Crisi israelo-palestinese

Israele, il gabinetto di sicurezza approva la tregua. Hamas: cessate il fuoco «reciproco e simultaneo»

Cessate il fuoco attivo dalle 2 di notte di venerdì ora locale

Aggiornato giovedì 20 maggio ore 21.30

Israele, esercito: "Da Gaza 3.440 razzi, 90 la scorsa notte"

10' di lettura

Il Gabinetto di sicurezza israeliano riunito alla presenza del premier Benyamin Netanyahu ha approvato, con voto unanime, il cessate il fuoco unilaterale, che sarà attivo dalle 2 di notte di venerdì, ora locale. Lo ha riportato per primo in un tweet un cronista del giornale Yedioth Ahronoth. Hamas rispetterà la tregua: «Cessate i fuoco reciproco e simultaneo», hanno affermato funzionari dell’organizzazione. A garantire la cessazione delle ostilità sarebbe l’Egitto: «L'Egitto garantisce lo stop del lancio di razzi da Gaza dopo l'annuncio di Israele del cessate il fuoco», riferiscono fonti della sicurezza egiziane.

L’approvazione da parte del gabinetto di sicurezza del cessate il fuoco a Gaza è stata confermata anche direttamente dall’ufficio del premier israeliano Benyamin Netanyahu. Nel comunicato si afferma che i ministri hanno concordato «di accettare l'iniziativa egiziana per un cessate il fuoco reciproco senza condizioni». Prima del voto l'esercito ha presentato ai ministri gli obiettivi militari raggiunti durante l'operazione 'Guardiano delle Mura': alcuni di questi «senza precedenti».

Loading...

Biden ha discusso con al Sisi gli sforzi per il cessate il fuoco

Il cessate il fuoco è l’atto finale di una lunga giornata di trattative diplomariche, che ha visto coinvolte in prima persona, tra gli altri, il presidente americano Joe Biden e l’egiziano Al Sisi. «Il presidente Joe Biden oggi ha parlato con il presidente egiziano, Abdel Fattah Al Sisi, ed hanno discusso degli sforzi per ottenere un cessate il fuoco che metta fine alle attuali ostilità in Israele ed a Gaza», aveva reso noto la Casa Bianca. «Si è convenuto che i loro team rimarranno in costante comunicazione fino a questo obiettivo ed i due leader rimarranno in stretto contatto», conclude la dichiarazione.

La posizione Usa era stata precisata dalla portavoce della Casa Bianca Jen Psaki: «Abbiamo visto notizie di un passo avanti verso un possibile cessate il fuoco. Questo è chiaramente incoraggiante. Israele ha il diritto di difendersi ma ha raggiunto obiettivi militari significativi in risposta ai razzi lanciati da Hamas, ed ora è nella posizione di iniziare a ridurre le operazioni».

300 razzi da Gaza nelle ultime 12 ore

Ma per tutta la giornata di giovedì, a dieci giorni dall’inizio della crisi israelo-palestinese, il sud di Israele è stato sotto un intenso lancio di razzi da Gaza. Lo ha riferito l'esercito spiegando che i luoghi bersagliati sono le comunità israeliane attorno alla Striscia, e poi le città di Ashkelon, Ashdod, Beer Sheva e villaggi beduini del Negev. Molti i razzi intercettati dal sistema di protezione civile Iron Dome. A Beer Sheva nella zona industriale è stato centrato un edificio ma non si hanno notizie di vittime. Mentre cominciavano a diffondersi le notizie su un possibile cessate il fuoco le sirene di allarme stavano risuonando nella città israeliana di Sderot, a nord della striscia di Gaza, ed in un alcune località vicine. La popolazione, ha riferito la televisione pubblica, ha avuto ordine di chiudersi nei rifugi. Secondo la emittente un razzo sparato da Gaza è stato intercettato dal sitema Iron Dome. Non si ha notizia di vittime. Ancora, nonostante le notizie di un cessate il fuoco imminente, anche nella serata di giovedì sono tornate a suonare le sirene dell'allarme per il lancio di razzi nelle città del sud di Israele, in particolare vicino al confine di Gaza. Secondo quanto riporta il sito di Haaretz ci sono state esplosioni nella zona di Ashdod, Ashkelon ed in altre aree, ma al momento non vi sono notizie immediate di danni o vittime.

