le morti nella struttura lombarda

Ispettori del ministero della Salute al Trivulzio: indagine sulla mancanza di tamponi e mascherine

Oggi ci sarebbero oltre 220 persone segnalate come sintomatici in attesa di fare il tampone. Sotto la lente le mascherine: erano introvabili o non utilizzate?

di Sara Monaci

Coronavirus, perquisizione della Finanza al Pio Albergo Trivulzio

3' di lettura

Dopo la Guardia di finanza anche gli ispettori del Ministero della salut e sono all’opera sul Pio Albergo Trivulzio. Le indagini stanno andando avanti.

L’ispezione è durata ore da parte dei tecnici, che poi redigeranno una relazione. Un’indagine parallela rispetto a quella della procura di Milano, che ha messo sotto la lente le accuse dei familiari che dicono di non aver avuto informazioni sugli anziani contagiati dal coronavirus e il mancato rispetto delle distanze sociali e l’uso delle mascherine.

Loading...

Oltre a questo ci sono le tre delibere regionali emanate tra l’8 e il 30 marzo. In particolare la prima chiedeva di poter inserire, su base volontaria, malati Covid nelle residenze per anziani, mentre intanto bloccava le liste d’attesa. La seconda rendeva possibili i finanziamenti per ogni paziente ospitato (150 euro al giorno a testa) e la terza bloccava le visite dei parenti. Un mix di questioni che sono al vaglio degli inquirenti.

In questo momento sono circa 270 gli anziani ospiti e i pazienti delle varie strutture del Pio Albergo Trivulzio di Milano in «osservazione cautelativa», ossia con «sintomatologia febbrile e/o respiratoria a insorgenza acuta». Circa 190, considerando le tre sedi del Trivulzio, sono morti da inizio marzo ad oggi, su un totale di 1.200 ospiti. La percentuale dei morti è superiore a quella degli scorsi anni, di almeno il 30%.

Il nodo dei tamponi e delle mascherine
Altro elemento su cui si indaga sono i dispositivi medici. Per quanto riguarda i tamponi, dalle prime ricostruzioni sembra che siano stati usati molto pochi, sia sui pazienti che sugli operatori sanitari. ll Pat spiega che ieri «ha ritirato 1000 tamponi dal Policlinico di Milano», provvedendo «sulla base delle disponibilità diagnostiche di giornata dei laboratori (San
Raffaele), ad eseguirne 30». Ora «inizierà l’esecuzione
giornaliera di 100 tamponi, che verranno effettuati» su ospiti e
pazienti.

La questione delle mascherine è particolarmente delicata perché dalle prime testimonianze rilasciate dagli operatori sanitari, la direzione chiedeva di non usarne, almeno fino al 21 marzo, perché i pazienti avrebbero potuto impressionarsi. Al tempo stesso i vertici del Pat, in particolare il dg Giuseppe Calicchio (indagato per epidemia colposa) già a a marzo dichiarava di non riuscire a reperirne, così come altre Rsa oggi sotto la lente della procura (gli inquirenti hanno perquisito oltre al Pat il Don Gnocchi, le residenze di Affori, Lambrate e Corvetto, una residenza a Settimo Milanese e una a Cesano Boscone).

L’Istituto ha dato conto anche di migliaia di mascherine e camici che sono arrivati dalla Protezione civile della Regione e spiega che tre dipendenti sono ricoverati per coronavirus, mentre 221 operatori sanitari e non sono stati segnalati all’Ats e ai medici di base per sintomi da Covid e non, ma sono comunque in attesa di sottoporsi a tampone, su un totale di 1500 tra dipendenti e operatori. Tra pazienti e ospiti, invece, a metà marzo si contavano circa 1200 persone.

La commistione tra anziani e Covid
La questione che ha reso più grave la commistione tra anziani e pazienti è il fatto che la delibera regionale, pur stabilendo percorsi distinti per gli ospiti, aveva comunque investito il Pat del ruolo di «centrale unica»: poteva cioè accogliere ed eventualmente inviare ad altre strutture i malati Covid.

Il Trivulzio infatti ha una natura giuridica diversa dalle altre Rsa. Non è solo residenza per anziani,ma si occupa anche di cura e riabilitazione in convenzione con il sistema sanitario regionale. Il suo direttore amministra su mandato della Regione Lombardia, mentre nel comitato di gestione si trovano due membri del Comune di Milano e tre della Regione stessa, con poteri di vigilanza sul patrimonio immobiliare.

Sulla base delle direttive regionali (in particolare il 10 marzo), la direzione generale del Pat nomina due figure, un direttore sanitario e un direttore operativo, proprio per gestire la centrale di smistamento.

Nel documento del Trivulzio vengono elencati i compiti di questa nuova
struttura: «Facilita i rapporti tra struttura dimettente e strutture accettanti, garantendo la pianificazione, la regia e il monitoraggio d’esito dell’intero percorso assistenziale che si colloca tra la dimissione ospedaliera e il rientro al domicilio». Inoltre «opera in coordinamento con l’Unità di Crisi regionale» e si rapporta con «la centrale di coordinamento dei letti ospedalieri istituita presso l’Ospedale Sacco».

Per approfondire:
I legami tra morti per Covid-19 e case di riposo in Lombardia, in numeri


Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti