aveva sollevato una questione di legittimità costituzionale, rispetto alla norma che consente ai magistrati, collocati fuori organico per motivi elettorali, di partecipare alla vita politico-amministrativa candidandosi alle elezioni, e di assumere nel caso di elezione i ruoli, sanzionando al tempo stesso le condotte legate all’essenza di quei ruoli, come l’iscrizione ad un partito. Dubbi che la Consulta aveva risolto negando l’illegittimità.

I diritti delle toghe e il dovere di imparzialità
La scelta messa in atto dal legislatore con il Codice deontologico delle toghe è, infatti, il frutto di un bilanciamento tra il riconoscimento dei diritti fondamentali del cittadino-magistrato a manifestare le proprie idee, anche di natura politica, e la tutela del principio di indipendenza e imparzialità della magistratura. Il primo è riconosciuto a patto che venga esercitato «con l’equilibrio e la misura che non possono non caratterizzare ogni comportamento di rilevanza pubblica del magistrato». I giudici negano, al contrario di quanto sostenuto dalla difesa, che la tessera fosse “coessenziale” alla candidabilità ad alcune cariche, perché prevista dallo Statuto del partito democratico, come dal codice etico e dal regolamento quadro dei ”dem”. La Suprema corte , sottolinea, infatti, che i partiti politici sono associazioni private non riconosciute, e i vari regolamenti interni, per la loro natura privatistica, non possono costituire fonti di diritto, ma restano espressione della loro autonomia. Senza contare che aderendo alla tesi del ricorso, la norma disciplinare dovrebbe ogni volta ”adattarsi” e al deliberato dei vari partiti politici.

La possibilità di iscriversi ai gruppi parlamentari
Né il divieto di iscrizione si può considerare in contraddizione con la possibilità, riconosciuta al magistrato eletto in Parlamento, di iscriversi ai “gruppi parlamentari”, che hanno a differenza dei partiti una natura istituzionale e non privata. Per finire i giudici di legittimità valorizzano il dato dell’imparzialità, questo sì in contrasto con la stessa definizione di partito. Il Costituente e il legislatore non vogliono che il magistrato abbia la tessera di un “partito”, perché sarebbe percepito dai cittadini come “uomo di parte”, e affinché «l’esercizio della giurisdizione non possa essere inteso come strumento di lotta politica».

Niente automatismi: valutazioni caso per caso
Un’esigenza particolarmente sentita nelle società costituzionalmente evolute, fondate sul modello dello Stato di diritto. L’adesione ad un partito implica il parteggiare per la sua supremazia sugli altri. Ma la Cassazione precisa che la partecipazione ai partiti politici, è un illecito disciplinare, solo se sistematica e continuativa. È , infatti, escluso qualunque automatismo sanzionatorio: il Csm deve di volta in volta valutare se la partecipazione ha il carattere previsto dalla legge.

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