Dalla Striscia di Gaza circa 80 razzi e colpi di mortaio sono stati lanciati verso Israele tra le 19 di mercoledì sera e le 7 di giovedì mattina. Lo sostengono le forze di difesa israeliane (Idf), spiegando che dieci razzi sono caduti all'interno dell'enclave palestinese. L'Idf riferisce che circa il 90% dei razzi diretti verso aree popolate sono stati intercettati dal sistema di difesa missilistica Iron Dome. Il bilancio delle vittime israeliane del conflitto a Gaza è salito a 13, come riferiscono i servizi medici di emergenza israeliani. Dieci delle vittime sono state uccise a seguito di «colpi diretti, esplosioni e schegge» dovuti ai razzi lanciati dalla Striscia, mentre altri tre israeliani sono morti a seguito delle ferite riportate mentre si recavano nei rifugi. Le autorità sanitarie palestinesi avevano precedentemente riferito che le vittime dovute ai bombardamenti israeliani sono 230.

Dopo due ore di pausa nella mattinata di giovedì, il lancio di razzi da Gaza verso le comunità israeliane attorno alla Striscia è ripreso, riferisce l'esercito israeliano, secondo cui le sirene sono suonate anche al valico merci con l'enclave palestinese di Kerem Shalom. Al momento non si segnalano vittime. Sarebbe però stato colpito da un razzo un edificio della città israeliana meridionale Ashkelon, secondo quanto riporta il Times of Israel.

Un razzo anticarro sparato da Hamas dal nord della Striscia ha inoltre centrato a Zikim (presso Ashkelon) un pullman israeliano adibito al trasporto di soldati, che in quel momento era vuoto. Subito dopo la stessa zona è stata investita da un fitto lancio di mortai. Sono stati lanciati - secondo la televisione pubblica Kan - nell'intento di fare vittime fra le forze di soccorso, che presumibilmente sarebbero intervenute se il primo attacco avesse provocato perdite. Il portavoce militare israeliano ha aggiunto che un soldato che era nelle vicinanze è stato ferito in modo leggero da una scheggia. In seguito l'aviazione israeliana, col sostegno di forze di terra, ha colpito a Beit Lahya (a nord di Gaza) la cellula di Hamas che aveva colpito il pullman militare israeliano. L’aviazione ha inoltre sventato un attacco che un'altra cellula di Hamas si apprestava a condurre con un razzo anticarro: due dei suoi membri, che viaggiavano su un'automobile, sono stati centrati da un razzo e sono morti. In queste ore Israele ha colpito inoltre le imboccature di due tunnel militari di Hamas, a Beit Lahya e nel campo profughi al-Maghazi. Questi aggiornamenti sono giunti dal portavoce militare israeliano.

Nella notte, riferiscono militari citati dal Times of Israel, anche l'Idf ha condotto una serie di attacchi nella Striscia di Gaza, continuando la sua campagna contro la rete di tunnel di Hamas. Nel corso della giornata di giovedì, secondo fonti locali, almeno 2 persone sono state uccise in due distinti attacchi mirati dell'aviazione israeliana contro due auto nella Striscia. Il primo attacco è avvenuto a Jabalya nel nord della Striscia, il secondo a invece a Beit Hanoun nel nord est di Gaza. Secondo i media palestinesi ci sono anche feriti.

A Gaza 232 morti, di cui 65 bambini

Intanto il ministero della sanità di Gaza ha fornito un aggiornamento sulle vittime dei bombardamenti israeliani sulla Striscia. Il numero complessivo dei morti è salito a 232, di cui 65 bambini, 39 donne e 17 anziani. I feriti sono saliti a 1900.

Hamas, venerdì mobilitazione a Gerusalemme e in Cisgiordania

Nel frattempo, Hamas aveva lanciato un appello alla mobilitazione popolare per venerdì, al termine delle preghiere del venerdì, nella moschea al-Aqsa di Gerusalemme e in Cisgiordania. L'obiettivo, ha spiegato un esponente di Hamas a Gerusalemme, Mohammed Hammad, è quello di utilizzare la campagna militare in corso a Gaza per innescare una nuova intifada, ossia una sollevazione popolare. Da Gaza - affermano i media - la emittente al-Aqsa di Hamas ha riferito che le milizie sono pronte anche ad affrontare una campagna prolungata. Intanto le Brigate Ezzedin al-Qassam, ala militare di Hamas, hanno diffuso sul web un filmato che documenta l'attacco sferrato in mattinata con un razzo anticarro contro un pullman militare israeliano a Zikim, a nord della Striscia. L'automezzo è stato centrato ma, per un caso fortuito, solo un soldato è rimasto ferito.

