Medio Oriente

Israele, c’è l’accordo sul nuovo governo. Ma Netanyahu non si arrende

A guidarlo per due anni sarà Naftali Bennett, ex ministro della Difesa un tempo alleato di Benjamin Netanyahu. Poi toccherà al leader centrista Yair Lapid

Naftali Bennett (a sinisrtra) con Yair Lapid

2' di lettura

Israele ha un nuovo governo. O meglio, in attesa della fiducia in Parlamento, ha l’accordo tra leader di partiti diversissimi tra loro a tentare la strada di una coalizione unita soprattutto dal desiderio di mostrarsi come alternativa al premier uscente, Benjamin Netanyahu, e di evitare al Paese un ritorno alle urne, per la quinta volta in due anni.

Per questo motivo mercoledì sera, mezz’ora prima della scadenza della mezzanotte e con quella del mandato affidato a Yair Lapid, l’ex ministro delle Finanze e leader centrista di Yesh Atid (“C’è un futuro”) ha avvisato il presidente uscente Reuven Rivlin di essere riuscito a portare a termine l’incarico. Sancendo l’uscita di scena di Netanyahu, al potere per 15 degli ultimi 25 anni, e del suo Likud.

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Ma il premier uscente non intende arrendersi, e chiama a raccolta lo schieramento della destra. «Tutti i legislatori eletti con i voti della destra - ha twittato Netanyahu - devono opporsi a questo pericoloso governo di sinistra». La partita si trasferisce in Parlamento, dove Netanyahu vorrebbe prendere tempo per manovrare, aiutato dallo speaker suo alleato: ragione per cui Lapid cerca invece di accelerare i tempi.

Staffetta al vertice

Secondo le intese, Naftali Bennett, ex ministro della Difesa e un tempo alleato di Netanyahu, sarà premier per i primi due anni di vita del governo. Poi il leader ultranazionalista, milionario nato come imprenditore dell’IT, passerà la mano allo stesso Lapid, che nel frattempo guiderà il ministero degli Esteri.

Ma prima, settimana prossima, il nuovo governo sarà sottoposto all’approvazione della Knesset, il Parlamento israeliano. «Faremo il possibile per unire tutte le componenti della società», ha assicurato Lapid al capo dello Stato. La maggioranza su cui Lapid può contare è fragilissima: 61 voti su 120. Netanyahu, che secondo diversi osservatori politici non lascerà nulla di intentato pur di sbarrare la strada al nuovo governo, potrebbe avere gioco facile a cercare uno o più ribelli tra i deputati di Yamina (“Verso destra”), il partito di Bennett. Chiamati a governare insieme a esponenti della sinistra, laburisti e Meretz; al centro-sinistra di Benny Gantz con il partito Blu e bianco; ai nazionalisti di Yisrael Beitenu (“Israele è casa nostra”) guidati da Avigdor Lieberman, ex ministro della Difesa. Al centro-destra di Tikva Hadasha (“Nuova speranza”) di Gideon Saar, distaccato dal Likud.

Una costellazione variegata

Ma soprattutto, dovranno governare insieme agli arabi. Il nuovo governo Bennett/Lapid vedrà per la prima volta nella coalizione un partito arabo-israeliano, Ra’am, la Lista araba unita che rappresenta il 21% della minoranza araba in Israele. Tenere unita una simile costellazione sarà la sfida più grande per i due leader che si definiscono “amici” ma che saranno costretti, per tenere unita la squadra, a lasciare per ora da parte la questione palestinese e il lascito di 11 giorni di guerra a Gaza. «Questo governo - ha scritto Lapid al presidente Rivlin - lavorerà per servire tutti i cittadini di Israele, compresi quelli che non ne fanno parte. Rispetterà i propri oppositori e farà tutto il possibile per tenere unite tutte le componenti della società».

Per farlo, l’agenda più immediata si dedicherà alla ripresa dell’economia dopo la crisi Covid, e alla definizione di un budget.

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