terrorismo

Isis, condiviso con 30 servizi segreti il modello italiano di contrasto

di Marco Ludovico


3' di lettura

L’Italia chiama a raccolta oltre trenta servizi segreti esteri. E a Roma, dopo l’inaugurazione lunedì 6 maggio della sede unica dell’intelligence a piazza Dante, martedì 7 nella cornice di Villa Madama il Dis (dipartimento informazioni e sicurezza) ha convocato la conferenza Bridge (Bringing radicalized individuals to disengage). Per spiegare e condividere con i colleghi stranieri un modello operativo, certo empirico e privo ancora di una strategia nazionale codificata, rivelatosi tuttavia finora efficace. I motivi saranno molteplici, ma resta il fatto che un attacco terroristico vero e proprio dall’11 settembre 2001 nel nostro Paese non c'è stato.

Nuove declinazioni della minaccia e controffensive
La minaccia Isis comunque «resta attuale e concreta» ribadisce il direttore del Dis Gennaro Vecchione. Alla conferenza si snocciolano tutte le declinazioni più recenti della minaccia. C'è una prospettiva crescente “di genere”: le donne in Nord Africa e in Europa svolgono tutti i ruoli, «vittime, attori consapevoli e non, peace-makers» spiega Fatima Sadiqi, docente all’università di Fez in Marocco. Si profila un alto rischio legato ai più piccoli: nei campi degli ex territori dell'Isis ci sono «45mila bambini senza identità, vere e proprie bombe ad orologeria in grado di diventare una possibile generazione di attentatori suicidi» ha detto Gilles de Kerchove, coordinatore contro-terrorismo dell’Ue.

Ma oltre alla repressione ci sono in Italia anche i processi di de-radicalizzazione. Con la possibilità di accedere al lavoro, all'istruzione e alla formazione professionale già in carcere come ha spiegato Augusto Zaccariello, capo del Nic (Nucleo investigativo centrale) del Dipartimento amministrazione penitenziaria. E con le misure di prevenzione personale destinate alla «riduzione e depotenziamento della minaccia» come ha detto Sabrina Martucci (università Aldo Moro di Bari). Un altro unicum italiano.

Incroci e riscontri informativi senza sosta
Ai colleghi dei servizi segreti del cosiddetto Paris Group (Germania, Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Italia, Irlanda, Olanda, Polonia, Spagna, Gran Bretagna, Norvegia e Svezia) nella conferenza Bridge si sono aggiunti gli 007 dei paesi rivieraschi del Medio Oriente, alcuni stati extra Ue e colleghi statunitensi. «I cambiamenti della nostra civiltà sono profondi, a volte vediamo reazioni che non riusciamo a spiegarci. Dobbiamo fronteggiare tutti i rischi del ribellismo dietro l’angolo» fa notare Enrico Savio, vicedirettore generale vicario Dis.

Nella strategia degli 007 riveste grande importanza la radicalizzazione: «Va prevenuta e intercettata nella sua fase iniziale. È fondamentale essere tempestivi, volgere lo sguardo non solo a quel che accade, ma a quel che potrebbe accadere» ricorda Vecchione. Rileva il questore Claudio Galzerano (direzione centrale Polizia di prevenzione) come il modello italiano fondato sul C.a.s.a. (comitato di analisi strategica antiterrorismo) che riunisce forze di polizia e intelligence ha tre parole d'ordine: «Azione sinergica, condivisione, valorizzazione della dimensione locale». Ma, aggiunge Galzerano, «si basa essenzialmente sul talento dei singoli e le attitudini cooperative di figure professionali diverse». Ormai così non è più sufficiente.

Investigazione e prevenzione del radicalismo su web
«Internet è sempre di più luogo ideale per la maturazione di processi di auto-radicalizzazione - mette in evidenza il colonnello Marco Rosi (Ros dei Carabinieri) - e il contrasto all'uso della rete per finalità terroristiche è una sfida continua». Secondo Miriam Estrin, public policy manager di Google per l'Europa, il Medio Oriente e l'Africa, è fondamentale «prevenire lo sfruttamento da parte di terroristi ed estremisti degli strumenti disponibili on line. Ci vogliono risposte condivise delle istituzioni, della società civile e del settore privato».

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