Maas in visita a Gerusalemme e Ramallah

Il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas è in visita oggi a Gerusalemme e a Ramallah nell'ambito degli sforzi condotti dalla comunità internazionale per mettere fine alle violenze tra Israele e Hamas. «In questi giorni il Medioriente sta vivendo la violenza peggiore degli ultimi anni. Ecco il perché della mia visita in Israele e nei Territori palestinesi. Avrò colloqui sull'attuale escalation e in merito agli sforzi internazionali per mettere fine alla violenza», ha scritto Maas su Twitter. Appena giunto all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, il responsabile della diplomazia tedesca ha detto che «la sicurezza di Israele come quella degli ebrei in Germania per noi non è trattabile. E su questo Israele può contare, per sempre», aggiungendo, però, che l«a Germania è convinta che israeliani e palestinesi possano convivere pacificamente gli uni accanto agli altri soltanto nella soluzione a due Stati».

Quella di Maas è la prima visita in Israele e in Cisgiordania dall'inizio dell'escalation. In programma, colloqui con il ministro degli Esteri israeliano Gabi Ashkenazi e con quello della Difesa Benny Gantz a Gerusalemme. Previsto anche un incontro con il presidente israeliano Reuven Rivlin. A Ramallah Maas avrà invece un colloquio con il primo ministro palestinese Mohammed Shtayyeh. Stasera il rientro a Berlino.

Sul tema è intervenuta direttamente anche la cancelliera tedesca Angela Merkel, che ritiene non si possa fare a meno, nelle attuali circostanze, di avere contatti con Hamas: «Naturalmente devono esserci dei contatti indiretti con Hamas», ha detto Merkel. Senza contatti con Hamas «non può esserci un cessate il fuoco», ha rimarcato. Alla domanda se la Germania intenda affrontare la mediazione in prima linea, Merkel ha sottolineato che gli sforzi tedeschi e la missione del ministro Heiko Maas, oggi in Israele, vanno considerati nel contesto della mobilitazione diplomatica degli Usa e degli altri Stati europei: «Da soli non credo che saremo il fattore decisivo». La mediazione va fatta nella sinergia transatlantica e, in Europa, insieme alla Francia e alla Gran Bretagna, ha sottolineato. Merkel ha sentito anche nel pomeriggio di giovedì al telefono il presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp), Mahmoud Abbas. Entrambi, ha riferito il portavoce della Merkel, Steffen Seibert, si sono detti d'accordo nel sostenere gli sforzi per raggiungere un rapido cessate il fuoco. «La Merkel e il presidente Abbas hanno convenuto che le iniziative per un rapido cessate il fuoco dovrebbero essere ulteriormente sostenute», ha dichiarato in una nota.

Netanyahu, il drone abbattuto in Israele era iraniano

Il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha detto giovedì al ministro degli Affari esteri tedesco Heiko Maas che uno dei droni esplosivi abbattuto dall'esercito nei giorni scorsi nel nord di Israele, al confine con la Siria, era iraniano. Secondo il premier, il drone - colpito nei pressi della città di Beit Shean - era stato lanciato contro Israele dalla Siria o dall'Iraq.

Ex premier incaricato Lapid: «Israele non può ignorare richiesta Biden cessate il fuoco»

«Joe Biden vuole la fine dell'operazione dopo 11 giorni, quando le forze israeliane hanno già raggiunto i loro obiettivi. Israele non può ignorare questa richiesta». È quanto ha affermato Yair Lapid, il leader del partito Yesh Atid, che, prima dello scoppio del conflitto con Hamas, aveva formato, come premier incaricato, una coalizione per un governo senza Benjamin Netanyahu, ora sfumata. «Dobbiamo fronteggiare delle sfide più grandi di Gaza, l'Iran, l'accordo nucleare, le tensioni con la Siria ed il rafforzamento di Hezbollah, e tutte queste richiedono uno stretto coordinamento con gli americani», ha aggiunto Lapid, secondo quanto riporta Ynet.

Il sondaggio: 72% israeliani vuole che l’operazione continui

La prospettiva di una tregua pare poco apprezzata dalla popolazione israeliana. La maggioranza dei cittadini è infatti convinta che il conflitto debba continuare e che lo Stato ebraico non debba giungere a un accordo di cessate il fuoco con Hamas. Lo rivela un sondaggio condotto da Direct Polls e citato dall'emittente Channel 12, secondo il quale il 72 per cento degli intervistati ritiene che «l'operazione debba continuare». La percentuale sale al 73 per cento se si considera la popolazione del sud di Israele. Solo il 24 per cento degli intervistati ritiene che Israele «debba concordare» un cessate il fuoco, il 22 per cento tra chi vive al sud.

Oms: servono 7 milioni di dollari per Gaza e Cisgiordania

Intanto, la branca dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per il Mediterraneo orientale ha stimato che sarebbero necessari sette milioni di dollari in sei mesi per rispondere alla crisi sanitaria nella Cisgiordania occupata e nella Striscia di Gaza. In un «appello d'emergenza», l'ufficio regionale dell'Oms stima che i bisogni «per una risposta completa all'emergenza» siano di sette milioni di dollari per i prossimi sei mesi, al fine di per finanziare in particolare l'invio di forniture mediche essenziali nei territori palestinesi.

A New York riunione dell'Assemblea Generale dell'Onu. Guterres: fare un passo indietro

Intanto, a New York si è svolta una nuova riunione all'Onu sulla situazione a Gaza e Israele. Questa volta l'incontro a livello ministeriale si è tenuto in Assemblea Generale con i 193 paesi membri. Presente il segretario generale Antonio Guterres, i vice premier di Giordania e Qatar, i ministri degli Esteri (tra gli altri) di Pakistan, Tunisia, Turchia e il palestinese Riad Al-Malki. L'obiettivo è rafforzare lo slancio verso un cessate il fuoco dopo più di 10 giorni di violenza. In Consiglio di Sicurezza, invece, la bozza di risoluzione preparata dalla Francia che chiede la cessazione delle ostilità è impantanata a causa dell'opposizione degli Usa.

«Invito tutti i membri della comunità internazionale a fare tutto ciò che è in loro potere per consentire alle parti in conflitto di fare un passo indietro rispetto al baratro», ha detto il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, durante la riunione. «Un processo di pace rivitalizzato è l'unica via per una soluzione giusta e duratura. È un imperativo mantenere viva questa visione a lungo termine», ha aggiunto.

Il ministro degli Esteri palestinese Riad Al-Malki durante la riunione ha detto: «A tutti coloro che dicono che Israele ha il diritto di difendersi, di che diritto state parlando?». Poi, rivolto alla comunità internazionale, ha detto: «È vostro diritto ritenere Israele responsabile e non fornirgli le armi. L'occupazione israeliana prende di mira le nostre persone generazione dopo generazione - ha proseguito - ed è la causa alla radice» della crisi. Secondo una stima fornita dalla stessa Onu, sono circa 75mila le persone in fuga dai bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza.

Durante la riunione, il ministro degli Esteri palestinese Riad Al Malki e l'ambasciatore israeliano negli Usa e all'Onu, Gilad Erdan, hanno accusato vicendevolmente i rispettivi Paesi di “genocidio”. Erdan ha anche detto che «Israele vuole un cessate il fuoco, ma solo dopo aver degradato in modo significativo la macchina del terrore di Hamas. Questa non è una guerra tra Israele e il popolo di Gaza, non è una guerra tra Israele e i palestinesi, questa è una guerra solo tra Israele e Hamas. Non ci scuseremo mai per aver difeso i nostri cittadini», ha aggiunto.

Cina impegnata nella mediazione, per soluzione a due Stati

La Cina afferma di essere «attivamente impegnata nella mediazione» per porre fine alle violenze in corso tra Israele e palestinesi. Il portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian ha ribadito l'impegno «per la soluzione a due Stati» e detto che la Cina è disposta a fornire assistenza umanitaria e di altro tipo alla parte palestinese. La Cina è stata a lungo una forte sostenitrice della causa palestinese, ma mantiene anche solidi legami con Israele. Il paese ha criticato gli Stati Uniti per aver bloccato l'adozione di una risoluzione delle Nazioni Unite che chiedeva la fine dei combattimenti a Gaza.

Sanders chiede stop vendita armi: «Bombe fatte in Usa stanno devastando Gaza»

Intanto, c’è una presa di posizione dell’ex candidato alle primarie democratiche Usa Bernie Sanders: «In un momento in cui le bombe costruite negli Usa stanno devastando Gaza, uccidendo donne e bambini, non possiamo semplicemente permettere che parta un'altra enorme commessa di armi senza neanche un dibattito al Congresso». Così la risoluzione che Sanders, leader della sinistra dem che per due volte ha tentato di ottenere la nomination alla Casa Bianca, presenterà nel tentativo di bloccare la vendita di armi ad Israele, per 735 milioni di dollari, approvata dall'amministrazione Biden. «Credo che gli Stati Uniti debbano aiutare ad aprire la strada verso un futuro pacifico e prospero per israeliani e palestinesi, dobbiamo valutare seriamente se la vendita di armi aiuti veramente questo o sia qualcosa che alimenta il conflitto», prosegue la dichiarazione di Sanders, secondo quanto riferisce The Hill. Ieri Alexandria Ocasio Cortez ed altri deputati della sinistra dem, tra i quali Rashida Tlaib, prima deputata di origine palestinese, hanno presentato una mozione analoga alla Camera, a conferma di come all'ala più a sinistra del partito democratico stia contestando a posizione di Joe Biden, e della leadership democratica al Congresso, di sostegno inamovibile al diritto all'autodifesa di Israele.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti